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Ferrari: ''Fateli voi i percorsi sulle pari opportunità, nelle scuole si parli di violenza sulle donne''. Ma la Lega dice no

Sulle iniziative di educazione alla relazione di genere la giunta mantiene la posizione e la maggioranza del Consiglio provinciale boccia la mozione dell'esponente del Pd che chiedeva di mettere in atto nuove azioni: "Ci sono ben due leggi che impongono interventi per contrastare la violenza sulle donne tra gli studenti". Ma Bisesti: "C'è la volontà di confondere le idee"

Di Donatello Baldo - 24 gennaio 2019 - 05:01

TRENTO. Ci ha provato in tutti i modi la consigliera Sara Ferrari, sostenuta anche dal suo gruppo, il Pd, da Giorgio Tonini che con calma ha rispiegato alla giunta la bontà della mozione presentata: "Chiediamo di promuovere e sostenere nelle scuole percorsi di educazione alle pari opportunità, nei modi che volete voi, secondo le vostre impostazioni. Come si fa a votare contro a una proposta come questa?".

 

Ma non c'è stato niente da fare, Maurizio Fugatti ha esibito il pollice verso, orientando il voto della maggioranza che si è espressa in modo contrario: 19 no. Niente percorsi contro la violenza sulle donne, niente di niente, nemmeno se a proporli non è la sinistra, nemmeno se la mozione chiede che sia la giunta, la loro.

 

Il dispositivo era infatti chiaro: "Il Consiglio provinciale impegna la giunta a continuare a promuovere e sostenere nelle scuole percorsi di educazione alle pari opportunità e ad utilizzare le prerogative di coordinamento, in forza alla Provincia, per il monitoraggio che si intendesse necessario".

 

Come a dire. Avete sospeso i percorsi in atto, dicendo che dovevate approfondire perché sia mai che contengono riferimenti inopportuni al sesso e al 'gender', ma intanto intendete continuare - anche con strumenti nuovi, con percorsi rinnovati - con l'educazione alle pari opportunità che ben due leggi della Provincia definiscono come necessari per il contrasto alla violenza sulle donne?

 

"Qui non si dice che dovete continuare con i percorsi promossi dall'assessora Ferrari o dall'ex giunta Rossi. Ma forse non ci capiamo - ha detto Tonini - forse c'è un problema di comprensione". O forse il timore di questo fantomatico "gender" porta a bloccare ogni iniziativa, fosse anche quella targata Lega. Piuttosto che parlare di pari opportunità tra uomo e donna, che magari il 'gender' ci si infila, meglio evitare.

 

E così è, perché l'assessore Bisesti lo dice chiaramente: "Questa è una mistificazione, perché c'è chi confonde con l'intento di confondere, come due giorni fa sulla televisione pubblica con Vladimir Luxuria che sulla Rai parla del cambio di sesso. Si tenta di confondere le idee delle persone, facendo passare delle cose che sono gravi, perché non si può confondere la violenza di genere con quello che dice Luxuria". 

 

Ma Luxuria cosa c'entra? Nulla. I percorsi di educazione sulle pari opportunità, che ormai si fanno da molti anni nelle scuole, non parlano di sesso, non parlano di transgender, né di omofobia. Il tema sono gli stereotipi di genere, e questo è stato detto e ridetto, documentato, scritto nero su bianco nelle delibere e negli 'ingaggi' degli educatori che incontrano ragazzi (di medie e superiori), insegnanti e genitori. "E poi la Rai è vostra - ha sottolineato Tonini - è roba vostra, ci avete messo i vostri a controllarla".

 

Per convincere la giunta non sono bastati nemmeno i dati crudi della violenza di genere in Trentino. "La rilevazione annuale ha registrato le denunce di violenza di 638 donne residenti nella provincia di Trento". I casi denunciati, perché questa è la minima parte di un problema molto più esteso. "Per la fascia di età tra i 16 e i 64 anni si tratta di una media di quasi cinquanta al mese, 1,6 al giorno. Una piaga che si riflette anche sui bambini, tanto che la rilevazione registra anche 524 casi di minori vittime di violenza assistita".

 

Il no a questa mozione mette in luce la volontà della giunta di non voler portare il tema della violenza sulle donne tra le nuove generazioni. I percorsi di quest'anno sono ormai saltati e il prossimo bando, per l'anno scolastico 2019/2020, non è considerato. Fine della storia, a quanto sembra. La giunta ha deciso per la sospensione per un approfondimento: "Ma qui salta anche la logica - ha osservato il consigliere Degasperi dei 5 Stelle - perché di solito prima si fa l'approfondimento e poi se necessario si interviene con una sospensione".

 

Un approfondimento che non si sa quando sarà concluso: "Ci sono arrivate segnalazioni di genitori - afferma l'assessora alle Pari opportunità - faremo le valutazioni sui contenuti". Sull'oggetto delle segnalazioni, su quali siano le lamentele, l'assessora è però fumosa. Ammette però che mai nessun insegnante ha fatto rimostranze, a significare che tra i docenti i percorsi di educazione alle pari opportunità sono stati sempre apprezzati.

 

L'assessora Segnana ha però spostato la questione, dicendo una cosa nuova: "Il problema non sta nei progetti, ma soprattutto negli educatori, per come si pongono e propongono i percorsi". Questo, a detta dell'assessora, lo avrebbe appreso dalla segnalazione dell’Ufficio Pari Opportunità. Quindi siamo allo scaricabarile, sulle formatrici e sulle strutture della Provincia.

 

In attesa di conoscere l'esito dell'approfondimento tutto è fermo. I percorsi in calendario sono saltati, la volontà di ideare e predisporre nuove iniziative nelle scuole non c'è. "La violenza sulle donne si combatte insegnando il rispetto fin da giovani": lo dicono tutti. Ma il Consiglio provinciale ha detto no, non se ne fa nulla. I contrari sono stati 19, tutta la maggioranza. I sì soltanto 5, di Pd, Futura e 5 Stelle. Patt e Upt si sono astenuti, ancora credono che nell'approfondimento annunciato da Segnana e da Bisesti.

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