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Moranduzzo: ''A il Dolomiti non rispondo né ora né mai''. Ghezzi: ''Brutto modo di fare politica'', Zeni: ''Non lo trova abbastanza accondiscendente''

Il consigliere provinciale della Lega ieri sera ha fatto un post pubblico dove chiedeva agli utenti se ha fatto bene a non rispondere alle nostre domande. Un comportamento molto pericoloso per i cittadini perché se fosse seguito da altri lascerebbe il campo solo a un'informazione di comodo. Ringraziamo chi ha espresso solidarietà alla nostra testata perché qui non c'è colore politico che tenga. Paissan (Ordine dei giornalisti): ''Atteggiamento e pretesa del tutto inaccettabile''

Di Luca Pianesi - 05 ottobre 2019 - 18:57

TRENTO. ''Ho ricevuto la chiamata del quotidiano online il Dolomiti, mi è bastato il tempo di capire chi mi stava chiamando per rispondere tranquillamente in modo molto pacato 'al quotidiano Dolomiti non rivolgo nessuna dichiarazione né oggi, né domani, né in futuro' e soprattutto di (sic.) ho chiesto cortesemente di non contattarmi più! Penso di essere stato chiaro! Secondo voi sono stato chiaro?''. E' un consigliere provinciale l'autore di questo post su Facebook. Si chiama Devid Moranduzzo, percepisce, come tutti i suoi pari, 9.800 euro lordi al mese (più rimborsi vari) e li riceve da noi, che stiamo scrivendo (e siamo liberi cittadini che non percepiscono, tra l'altro, contributi pubblici per l'editoria) e da voi che state leggendo, liberi cittadini.

 

Lo abbiamo chiamato per chiedergli una battuta sul fatto che il Centro Sociale Bruno festeggia in questi giorni i 13 anni di esistenza e sentiti i ragazzi del centro volevamo sentire l'altro parere, quello di chi da tempo si batte per chiuderlo (e anche in consiglio provinciale aveva fatto addirittura un'interrogazione al suo presidente per chiedere di chiuderlo entro giugno ed eventualmente anche con l'intervento delle forze dell'ordine QUI ARTICOLO). La sua risposta è stata esattamente quella che poi ha riportato pubblicamente sulla sua pagina Facebook.

 

Un comportamento gravissimo per un politico che ricopre un ruolo istituzionale e che per tutti noi dovrebbe lavorare e che a tutti noi dovrebbe rispondere (tra l'altro siamo un giornale che ogni giorno è letto da 70.000 persone quindi le risposte vengono a mancare a una fetta amplissima di cittadini ed elettori e la mancanza di rispetto e di attenzione è tutta per loro). Un comportamento pericoloso se sdoganato perché provocherebbe un effetto a cascata dai contorni inquietanti: si parla solo con i giornali di comodo? Si parla solo con chi si sa che, tanto, non farà mai una seconda domanda? Si vuole un mondo dell'informazione prono, addomesticato, a misura di politico? Fortunatamente in queste ore c'è chi si sta schierando non tanto in nostra difesa ma in difesa della libertà di informazione.

 

Paolo Ghezzi, già direttore de L'Adige, oggi consigliere provinciale di Futura ha scritto una mail a Moranduzzo spiegando che ''volevo dirtelo schiettamente: mi pare un brutto modo di fare politica, una concezione limitata e partigiana della democrazia. So benissimo che non ti convincerò e farai come credi giusto ma apprezza le intenzioni dialogiche del mio pubblico dissenso. Viva la libera stampa. Tutta''. E anche Luca Zeni del Partito democratico su Facebook è intervenuto scrivendo che ''quando si ricoprono ruoli istituzionali, esiste un dovere di trasparenza nei confronti dei cittadini, e “tirarsi indietro” dal confronto è una mancanza di rispetto verso di loro, come nel caso di un consigliere provinciale che non risponde a un giornale, magari perché non lo trova abbastanza accondiscendente''.

 

 

Con loro, in queste ore è intervenuto anche Enrico Paissan componente del consiglio dell'Ordine regionale dei giornalisti che aggiunge: ''Quanto fatto dal consigliere Moranduzzo conferma il rapporto malato che esiste tra il mondo dell'informazione e quanti nel mondo politico  pretendono di discriminare pregiudizialmente una voce importante del panorama informativo''. Pubblichiamo la lettera di Ghezzi, il post di Zeni e l'intervento di Paissan integralmente nella speranza che tutti capiscano che non c'è questione politica che tenga in questo caso. Negli Stati Uniti, addirittura, la Corte d’appello federale della Virginia ha stabilito che un politico non può nemmeno bloccare sui social i suoi utenti e i loro commenti perché ciò sarebbe una grave violazione del primo emendamento quello sulla libertà di parola e informazione. Se quello del consigliere Moranduzzo dovesse diventare il modus operandi della politica si aprirebbero davvero a scenari molto brutti per tutta la comunità. 

 

Paolo Ghezzi

Gentile collega Devid, il tuo post su Facebook con cui rivendichi come un merito (e ti becchi subito un sacco di like, a riprova che fai tendenza) la decisione di non parlare, né oggi né mai, con la redazione del Dolomiti, mi mette malinconia. Non solo perché la libera stampa è un prezioso bene comune tutelato dall'articolo 21 della Costituzione, non solo perché da giornalista amo i giornali, ma soprattutto perché credo che un consigliere provinciale abbia un ruolo pubblico retribuito da risorse pubbliche che gli impone come un diritto-dovere di rispondere all'opinione pubblica e dunque ai giornali che la esprimono, anche a quelli sgraditi.

 

Io, per esempio, non vedrei l'ora di rispondere a una testata on line molto vicina al tuo partito, che però si limita ad attaccarmi spesso ma non mi ha mai chiesto un'intervista. E invece tu ti vanti di "bandire" il Dolomiti. Come sai, non ho mai polemizzato con te personalmente perché rispetto chi la pensa diversamente da me. In questo caso però volevo dirti che il tuo post mi ha messo malinconia. 

 

Volevo dirtelo schiettamente: mi pare un brutto modo di fare politica, una concezione limitata e partigiana della democrazia. So benissimo che non ti convincerò e farai come credi giusto ma apprezza le intenzioni dialogiche del mio pubblico dissenso.

Viva la libera stampa. Tutta.

Il tuo collega Paolo Ghezzi

 

Luca Zeni

Una delle caratteristiche della “Lega Salvini Trentino” è la tendenza a sottrarsi al confronto. Quando si ricoprono ruoli istituzionali, esiste un dovere di trasparenza nei confronti dei cittadini, e “tirarsi indietro” dal confronto è una mancanza di rispetto verso di loro, come nel caso di un consigliere provinciale che non risponde a un giornale, magari perché non lo trova abbastanza accondiscendenteQuesta maggioranza leghista salviniana governa il Trentino da quasi un anno; in questo tempo, non ho mai (mai) potuto partecipare a un confronto su una televisione locale con un esponente della maggioranza provinciale (ad esclusione di 2 puntate di una trasmissione a pagamento del consiglio provinciale).

 

Informalmente alcuni giornalisti mi dicono che quando organizzano le trasmissioni, quando sanno che dovrei essere tra gli invitati, improvvisamente per assessori (in particolare quella alla sanità) e consiglieri spuntano impegni improvvisi. La consapevolezza di incompetenza è un gradino sopra all’incompetenza inconsapevole, ma se si riveste il ruolo di “parlamentare” della nostra autonomia, non dovrebbe essere comunque ammessa.

 

Enrico Paissan

La nota con la quale il consigliere provinciale Devid Moranduzzo ha comunicato sui social la sua intenzione di escludere da ogni contatto comunicativo il quotidiano on line "Il Dolomiti" conferma il rapporto malato che esiste tra il mondo dell'informazione e quanti nel mondo politico  pretendono di discriminare pregiudizialmente una voce importante del panorama informativo. Risulta evidente che si tratta di un un'atteggiamento e di una pretesa del tutto inaccettabile per quanti ritengono che in democrazia ogni censura preventiva rappresenti una lesione della democrazia. Come componente  del consiglio regionale dell'Ordine regionale dei giornalisti non posso che stigmatizzare questi comportamenti che testimoniano il livello di certa politica.

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