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Rampelli: ''Sospensione dei corsi di genere, decisione giusta. Diritti individuali uguali per tutti, ma primazia della famiglia naturale''

Analisi del vicepresidente della Camera, a Trento per sostenere Gerosa e Fratelli d'Italia alle Europee. ''Autonomie: serve uno Stato forte a legarle''. Per il ruolo dell'Italia in Europa cita la politica ''America first'' di Trump

Pubblicato il - 14 maggio 2019 - 06:01

TRENTO. Un'Europa in cui l'Italia "difenda i propri interessi", che investa sulla messa in sicurezza del Paese e sul "made in Italy". Una nazione composta da un sistema di autonomie tenute assieme da uno "Stato forte" e "dall'amor patrio". Ancora, un Paese in cui lo sviluppo e il lavoro vengano garantiti non tramite il reddito di cittadinanza, ma con un sostegno all'assunzione per le imprese. Un sistema in cui sia un blocco navale a contenere i flussi migratori. Sono queste le coordinate geopolitiche ed economiche che il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli traccia per il futuro (e il presente) del Paese e dell'Europa.

 

A Trento venerdì scorso, il 10 maggio, per sostenere la candidatura di Francesca Gerosa alle Europee di fine mese, il deputato (eletto in quota Fratelli d'Italia, di cui era anche capogruppo) ha fatto visita in questura (dove ha incontrato il questore Garramone e il prefetto Lombardi) e quindi alle caserme Battisti di Trento. Intervistato da ildolomiti.it, critica l'attività di governo dell'esecutivo pentastellato a un anno dalle elezioni ("C'è un alto tasso di litigiosità"), ma appoggia la presa di posizione del ministro dell'interno Salvini sulla cannabis e le droghe leggere (qui articolo).

 

Infine il focus si sposta anche sul Trentino e sulla sospensione (a tempo indeterminato) dei corsi di educazione di genere: "Una decisione che ritengo assolutamente giusta" dice. "Diritti individuali assolutamente eguali per tutti, ma primazia della famiglia naturale".

 

Vicepresidente Rampelli, in Trentino ha presentato la candidatura di Francesca Gerosa per le Europee per Fratelli d'Italia. In passato si è speso asserendo la necessità di difendere la sovranità nazionale. Come crede si debba declinare la presenza dell'Italia in Europa?

L'Italia in Europa non deve stare al servizio e assecondare le scelte degli altri. Deve sforzarsi di trasferire le sue caratteristiche fondamentali, la sua antica visione dell'Europa e dell'Occidente. Ricordiamo che la civiltà occidentale nasce da qui e dalla Grecia: dobbiamo andarne orgogliosi e cercare di arrestare questa deriva economicista secondo la quale tutto ciò che ha un senso da un punto di vista generale, culturale, spirituale, valoriale non ha praticamente più ragion d'essere. L'Italia in Europa deve quindi difendere anche i propri interessi, diversamente da quello che è accaduto fin qui.

 

Significa fare in modo che l'Europa investa per esempio sui giacimenti culturali di cui siamo la nazione nella quale c'è la massima concentrazione al mondo, sul dissesto idrogeologico per mettere in sicurezza il nostro territorio, i nostri comuni a rischio, le nostre cosiddette "zone rosse", visto che siamo per l'Europa una terra di frontiera, un punto di contatto tra due faglie, quella africana e quella euroasiatica e quindi la nostra fragilità, se l'Europa ha un senso, deve essere in qualche misura protetta. Significa indurre l'Europa a investire sul "made in", nel nostro caso sul "made in Italy", incoraggiarla a esaltare la sua capacità produttiva, il suo genio, la qualità della sua tecnologia, il suo lavoro e le sue imprese.

 

È ora di finirla, al contrario, di considerarci solo un continente di consumatori che foraggia casomai la concorrenza sleale dei Paesi che stanno fuori dal confine facendo giungere in Europa e in Italia prodotti realizzati anche con lo sfruttamento dei minori, delle donne, dell'ambiente come accade in Cina con prezzi stracciati, a condizioni non competitive per noi, mettendo paradossalmente in ginocchio la nostra economia reale. Significa mantenere una chiara idea, come ha fatto Trump in America, di una nazione che protegge la propria capacità produttiva e le proprie aziende, di una nazione che, con queste politiche, pone nuovamente al centro il ceto medio, gli offre una nuova stagione di protagonismo che, automaticamente, con la crescita e lo sviluppo, non potrà che fabbricare ricchezza e occupazione. 

A livello locale qual è il rapporto tra enti locali e Stato? In particolare quali sono a suo parere le prospettive per l'autonomia delle Province di Trento e di Bolzano.

Il sistema delle autonomie può funzionare se c'è una struttura centrale dello Stato che sia riconosciuta e abbia una sua autorevolezza. Se le autonomie crescono e parallelamente decresce il senso di appartenenza, l'amor patrio, lo spirito di unità nazionale, lo spirito di comunità nazionale, se parallelamente deperiscono le istituzioni repubblicane e se non si arriva finalmente (come accade in tanti altri Paesi occidentali) all'elezione diretta del presidente della Repubblica o del presidente del Consiglio (che significa avere una figura di garanzia, che abbia il consenso popolare e sia sostanzialmente inamovibile, rappresenti una diga rispetto alle spinte secessioniste), se non si compiono queste azioni, insomma, le autonomie possono rappresentare invece un pericolo.

 

Noi siamo favorevoli a un nuovo sistema di autonomie, a una nuova architettura dello Stato che renda più efficiente la macchina amministrativa, la metta al servizio dei cittadini. Per farlo, chi ha davvero questa idea in mente, deve puntare non tanto sulle Regioni (che per esempio negli ultimi anni hanno rappresentato un'idrovora mangiasoldi, perché sono di fatto un nuovo sistema centralista), ma sui Comuni e sulle Province, sugli enti di prossimità che possono garantire servizi efficienti perché sono il primo punto di riferimento e approdo di un cittadino, una famiglia, un lavoratore, un'impresa.

 

Dobbiamo efficientare e rendere più competitivi questi enti locali, ripristinando le Province; dove ci sono le Province autonome va benissimo. L'importante è che ci sia la connessione, l'integrazione, la visione generale perché, se non hanno uno Stato nazionale forte a sostenerle, le Province autonome o le autonomie dotate di nuovi poteri, in un quadro europeo o di economia globale, rischiano di essere travolte dall'inefficienza generale. Abbiamo bisogno di uno Stato forte e un forte sistema di autonomie a corroborarlo.

 

Due settimane fa il presidente della Commissione parlamentare antimafia Morra e il ministro Riccardo Fraccaro hanno incontrato il presidente della Provincia Maurizio Fugatti ed esternato la loro preoccupazione per quanto riguarda la presenza, dicono, "ormai conclamata in particolare nei settori delle costruzioni e del porfido di società collegabili alle famiglie 'ndranghetiste" (qui articolo). La criminalità organizzata è un problema che riguarda anche i territori del nord?

La mafia, la 'ndrangheta, la camorra, la Sacra corona unita e in genere i poteri criminali proliferano nella miseria. Per prosciugare il brodo di cultura in cui realtà allignano è fondamentale investire, creare ricchezza. Se c'è prosperità i poteri criminali e i loro circuiti subalterni, le loro occasioni per svilupparsi, pian piano diminuiscono. È questo che dobbiamo capire. Il nostro Mezzogiorno d'Italia non è stato fin qui sufficientemente curato, non perché ci fosse un pregiudizio, ma perché l'Italia non ha avuto le risorse sufficienti per poter contemporaneamente infrastrutturare il settentrione e il meridione. Non avevamo risorse sufficienti per poterci permettere di sviluppare il Mezzogiorno tanto quanto abbiamo potuto e voluto fare per il Nord che, tutelando l'interesse generale della nazione, doveva obbligatoriamente sviluppare le proprie industrie, le proprie attività produttive, doveva accorciare le distanze traforando la corona alpina, realizzando tutte le linee di trasporto veloce. Tutto questo lo abbiamo fatto nell'interesse generale dell'Italia, non per fare un favore alle persone e alle realtà produttive che operavano al Nord.

 

Ora c'è un fatto nuovo che accade e che non può non essere letto: a sud della Sicilia non c'è più l'Africa, c'è il Mar Mediterraneo che torna a essere fiorente proprio in virtù delle politiche internazionali che sono state fatte nel corso dei decenni in particolare nei confronti dell'Asia che si è sviluppata e che vede oggi due giganti economici primeggiare, la Cina e l'India. Le navi, merci che trasportano prodotti dall'Asia all'Europa sboccano sul canale di Suez e giungono in faccia al nostro sud, ma non si fermano perché non ci sono le infrastrutture necessarie e sufficienti per far intercettare all'Italia questa ricchezza. Attraversano lo stretto di Gibilterra, risalgono costeggiando il Portogallo, proseguono il viaggio che costa sette giorni di navigazione in più per approdare ad Amsterdam, Amburgo, Anversa, Rotterdam, dove c'è una logistica degna di questo nome.

 

Se l'Italia riuscirà a capire, leggendo i fenomeni che accadono nel mondo, che questa è l'occasione irripetibile per modernizzare, infrastrutturare e sviluppare il Sud noi faremo un'azione importante per contenere, limitare, rinchiudere in un recinto i poteri criminali. Attraverso la capacità di accrescere il nostro Pil potremo investire di più in servizi. Potremo essere culturalmente e militarmente attrezzati da un punto di vista economico per stroncare i poteri criminali che oggi hanno l'impudenza di proliferare al Sud e di trasferire i propri interessi economici al Nord fino a entrare nel mercato del porfido, nella gestione delle cave, delle concessioni e subconcessioni in Trentino Alto Adige.

 

Come ha appreso le dichiarazioni del premier Matteo Salvini contro la cannabis light? La legalizzazione aveva avuto degli effetti positivi in termini di riduzione della criminalità?

A poche settimane dall'apertura di questa legislatura io ho presentato di persona una proposta di legge per colmare il vuoto legislativo che si è creato quando il Parlamento, nella scorsa legislatura, con una maggioranza di centrosinistra, deliberò la possibilità di produrre legalmente per l'industria la cannabis. Un vuoto legislativo che di fatto si nasconde dietro la non sanzionabilità dell'uso ricreativo della cannabis. Matteo Salvini ha fatto un'iniziativa che ha il suo valore, ci fa piacere che l'abbia fatta, però piuttosto che dichiararlo dovrebbe forse, molto semplicemente, consentire attraverso la Lega nord che questa proposta di legge possa essere calendarizzata e approvata dal Parlamento, in modo tale che si possa colmare il vuoto.

 

Non è vero che la legalizzazione della cannabis produca effetti positivi: anzitutto produce effetti negativi su chi ne fa uso, può produrre danni irreparabili al nostro sistema neurologico e al nostro cervello. Dobbiamo intervenire prevenendo l'uso e l'abuso della marijuana e della cannabis per salvaguardare la salute dei nostri cittadini, che è un valore costituzionale dello Stato. Poi c'è un problema di carattere culturale: i ragazzi non possono essere trasformati in larve umane, vanno incoraggiati a prendere le responsabilità, a diventare protagonisti del proprio tempo, a prendere per mano la nostra comunità nazionale e a portarla a una stagione di rinascita.

 

Siamo per la persecuzione dei reati di spaccio, per il soccorso di chi fa uso di droghe, per la reintroduzione nella comunità e non si parli più di questa superficialità della legalizzazione della cannabis. Perché questo modo di fare ha portato alla proliferazione del traffico di sostanze stupefacenti e a un indice di uso di sostanze da parte dei ragazzi italiani fino a vedere primeggiare con percentuali impressionanti l'uso di queste droghe in età scolare. Abbiamo un primato che dobbiamo polverizzare.

 

Un altro tema attuale in Trentino è la sospensione dei corsi di educazione al genere nelle scuole decisa dalla giunta provinciale. Crede sia giusto abolire questo tipo di formazione per i ragazzi?

La decisione la ritengo assolutamente giusta ed è paradossale che non si sa bene chi e con quali percorsi formativi possa raccontare ai ragazzi l'esatto contrario di ciò che la biologia ha chiaro e trasferisce con il suo codice genetico alle persone di generazione in generazione. Noi sappiamo perfettamente fin dall'origine chi siamo, donne e uomini, bambine e bambini, soltanto nell'età adulta ci si può rendere conto di avere eventualmente degli orientamenti sentimentali e sessuali differenti.

 

La società non può certo discriminare gli omosessuali, deve loro consentire di avere tutti i diritti individuali che hanno tutte le persone eterosessuali, ma la società deve contestualmente investire sulla famiglia naturale perché senza una centralità di quest'ultima sarà ben difficile che la società possa rigenerarsi. Se si estinguesse la famiglia naturale sarebbe impossibile rigenerare la società. Non c'è nessuna discriminazione nel dire che bisogna valorizzare e investire sulla famiglia naturale lasciando alle persone la libertà di esprimere i propri sentimenti, anche fossero sentimenti omosessuali, ma non ci può essere una parificazione. Diritti individuali assolutamente eguali per tutti, ma primazia della famiglia naturale, incoraggiamento, sostegno, anche per combattere la denatalità che sta uccidendo l'Italia, l'Europa e l'Occidente.

 

Come giudica i primi mesi del governo nazionale?

Il giudizio non è positivo sull'operato del cosiddetto "governo del cambiamento" in questo primo anno perché c'è un alto tasso di litigiosità, ci sono visioni completamente diverse. Una nazione per avere delle opportunità di crescita deve stare in equilibrio e per farlo ha bisogno di un governo che sia sostenuto da forze politiche e culturali omogenee. In particolare i provvedimenti in materia economica sono devastanti e i risultati negativi della nostra economia in questi mesi ne dimostrano l'assoluta inadeguatezza, anche se la congiuntura economica sfavorevole li rende peggiori di quanto non potrebbero essere. Il reddito di cittadinanza è la pietra dello scandalo: ci ha indotto ad aumentare il deficit e il debito, a oltrepassare i vincoli europei. Ma non lo abbiamo fatto per creare ricchezza, sviluppo e posti di lavoro, ma per dividere quello che abbiamo in termini economici in assenza di una crescita della ricchezza. Abbiamo diviso la povertà. Il reddito di cittadinanza rappresenta una deriva assistenzialista che l'Italia ha già conosciuto ed è stata deleteria. Intervenire sui soggetti più fragili è un conto, un altro è dire a chi non ha trovato ancora un lavoro: "Ti pago a prescindere da quel che farai per tre anni". Sarebbe stato decisamente più efficace, per combattere la povertà, offrire un posto di lavoro a queste persone da subito. E per farlo questi 780 euro si sarebbero dovuti andare alle imprese in cambio di un'assunzione.

 

Ci sono stati dei risultati sicuramente migliori sul comparto sicurezza, dovuti all'azione del ministro degli interni e della Lega nord, ma anche qui non possiamo fare presente che la chiusura dei porti per contenere i flussi migratori è una risposta del tutto insufficiente che sta già dimostrando di non essere totalmente efficace e nel prossimo futuro tradirà tutte le sue contraddizioni. Per arrestare i flussi migratori eccezionali esiste un solo metodo: quello che mise in campo Prodi con il Partito democratico quando questi flussi venivano dall'Albania: il blocco navale, che dovrebbe essere fatto con tutti i partner europei, in collaborazione non in ostilità con i Paesi nordafricani che si affacciano sul Mediterraneo. Questo genere di attività di contenimento è anche una misura per garantire la tutela della vita perché il Mediterraneo si è trasformato nella più grande fossa comune della storia contemporanea.

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