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Sicurezza sul lavoro, Degasperi “In Trentino solo controlli a chiamata e pochissima prevenzione, ma la colpa non è di Uopsal”

Il consigliere pentastellato pone l’accento sui pochi controlli che Uopsal riesce a garantire perché oberato da altre richieste, infatti sarebbero soltanto due (su circa 35) i funzionari deputati alle attività di prevenzione degli infortuni sul lavoro

Di Tiziano Grottolo - 23 December 2019 - 12:27

TRENTO. Sono dodici le persone morte sul lavoro dall'inizio di quest'anno in Trentino, in crescita rispetto al 2018 quando si registrarono sette casi: numeri dietro ai quali ci sono nomi e cognomi e molto spesso una tragedia famigliare che coinvolge intere comunità (QUI articolo). Da tempo i sindacati chiedono di intervenire: “Non è accettabile – spiegavano dopo l’ennesima tragedia Cgil Cisl e Uil – continuare a morire lavorando. Servono azioni straordinarie per favorire l’affermazione di una cultura della sicurezza in tutti i contesti lavorativi, dai più piccoli ai più grandi, nel pubblico come nei settori privati”.

 

Il problema però potrebbe essere più complesso di quel che si pensi, infatti fra le criticità strutturali del sistema potrebbe esserci la scarsa attività di prevenzione, questo però non avviene per negligenze quanto piuttosto per la scarsità di mezzi e personale in dotazione all’ente preposto ai controlli che spesso deve impiegare gran parte del tempo seguendo i casi di infortunio già avvenuti, questa almeno la sintesi del contenuto dell’interrogazione presentata dal capogruppo in consiglio provinciale del Movimento 5 Stelle Filippo Degasperi.

 

Stando a quanto riferito allo stesso consigliere l'Unità Operativa Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro dell’Apss (Uopsal), ossia l'organo di vigilanza per la Provincia in materia di salute e sicurezza sul lavoro, oggi impiegherebbe la maggior quota delle sue risorse, fonti citano il 70%, per dare corso alle richieste dell’Autorità Giudiziaria, ovvero per seguire l’istruttoria di polizia giudiziaria nei casi di infortunio già accaduto. “Si tratta di un impiego naturalmente legittimo previsto come supporto alla magistratura per funzioni di giustizia – afferma Degasperi – ma è di ordine sostanzialmente repressivo e con la prevenzione ha poco a che fare: la conseguenza è lo sviamento di maggior parte delle risorse rispetto ad un’ormai ridottissima attività di prevenzione e controllo”.

 

Pare infatti che a livello di promozione e prevenzione le risorse utilizzate siano estremamente ridotte, sarebbero soltanto due le persone su un totale di circa 35 funzionari (fra tecnici e sanitari) adibiti a questo compito. “Un impiego irrisorio dal punto di vista quantitativo – sottolinea il consigliere del M5s – ancora più agghiacciante è il dato riferito alle risorse impiegate ai controlli e alla prevenzione programmata nei settori industriale, metalmeccanico, del legno, lapideo, chimico e altri, dove pare che non esistano attività programmate ma solo su segnalazione e su delega infortuni”.

 

Anche i piani mirati con indagini di comparto, cuore efficace dell'attività di prevenzione, dove si condividono criticità e misure preventive con le imprese e con i lavoratori, sarebbero ridotti a lumicino, con qualche sporadica attività. Persino nei servizi sanitari, nell'attività ospedaliera, dove i rischi emergenti sono in aumento, parrebbe che vi siano pochissimi interventi di prevenzione, di controllo e nemmeno di indagine. “Di questa situazione ne fanno le spese anche le iniziative rivolte in particolare ai controlli preventivi legati ai lavori forestali, a maggior ragione a seguito della tempesta Vaia dove la situazione di rischio è notevolmente aumentata”. Infatti le maggiori criticità emergerebbero in questo settore, dove i rischi sono molto elevati, e proprio per questo motivo era previsto un piano ad hoc legato alla prevenzione.

 

Nella redazione del piano, oltre allo studio delle lavorazioni e dei rischi e alla costruzione di schede specifiche con le misure da adottare, erano stati coinvolti gli operatori, le imprese e le parti sociali in un approfondito confronto anche con la collaborazione del Servizio Foreste e Fauna attraverso una serie di incontri informativi sul territorio a cui hanno aderito anche alcune imprese di settore. Insomma, un lavoro certosino che avrebbe comportato una sistematica azione di controllo. Le buone intenzioni però si sono scontrate con la realtà dei fatti: benché non sia ancora stato reso noto se i controlli previsti tra il 2018 e il 2019 siano effettivamente avvenuti, da alcune simulazioni erano emerse criticità operative, in particolare, problemi di comunicazione e di comprensione con imprese, quasi tutte straniere, carenza nelle dotazioni di mezzi, Dpi, vestiario tecnico e dotazioni per il personale ispettivo.

 

“È evidente – ammette Degasperi – che l’accesso ai boschi impervi non sempre è possibile con il parco automezzi oggi a disposizione dell'Apss e sicuramente non spetta all’Uopsal improvvisare una soluzione mettendo a repentaglio la sicurezza dei suoi operatori. Nonostante le richieste di dotazione ormai risalenti ad un anno fa – accusa – nulla si è mosso e, forse dopo aver compreso che le attività di prevenzione nei cantieri forestali avrebbero richiesto investimenti e risorse dedicate, non se ne è fatto più nulla”.

 

Per queste ragioni il consigliere pentastellato chiama in causa il presidente della Pat Maurizio Fugatti: chiedendo di fare luce sulle risorse effettivamente utilizzate dall’Uopsal per soddisfare le richieste della procura, e quelle invece destinate alla prevenzione. Al contempo si richiedono i dati aggiornati delle varie ispezioni e i dettagli delle richieste fatte dallo stesso ente a proposito delle dotazioni specifiche per intervenire in alta montagna. Infine, Degasperi chiede di conoscere “quali strategie Pat e Apss metteranno in campo per contenere l'impatto delle attività di polizia giudiziaria post infortunio liberando così risorse da investire maggiormente in attività di promozione, prevenzione e controllo ante infortunio”.

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