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Paura del lupo? Scendono in campo polizia, carabinieri e finanza e potranno fare ... una telefonata

Dopo la riunione del comitato per la sicurezza ecco il primo provvedimento, sperimentale, della durata di due mesi (quindi non riguarda l'orso visto che dorme). Le forze dell'ordine dovranno allungare i loro controlli a zone periferiche e se vedranno il lupo vicino alle case dovranno chiamare il 112 o un cellulare

Di Luca Pianesi - 08 febbraio 2019 - 18:51

TRENTO. E' un po' contorto ma funzionerà così: i cittadini e le forze dell'ordine egualmente, qualora dovessero avvistare un lupo (di orsi non ne parliamo nemmeno visto che la misura ha una portata sperimentale di 2 mesi e in inverno si sa cosa fanno i plantigradi, dormono) vicino alle case, dovranno chiamare o il 112 o un numero di cellulare per attivare, così, delle squadre speciali composte, ipotizziamo (perché non è ben chiaro), da unità provinciali del servizio foreste e fauna. Le quali, giocoforza, ci metteranno qualche minuto (forse qualcosa in più?) ad arrivare sul posto e quindi si spera che il lupo in questione sia gentile e resti in zona altrimenti tutto si risolverà in un semplice scambio di ''al lupo al lupo''.

 

Insomma, niente di nuovo sotto il sole. Semplicemente si chiede a carabinieri, vigili, poliziotti e finanzieri (come se non ne avessero già abbastanza da fare) di allungare i loro controlli a zone periferiche del capoluogo e dei comuni interessati dal provvedimento (Rumo, Ala, Canazei e Trento con il monte Bondone) per rassicurare i cittadini rispetto alla presenza di grandi carnivori. In ogni caso, comunque, anche loro non potranno far altro che estrarre il telefono e fare una chiamata (o al 112 numero unico d'emergenza o a questo contatto 3666625785 entrambi numeri a disposizione anche dei cittadini).

 

''Ovviamente non si parla di sparare o altro - chiarisce il questore Garramone - si tratta semplicemente di un'attività che si basa sul controllo del territorio e di presenza sul territorio. Poi spetterà a chi di competenza intervenire qualora ce ne fosse bisogno''. Più che di sicurezza, quindi, si parla di percezione della sicurezza, anche perché nessun essere umano è mai stato minacciato dai lupi, in Trentino né altrove in Italia, da 150 anni a questa parte e i numeri di esemplari presenti sul territorio sono molto esigui rispetto a moltissime altre regioni italiane, per rappresentare una minaccia di qual si voglia natura. 

 

Come poche restano le aggressioni ad animali domestici (pecore, mucche, capre, cavalli e asini) e i danni certificati (parliamo di circa 70.000 euro l'anno scorso e 46.000 euro l'anno precedente). Chiarito che il problema non sono gli animali, quanto la percezione che noi uomini abbiamo verso di loro (sempre più spaventati da politiche facilone che gridano all'allarme e strumentalizzano le paure per un pugno di voti salvo poi ritrovarsi a governare rendendosi conto che affrontare i problemi è un po' più complicato del segnalarli e basta), la presenza delle forze dell'ordine sul territorio potrà far stare meglio qualcuno spaventato dall'incontro con il lupo. 

 

La speranza è che questi giretti extra non vadano ad appesantire ulteriormente l'impegno quotidiano (già gravoso) delle forze dell'ordine allontanandole dai luoghi sensibili, dove di sicurezza c'è davvero bisogno, ed operazioni importanti, solo per soddisfare la percezione di qualcuno. Il progetto, comunque, come scritto, è sperimentale. Decorsi due mesi dall’attivazione dei servizi sarà riconvocato il tavolo tecnico per fare un bilancio delle attività.

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