Vallarsa, svuotato il bacino e il torrente Leno viene invaso dal limo. Rossaro: "Danno ambientale enorme''
Un intervento di manutenzione necessario, anche a causa dell'ondata di maltempo dell'ottobre scorso. Non sono le uniche criticità evidenziate dal consigliere comunale di opposizione che attacca la maggioranza

ROVERETO. "Un ecosistema compromesso, la flora e la fauna sono state soffocate e uccise", questa la denuncia di Matteo Rossaro, consigliere comunale di minoranza in Vallarsa, in riferimento alla situazione del torrente Leno. A metà febbraio le acque del corso sono state invase dal fango e ci sarebbe un danno ambientale.
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"Le limpide e fredde acque del Leno di Vallarsa - commenta Rossaro - che comprendono una specie protetta quale quella dello Scazzone, sono state invase dal materiale proveniente dal bacino artificiale della Busa. La ditta che gestisce la diga, infatti, ha effettuato lo svaso dell'acqua, diventata fangosa anche a seguito dell'ondata di maltempo dell'ottobre scorso".
Le operazioni non sono ancora concluse e i gruppi consiliari Aria Nuova per Vallarsa e Vallarsa Domani chiedono chiarimenti alla maggioranza, sindaco e giunta. Un problema abbastanza urgente per uno dei tre bacini, quello più piccolo, che da 30 anni non è stato toccato. La tempesta Vaia ha portato ulteriori detriti e limo e lo scarico è rimasto ostruito. In caso di emergenza non si potrebbe svuotare velocemente l'invaso: l'unico modo per liberare l'opera è quella dello svuotamento.
L'Agsm di Verona avrebbe voluto aprire l'invaso completamente, ma Roma ha bloccato il proposito, mentre la Provincia ha autorizzato la procedura con diverse prescrizioni: l'acqua andava tolta con le idrovore e i fanghi, circa 8 mila metri cubi, con le ruspe per portarle in discarica. Un impegno da tre mesi di lavoro. Qualcosa però è finito comunque nel Leno.
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"Serve chiarezza - dice Rossaro - vogliamo sapere se la ditta ha preso le cautele necessarie per lo svaso e se non era possibile impedire la fuoriuscita del limo, ma anche se si intende risarcire e o porre rimedio a questa situazione attraverso il ripopolamento del torrente".
Non sono le uniche criticità che finiscono nel mirino dell'opposizione. "Non è la prima volta - attacca Rossaro - che il torrente subisce la violenza di quella realtà che vuole trarre profitto dal torrente. A questo si aggiunge lo stato in cui versa il cantiere per la costruzione di una centralina idroelettrica in località Ciama. Il cantiere, avviato da un privato nell'autunno del 2017, risulta attualmente abbandonato: le impalcature sono parzialmente crollate, le parti metalliche divelte e quelle mancanti sono finire nel torrente: un'altra ferita al torrente. Questo corso d'acqua non si limita a scorrere nel fondovalle e qualificare la Vallarsa, ma lega le comunità nel Comune valli del Leno".

L'opposizione affonda il colpo. "Questi eventi - aggiunge Rossaro - uniti al silenzio assordante dell'amministrazione comunale non possono che contribuire a far sentire ancora più soli e abbandonati i residenti in valle, già oppressi dall'assenza di acqua potabile in alcune frazioni e la scarsa considerazione politica. Il Comune deve farsi portavoce degli interesse della Vallarsa e dei portatori di interesse locali, come gli operatori del settore turistico e i pescatori, oltre a farsi garante della salvaguardia dell'ecosistema".
L'alterazione dei fondali porta, infatti, alla drastica riduzione dello Scazzone. E in questi periodi dell'anno ai residenti è fatto divieto di attraversare a piedi il fiume perché c'è il rischio di calpestare le freghe, le uova del pesci. "Siamo in presenza di due pesi e due misure. Alcuni cittadini - conclude Rossaro - che hanno distrattamente attraversato il torrente mentre erano impegnati in operazioni di taglio di alberi hanno ricevuto le sanzioni amministrative previste di 40 euro, mentre non vengono presi provvedimenti per lo svaso che impatta in modo molto più grave: le uova sono state soffocate dal fango".


















