Contenuto sponsorizzato

Siccità, pescicolture in sofferenza. Cagol: "Disponibilità di acqua dimezzata, ma per il provvedimento nazionale i pesci rimangono bloccati negli impianti ittiogenici"

C'è preoccupazione per le pescicolture trentine, che a causa delle poche precipitazioni anche in quota, si ritrovano con meno disponibilità delle sorgenti di acqua. Cagol: "Stiamo rimediando con impianti di ossigenazione automatica, ma la soluzione sarebbe scaricare gli impianti per reinserire i pesci nei luoghi idonei". Martini: "Siamo in costante allerta"

Foto tratta da Associazione Pescatori Dilettanti Trentini
Di Francesca Cristoforetti - 30 marzo 2022 - 20:59

TRENTO. “Gli impianti ittiogenici stanno soffrendo: la disponibilità di acqua è dimezzata”. Sono queste le parole di Bruno Cagol, presidente dell’associazione Pescatori dilettanti trentini che riporta una situazione difficile per le pescicolture trentine che devono far fronte alla siccità che ha caratterizzato questi ultimi mesi. Sono 18 gli impianti in Trentino, ma quelli che più soffrono sono quelli delle associazioni di pesca”, aggiunge. 

 

Le poche precipitazioni, anche in montagna, hanno portato poca neve in quota quest'inverno. Corsi d’acqua, laghi e fiumi sono quindi meno ricchi di acqua quest'anno, nonostante proprio in questi giorni siano arrivate le precipitazioni attese in tutto il territorio provinciale.

 

“Tutti quanti i nostri impianti soffrono per la carenza di acqua - spiega Cagol - essendo alimentati da acque pubbliche, quindi le sorgenti come fiumi e torrenti hanno livelli più bassi. Il Rio Valsorda per esempio che rifornisce l’impianto di Vigolo Vattaro porta pochissima acqua. Facciamo fatica”.

 

Questo sta cominciando a diventare un serio problema: “La quantità di acqua è inferiore al rapporto tra i metri cubi e numero di pesci che si possono allevare. Per questo stiamo rimediando con impianti di ossigenazione automatica”.

 

L’unica soluzione per affrontare l’emergenza sarebbe quella di “scaricare gli impianti per reinserire i pesci nei posti indicati dalla carta ittica”. A tutto ciò infatti si aggiunge un altro ostacolo, il provvedimento nazionale tanto discusso che prevede il divieto di “immissione e qualsiasi azione di introduzione, reintroduzione e ripopolamento di esemplari di specie e di popolazioni non autoctone”. Alcune specie quindi come trota fario, trota lacustre e coregone, secondo il decreto, vengono considerate alloctone (Qui l'articolo). Per questouna parte della nostra produzione rimarrebbe perciò bloccata negli impianti, mentre i pesci aumentano di dimensioni”.

 

Alla voce di Cagol si aggiunge anche quella di Stefano Martini, presidente Unione pescatori del Trentino: “Per ora non siamo allarmati, ma se la situazione dovesse protrarsi nei mesi più caldi potrebbe accentuarsi il problema. È evidente che ci siano livelli più bassi delle acque, l’Adige è uno degli esempi più evidenti, ma rimaniamo costantemente in allerta”.

Contenuto sponsorizzato
Ultima edizione
Edizione del 28 giugno 2022
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Ambiente
30 giugno - 13:23
Il mare è entrato nel fiume Po per 30 km e non era mai successo: record del cuneo salino.  Oggi l'Osservatorio crisi idriche [...]
Politica
30 giugno - 10:25
La frase è stata pronunciata dal consigliere comunale Lorenzo Prati che nel corso della seduta si è rifiutato di scusarsi. Il presidente del [...]
Cronaca
30 giugno - 12:02
I pompieri hanno quindi intercettato l’animale all’interno dell’area di servizio Eni, nelle vicinanze del luogo da dove era fuggito
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato