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Le opposizioni: ''Non rispondete alle interrogazioni'', la giunta ribatte: ''Non è vero, siamo al 30% come voi prima''. Ma i numeri sono diversi

A mettere in luce la questione è Luca Zeni (Pd): "Trascuratezza, mancanza di rispetto istituzionale o decisione politica?". La giunta: "Non si possono fare gerarchie. Risposte nella norma".  Nei primi sei mesi della giunta Rossi sono, però, piovute circa 700 interrogazioni, mentre attualmente sono poco più di 300 per lo stesso periodo

Di Luca Andreazza - 22 aprile 2019 - 06:01

TRENTO. Scena muta o quasi, un foglio in bianco, come gli studenti in maggiore difficoltà tra i banchi di scuola. Già perché la giunta provinciale non risponde alle interrogazioni scritte, atti politici e democratici importanti di controllo e verifica, che vengono presentate dai diversi consiglieri. A mettere in luce la questione è Luca Zeni (Pd), il quale ha prontamente chiesto le ragioni in aula nel corso del question time degli scorsi giorni, gli orali o meglio le interrogazioni a risposta immediata.

 

"Non capisco - dice l'ex assessore - se questa prassi di non rispondere sia frutto di trascuratezza, mancanza di rispetto istituzionale o di una decisione politica". L'esponente del Pd ha così chiesto alla giunta come intenda affrontare il tema delle risposte alle interrogazioni, nei termini previsti dal regolamento. Il consigliere, infatti, ha ricordato di aver presentato in questo inizio di legislatura ben 24 interrogazioni per ottenere appena quattro risposte

 

E' arrivata la replica della maggioranza. "Nei primi 6 mesi i ritardi nelle risposte sono fisiologici e il numero di interrogazioni presentate è alto. Nella scorsa legislatura - ribatte la giunta - nei primi mesi la giunta ha risposto al 34% delle interrogazioni e attualmente siamo al 32%. Quindi non si possono fare gerarchie per il rispetto delle minoranze tra le due giunte. La risposte sono rese poi difficili perché ci sono molte interrogazioni rimaste inevase dalla precedente giunta. L’ex assessore alla sanità che rispondeva al 90% delle interrogazioni, dal gennaio 2018 alla fine della legislatura è calato al 40%".

 

Insomma, si prova a spostare l'attenzione. A mescolare le carte tra numeri e dati. E se il tasso di risposta è quasi equivalente, non è però così per il numero di interrogazioni presentate. Le opposizioni della precedente legislatura viaggiavano a oltre il doppio di produzione rispetto a ora. La risposta alle interrogazioni si aggirerebbe quindi intorno al 32%, ma il dato si ridimensiona rispetto alla mole di carte prodotte

 

Le opposizioni in questi primi mesi di legislatura sono state, forse, più mirate rispetto alle quelle minoranze di ieri e oggi al governo in piazza Dante. Nei primi sei mesi della giunta Rossi sono, infatti, piovute circa 700 interrogazioni, mentre attualmente sono poco più di 300 per lo stesso periodo, più o meno. Quindi se è vero il 30%, i valori assoluti sono ben diversi. 

 

Sono poco più di 100 le interrogazioni scritte che hanno ricevuto risposta, mentre circa altre 250 sono in attesa, tra queste anche alcune della maggioranza stessa, come le quattro di Luca Guglielmi (Fassa), le tre di Claudio Cia (Agire), Devid Moranduzzo e Mara Dalzocchio (Lega). Un'interrogazione aspettano risposta anche per Katia Rossato (Lega) e Giorgio Leonardi (Forza Italia).  

 

Nelle fila dell'opposizione il più attivo è Filippo Degasperi (Movimento 5 stelle), che aspetta un centinaio di risposte, tallonato a distanza dall'altro pentastellato Alex Marini fermo a una quarantina, quindi il tandem Paolo Ghezzi e Lucia Coppola di Futura che attendono dei chiarimenti per una sessantina di interrogazioni quasi equamente divise. Nel Partito democratico è Luca Zeni il leader di risposte mancante. Sarà una bella stagione di lavoro e ripetizioni per la giunta.

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