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Spinelli al Centro cooperazione internazionale: ''Si cambia rotta ma può restare centrale''. Raffaelli: ''Visioni e sensibilità diverse, ma si può lavorare''

Arrivano rassicurazioni sulle sorti del Centro di vicolo San Marco nel corso dell'assemblea dei soci. L'assessore: "Diversificare le sue partnership e le sue fonti di finanziamento". Raffaelli: "Già da due anni lavoriamo in questo senso. Ma dialogo costruttivo visto il contesto attuale"

Di Luca Andreazza - 10 ottobre 2019 - 22:29

TRENTO. "La Provincia non vuole ritirarsi da questo settore e non ha intenti soppressivi nei confronti del Centro per la cooperazione internazionale". Così l'assessore Achille Spinelli intervenuto nel corso dell'assemblea dei soci del Cci, che aggiunge: "Abbiamo certamente posto un freno rispetto ad una crescita dimensionale che non era più sostenibile e che non aveva confronti anche nei territori vicini".

 

Arrivano rassicurazioni sulle sorti del Centro di vicolo San Marco. "Riteniamo però - prosegue l'assessore - che una realtà come questa possa avere un ruolo per la comunità, se saprà diversificare le sue partnership e le sue fonti di finanziamento. E' necessario coinvolgere maggiormente il settore privato e fungere da volano per l’internazionalizzazione del sistema Trentino nel suo complesso".

 

Se il timore dei vertici del Centro, punto di riferimento per il vasto arcipelago di associazioni trentine – oltre 260 – che operano nel mondo della cooperazione allo sviluppo, era quello di una prossima “chiusura”, l’incontro ha aperto nuove prospettive. "Ma si impone un cambio di rotta. Come Provincia - evidenzia Spinelli - possiamo immaginare di svolgere una funzione di stimolo in questa direzione, come una revisione dei criteri per l’accesso agli appalti pubblici, avvantaggiando l’impresa che dimostra di avere investito nella cooperazione allo sviluppo. Tutto questo potrà anche essere oggetto di un accordo di programma trilaterale tra Provincia, Centro e le stesse associazioni imprenditoriali".

 

Da un lato, sono state confermate le decisioni già annunciate dalla Giunta sul versante di una riduzione del finanziamento provinciale nei prossimi tre anni. Ma in maniera ancor più significativa si pone la questione della mission dell’istituzione, dei ruoli e delle funzioni che andrà ad esercitare. In questo senso, è emersa in primo luogo la sfida di una più stretta collaborazione tra i settori profit e non profit.

 

Un settore che arriva da nuove disposizioni e criteri (Qui articoli), ma soprattutto dopo il taglio dello 0,25% dal bilancio provinciale per la cooperazione e la solidarietà internazionale (Qui articolo). Un settore che nel 2018 ha raggiunto 590 mila persone attraverso 135 progetti in 34 Paesi tra AfricaAsiaSud America e Europa. Totalizzato 74 mila ore di volontariato46 mila cittadini italiani nei percorsi di educazione alla cittadinanza globale e 6 milioni di fondi raccolti tra pubblico (49%) e privati (51%). 

 

"E' stato un confronto positivo e costruttivo nelle condizioni attuali", commenta Mario Raffaelli, presidente del Centro per la cooperazione internazionale, "I tagli sono stati annunciati a luglio, un po' in ritardo e senza poter dialogare, e ora riconfermati, ma il Cci resta centrale. Un'assemblea importante anche per una presenza di soci di alto livello. Oltre agli associati, c'erano Francesco Valduga (sindaco di Rovereto), Alessandro Andreatta (primo cittadino di Trento) e il rettore Paolo Collini".

 

Insomma, qualcosa si muove. "Un passo in avanti e possiamo trovare dei punti di contatto, anche se ovviamente le visioni e le sensibilità sono diverse. E' stato chiesto di differenziare i finanziamenti - prosegue il numero uno del Centro - ma questa è comunque una linea che abbiamo intrapreso da due anni. Già ora circa il 40% proviene da altre fonti. Non si è parlato solo di privati, ma anche di fondi europei e in questo senso l'amministrazione provinciale ha assicurato supporto tra l'ufficio di Bruxelles, il Servizio Europa e il Servizio attività internazionali. Una nuova frontiera è quella di approfondire i rapporti profit e non profit".

 

L’invito della Provincia è dunque quello di avviare un approccio e una strategia diverse rispetto al passato. Un Centro in grado di mettere in interconnessione il mondo esterno quale produttore di conoscenza, formazione e informazione che deve essere messa a disposizione di tutti, dalle associazioni di volontariato, che restano un interlocutore fondamentale, ai diversi settori dell’economia trentina, in particolare quelli il cui business si rivolge maggiormente al panorama internazionale.

 

"E' importante avere la possibilità di un confronto costante - conclude Raffaelli - mentre per il rapporto del personale la Provincia si è assunta la responsabilità di parlare con la parte sindacale. Prendiamo atto delle scelte e delle sensibilità diverse del potere politico, ma il contesto di lavoro è un altro. Non c'è l'intenzione di sopprimere il Centro, ma è stato confermato il ruolo strategico di questa realtà, anche se c'è una compressione delle spese. Cerchiamo di lavorare e operare nei margini di settore nei quali ci può essere sintonia con la Provincia".

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