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Ciclovia del Garda: ''Mancano sicurezza, funzionalità e inserimento paesaggistico. Rivalutare il progetto'', l'allarme degli ambientalisti dopo la frana

Dopo l'ultimo episodio di colate, le associazioni Wwf, Italia Nostra, Comitato sviluppo sostenibile, Comitato salvaguardia Olivaia, Riccardo Pinter e Rotte inverse ritornano a farsi sentire: "Il nuovo esecutivo prosegua sulla linea della giunta precedente. Chiediamo di essere ascoltati" 

Di Luca Andreazza - 06 agosto 2019 - 12:42

RIVA DEL GARDA. "Ci risiamo, bastano violenti temporali e si registrano frane e colate di sassi sulla Gardesana tra Riva del Garda e Limone (Qui articolo), oltre che sulla passerella inaugurata appena l'anno scorso", così Wwf del Trentino, Italia Nostra, Comitato sviluppo sostenibile, Comitato salvaguardia Olivaia, Associazione Riccardo Pinter e Associazione Rotte inverse che analizzano nuovamente il progetto della Ciclovia del Garda

 

Forti perplessità sono state espresse dal Comitato per la mobilità sostenibile del Garda, costituitosi nel 2018 dall'unione di diverse realtà associazionistiche d'ambito ambientalista e culturale, riguardo alla sostenibilità del progetto di una pista ciclabile che percorre tutto il lagoScarsità di funzionalità, sicurezza e salvaguardia dell'ambiente sono considerate le tre principali accuse rivolte agli enti promotori della ciclovia (Qui articolo).

 

Dopo l'ultimo episodio di colate, le associazioni ritornano a farsi sentire. "Sono ormai diversi gli episodi - aggiungono - in agosto dell'anno scorso sono piovuto sassi sulla passerella (Qui articolo), quindi in primavera all'altezza della Casa della Trota (Qui articolo) e ora una frana ha interrotto per diverse ore il traffico sulla statale. Fortunatamente non sono rimaste coinvolte persone, ma sono evidenti le criticità. La passerella è poco praticabile come ciclabile, ancora meno può essere considerata come ciclovia in quanto difforme per dimensioni, funzionalità, sicurezza e inserimento paesaggistico dalle prescrizioni delle norme che disciplinano le ciclovie turistiche".

 

La ciclovia è costituita da un anello attorno al lago di Garda di circa 140 chilometri attraverso TrentinoLombardia e Veneto. Tecnicamente il tracciato è stato organizzato in Unità funzionali ripartite tra i diversi territori. In Trentino il progetto si sviluppa lungo la sponda est per circa 5,5 chilometri nel tratto che da Torbole porta al confine con il Veneto. La ciclabile segue invece la sponda opposta (ovest) per circa 5,3 chilometri da Riva del Garda fino al confine con la Lombardia (Qui articolo). Recentemente il presidente Maurizio Fugatti ha rassicurato sul fatto che il progetto va avanti (Qui articolo).

 

"Purtroppo - evidenziano Wwf, Italia Nostra, Comitato sviluppo sostenibile, Comitato salvaguardia Olivaia, Associazione Riccardo Pinter e Associazione Rotte inverse - abbiamo assistito da parte di incauti amministratori e di avidi operatori turistici a forti pressioni verso la Provincia di Trento affinché si proceda senza tante incertezze nel completare il collegamento con il tratto già aperto a Limone. Magari in base a quanto già realizzato oltre confine, pressioni che riteniamo poco responsabili. L'opera deve essere realizzata nel pieno rispetto della normativa statale delle ciclovie e del protocollo d'intesa sottoscritto da Pat, Lombardia, Veneto e ministeri competenti".

 

La sicurezza viene messa ovviamente al primo posto. "Ma deve essere anche funzionale - proseguono le associazioni - cioè avere dimensioni tali da assicurare la coesistenza tra pedoni e ciclisti, possibilmente separando i flussi, senza dimenticare di dover prestare attenzione all'inserimento nel contesto paesaggistico. Se non è possibile assicurare queste condizioni, molto meglio provvedere al trasbordo via lago di ciclisti e pedoni". 

 

Le associazioni ambientaliste temono un cambio di rotta dopo le elezioni dell'ottobre scorso. "La Provincia - commentano Wwf, Italia Nostra, Comitato sviluppo sostenibile, Comitato salvaguardia Olivaia, Associazione Riccardo Pinter e Associazione Rotte inverse - nella progettazione dei lotti 1 e 2 del tratto trentino occidentale aveva tenuto conto delle indicazioni inserite nella disciplina statale. Ci auguriamo che il nuovo esecutivo prosegue su questa linea, senza farsi influenzare da interessi speculativi di corto respiro". 

 

La richiesta è quella di un incontro tra il mondo ambientalista e la giunta provinciale. "E' necessario - concludono le associazioni - incontrare anche il team di progetto dell'opera per poter condividere soluzioni pienamente convincenti per sicurezza, funzionalità e inserimento paesaggistico".

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