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Via all'Anno Giudiziario, gli avvocati: ''Clima denso e pressante. Istituzioni enfatizzano demagogia del nemico'' e Fugatti si alza e se ne va

Durante gli interventi dei presidenti degli Ordini dell'Avvocatura di Trento e Rovereto il governatore abbandona la cerimonia. Un gesto plateale mentre veniva ribadito che ''ci sono diritti come quello di protezione dello straniero, oggi si vorrebbero ridurre ai minimi termini, sull’assunto dell’anteporre a tutto i diritti dei cittadini"

Di Donatello Baldo - 26 gennaio 2019 - 19:04

TRENTO. Nel bel mezzo della cerimonia di apertura dell'Anno giudiziario che si è svolta in tribunale, a metà del discorso ufficiale dei presidenti degli Ordini degli Avvocati di Trento e Rovereto, il governatore Maurizio Fugatti se n'è andato, percorrendo a grandi passi e con volto rabbuiato l'aula della Corte di Assise fino all'uscita.

 

Un comportamento che i più hanno letto come reazione polemica agli interventi di Andrea de Bertolini e Mauro Bondi, uno sgarbo plateale che non è passato inosservato e che in molti, finita la cerimonia, avvocati e magistrati, hanno commentato in modo molto critico. Non si fa, non si usa, non si è mai vista questa mancanza di rispetto.

 

Ma che cosa avrebbe fatto arrabbiare così tanto il governatore seduto in prima fila? Tutti pensano sia stato il riferimento corale dell'Avvocatura ai diritti umani, alle libertà fondamentali che secondo i presidenti degli Ordini sono messe oggi in discussione. Il riferimento, seppur indiretto, al livore che deriva anche dalle più alte istituzioni del Paese, dai ministri che augurano che in galera si marcisca o che si riferiscono ai giornalisti definendoli "infimi sciacalli".

 

"Quotidianamente, con sempre più concreta evidenza, percepiamo un diffuso clima sociale che pretende, come necessari, irrigidimenti e compressioni delle libertà, dei diritti fondamentali dell’Uomo. Un clima denso e pressante - ha detto infatti il presidente dell'Ordine trentino nel suo intervento - del quale alcune stesse Istituzioni si fanno capofila, disseppellendo politiche manifesto dal forte valore simbolico che enfatizzano, radicalizzandola, una reattiva, difensiva, violenta demagogia del nemico".

 

E ancora: "È in atto una preoccupante rilettura della scala valoriale dello Statuto delle libertà e dei diritti fondamentali della Costituzione. Quello Statuto delle libertà e dei diritti su cui, seppur con fatica, dolore, finanche sangue versato nei tormentati anni eversivi della nostra Repubblica, si sono conchiuse le migliori acquisizioni culturali delle coscienze civili di questo Paese".

 

Era chiaro il riferimento al clima nazionale, alle proposte messe in campo dal governo, dalle politiche portate avanti dalla nuova maggioranza in Parlamento: "Oggi - ha osservato de Bertolini - sul banco degli imputati ci sono il Giusto processo e istituti di civiltà giuridica come la prescrizione, diritti della personalità come l’identità, la sessualità, la genitorialità, l’affettività, la libertà di manifestare il pensiero e la libertà di stampa".

 

"Alcuni diritti - ha osservato il rappresentante dell'Avvocatura - che rientrano nel novero dei diritti fondamentali dell’uomo come l’articolo 10 della Costituzione sul diritto di protezione dello straniero, si vorrebbero ridurre ai minimi termini, sull’assunto dell’anteporre i diritti dei cittadini".

 

A questo punto Fugatti era già livido seduto sulla sua seggiola, a pochi passi dagli avvocati che con passione difendevano i diritti ottenuti "con fatica e con dolore". Il colpo finale il riferimento alle "esternazioni" di alto livello delle ultime settimane. De Bertolini, riferendosi ai ministri Salvini e Bonafede, ha parlato di "linguaggio ferale che ha certamente trasceso il limite della continenza e della tollerabilità".

 

Finito l'intervento del presidente dell'Ordine degli Avvocati di Trento è stata la volta dell'omologo di Rovereto Mauro Bondi che ha ribadito il concetto appena espresso dal collega, soffermandosi anche sulla preparazione della nuova classe dirigente ora al potere. Per paura che fosse un altro attacco al suo governo amico, Fugatti ha preferito andarsene.

 

Con lui si è alzato anche il presidente del Consiglio regionale Roberto Paccher che lo ha seguito a ruota. Seduto vicino anche Diego Binelli, deputato trentino della Lega. Lui è rimasto, si alzato poco dopo. Forse era disattento e non ha capito subito cosa fosse accaduto e che l'uscita di scena era plateale e polemica con quanto detto.

 

Fugatti ha fatto sapere che aveva impegni altrove, e così l'ha giustificato Arno Kompatscher che alla cerimonia è intervenuto come presidente della Regione. Ma è difficile pensare che tutti i leghisti presenti all'inaugurazione dell'Anno giudiziario avessero lo stesso impegno, e comunque non ci si alza a metà di un intervento, soprattutto se è inserito nella solennità istituzionale, con giudici e avvocati con la toga.

 

Se il governatore si alza e se ne va lancia un messaggio, che tutti hanno raccolto.

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