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Le dighe restano osservate speciali tra svasi e manutenzioni. I pescatori: ''Attenzione a Stramentizzo, pronti a tutto per evitare aperture"

In molti casi è necessario un intervento di manutenzione, già gli interventi in Vallarsa avevano causato diverse tensioni per gli svasi nel torrente Leno, mentre altre polemiche ci sono state per lo svaso della diga a Pezzè di Moena. Finotti: "Dopo Vaia perse due generazioni di pesci, serve un piano straordinario". Dallapiccola interroga la giunta: "Quando la Provincia assegna le risorse per il ripopolamento?"

Di Luca Andreazza - 20 giugno 2019 - 06:01

TRENTO. "Piuttosto ci incateniamo sotto la diga che restare a guardare eventuali svasi della diga di Stramentizzo", non usa giri di parole Mauro Finotti, presidente della Federazione dei pescatori trentini, che accoglie 24 associazioni impegnate nel settore e rappresenta circa 6.500 pescatori. Tra gli osservati speciali dopo la tempesta Vaia dell'ottobre scorso ci sono, infatti, i bacini del Trentino, i quali a seguito della calamità sono state invase dai detriti.

 

In molti casi è necessario un intervento di manutenzione, già gli interventi in Vallarsa aveva causato diverse tensioni per gli svasi nel torrente Leno, che in un colpo solo aveva cambiato colore, mentre altre polemiche ci sono state per lo svaso della diga a Pezzè di Moena. Un tema quello degli svasi che è finito al centro di un'interrogazione di Filippo Degasperi, consigliere provinciale del Movimento 5 stelle, per i danni ambientali a seguito dello sversamento di fango e limo nei corsi d'acqua.

 

"Non sappiamo ancora i danni all'ecosistema - evidenzia il numero uno della Federazione dei pescatori trentini - i campionamenti sono stati effettuati, ma ci vogliono mesi per avere i risultati. Il problema è di metodo: i controlli devono essere fatti da professionisti terzi e non da un tecnico incaricato dalla ditta proprietaria del bacino perché la conclusione è sempre quella che non è successo nulla. Servono regole chiare e precise, devono essere valutati metodi alternativi ai deflussi minimi vitali da addebitare ai produttori di energia". 

 

La situazione da cerchiare in rosso sarebbe soprattutto quella di Stramentizzo, anche perché parte dei fanghi sul fondo della diga contengono sostanze che sarebbero tossiche dopo il dramma di Stava. "Una spada di Damocle - commenta Finotti - non si conoscono ancora i piani e l'ultimo svaso decente risale a prima della tragedia di Stava. Se vengono rilasciate le acque si rischia di compromettere un ecosistema per 35 chilometri lungo l'Avisio, ci vorrebbe almeno mezzo secolo poi per riprendersi".

 

E' un danno poco evidente rispetto agli alberi schiantati e il paesaggio mutato in diverse porzioni del territorio, ma è comunque enorme quello subito dalla fauna ittica che popola i laghi, i fiumi e i torrenti del Trentino. "Almeno - prosegue il presidente - due generazioni di pesci sono state spazzate via. Non si può pescare nell'Avisio e nei suoi affluenti della Val di Fiemme per tutto il 2019, ma sono tante le zone colpite da questa situazione". 

 

Insomma, è necessario un piano straordinario di ripopolamento, un'attività che vede un contributo provinciale annuale di circa 600 mila euro tra coltivazione, manutenzione, gestione e monitoraggio. "All'indomani della tempesta Vaia e dopo le elezioni - continua Finotti - abbiamo incontrato l'assessora Giulia Zanotelli e il servizio foreste e fauna insieme all'Unione per i pescatori. La preoccupazione era grande e siamo stati rassicurati, anche sulla legge sembra che si stia mantenendo fede alle promesse. Ma nel caso del ripopolamento serve una semina veramente straordinaria per fronteggiare i danni adeguatamente".

 

Se le prime risorse per le associazioni, quelle in conto capitale (l'altro dispositivo in favore dei pescatori), sono state deliberate per una cifra di 290 mila euro che poi vanno a coprire effettivamente circa il 20% dei bilanci delle associazioni, ancora poco però si muove sul fronte di quelle straordinarie, nulla sarebbe stato definito. E l'ex assessore Michele Dallapiccola ha presentato un'interrogazione alla giunta. "L'impegno e il know how delle associazioni - dice il consigliere provinciale del Patt - costantemente in prima linea nelle attività gestionali e sociali legate al mondo della pesca, sono un valore fondamentale. A questo si aggiunge la presenza forte del volontariato".

 

E' da anni che la Provincia ha investito su impianti ittici e su attività concordate e programmate con le associazioni per permette di allevare, coltivare e rilasciare nel sistema di acque provinciali un pesce di qualità adeguata per il grande valore ambientale del territorio, in particolare, la trota marmorata, la trota fario, la trota lacustre, il temolo, il salmerino alpino e il coregone lavarello.

 

"Specie autoctone - aggiunge Dallapiccola - che hanno garantito la biodiversità in alveo, che unito alla pesca è riuscito ad arricchire il sistema ittico. E' importante e urgente dare certezze al finanziamento in conto capitale e in quello straordinario per provare a recuperare la situazione dopo la tempesta Vaia. La richiesta è quella di fornire gli indirizzi amministrativi e finanziari per sostenere questo settore".

 

Un altro nodo è quello delle portate dei fiumi. "In Val di Non per esempio non si può puntare esclusivamente sull'agricoltura a scapito di prati e boschi. Negli anni '80 - conclude Finotti - si è passati dagli impianti a pioggia a quelli a goccia, ma il fabbisogno è aumentato in modo proporzionale rispetto alla produzione: le nuove varietà di mele poi consumano più acqua. A Pejo si spende 80 milioni per un bacino di raccolta e potrebbe ridurre del 50% il deflusso minimo vitale al Noce e agli altri torrenti, senza dimenticare i depuratori in Fiemme, Fassa e Cembra che agiscono sull'Avisio. Tutto questo danneggia l'ecosistema e la fauna ittica soffre. Serve un ragionamento di sistema a 360 gradi".  

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