Fiumi in secca e a rischio sono anche le specie ittiche, Cagol: ''Molti pesci fanno le uova sulle pareti dell'alveo e rischiano di restare all'asciutto''
Il presidente dell’Associazione Pescatori Dilettanti Trentini, Bruno Cagol, spiega che le uova dei salmonidi, come le trote, quelle dei coregoni e dei lucci, deposte lungo le pareti dell’alveo dei fiumi rischiano di restare all’asciutto dal ritirarsi delle acque con gravi conseguenze sul numero di esemplari

TRENTO. Si abbassano i fiumi, aumenta la siccità e il rischio per la fauna ittica. Questo il quadro della situazione in Trentino dove diventa sempre più urgente la questione degli approvvigionamenti idrici. L’abbassamento del livello dei fiumi ha conseguenze impattanti sull’ecosistema e in particolare sulla fauna ittica, modificandone gli equilibri naturali.
Il presidente dell’Associazione Pescatori Dilettanti Trentini (APDT), Bruno Cagol spiega che le uova dei salmonidi, come le trote, quelle dei coregoni e dei lucci, deposte lungo le pareti dell’alveo dei fiumi rischiano di restare all’asciutto dal ritirarsi delle acque con gravi conseguenze sul numero di esemplari.
Il presidente spiega che questa situazione influenza anche l’ itticoltura dell’associazione, a supporto della quale sono costretti a ricorrere a pompe aggiuntive e all’utilizzo di ossigeno. Come associazione l’Apdt intende trattenere nelle vasche i pesci, fino a che non verranno individuati fiumi e torrenti con un livello abbastanza stabile, nei quali rilasciarli. “La preoccupazione maggiore - spiega Cagol - riguarda il fatto che non ci sono riserve idriche in montagna, non essendoci neve, di conseguenza se dovessero continuare a non esserci precipitazioni, la situazione diventerebbe critica''.
In questo caso, l’ingegnere provinciale Franco Pocher, spiega che sarebbe necessario ricorrere ad invasi per l’immagazzinamento dell’acqua, poiché “un elemento importante è quello di creare bacini di raccolta”, per impiegare in maniera efficiente le risorse idriche. In questo ambito, il Trentino si trova in buone condizioni, in quanto fa uso di impianti a pozzo, che sono migliori rispetto a quelli a scorrimento o a pioggia, utilizzati in pianura.
Pocher, ha spiegato anche che la diminuzione della portata dei fiumi è tipica di questo periodo e dipende dal fatto che la neve non ha ancora iniziato a sciogliersi. Tuttavia, questo inverno è stato particolarmente secco e per questo anche la quantità di neve sulle montagne è più scarsa. Con l’avvento della primavera sarà perciò poca la neve che, sciogliendosi, andrà ad alimentare le acque dei fiumi.
Come effetto di ciò si può notare la variazione della portata media dell’Adige, che anche in città ha portato a scoprire addirittura i basamenti dei piloni dei ponti, come quello di San Lorenzo. ''Generalmente - conclude Pocher - lo scioglimento dei ghiacciai avviene intorno a maggio, e quindi in primavera inoltrata; tuttavia negli ultimi anni questo processo sta iniziando in aprile, e quindi con largo anticipo''.


















