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Via libera sul direttorio di Bankitalia, de Bertoldi: ''Il governo si è piegato ai voleri dell’establishment finanziario''

Il governo ha mostrato qualche frizione, ma dopo una riunione del consiglio dei ministri particolarmente tesa e lunga, oltre due ore, arriva l'ok a tutte e quattro le nomine sul tavolo. Il senatore di Fratelli d'Italia: "L’autoreferenzialità è prevalsa sull’indipendenza"

Di L.A. - 01 maggio 2019 - 19:35

ROMA. "Il via libera del governo alle nomine del direttorio significa che in Banca d’Italia l’autoreferenzialità è prevalsa sull’indipendenza", questo il commento di Andrea de Bertoldi, senatore di Fratelli d'Italia e segretario della commissione finanze e tesoro, che aggiunge: "I nominati sono di fatto stati decisi dalla banca stessa e il governo, dopo aver perso inutilmente lunghe settimane, si è piegato ai voleri dell’establishment finanziario".

 

Il governo ha mostrato qualche frizione, ma dopo una riunione del consiglio dei ministri particolarmente tesa e lunga, oltre due ore, arriva l'ok a tutte e quattro le nomine sul tavolo. I nomi approvati sono quelli di Fabio Panetta, come direttore generale di Bankitalia, dei vicedirettori Daniele Franco (ex ragioniere dello Stato), Alessandra Perrazzelli e Luigi Federico Signorini, mentre il quinto membro del direttorio è il governatore Ignazio Visco.

 

"È un’ulteriore dimostrazione dell’incapacità della politica di incidere davvero nell’amministrazione di questo Paese, sempre più in balia dei poteri forti - aggiunge il senatore - incapace di determinare realmente la direzione del proprio futuro. Non è accettabile in democrazia che le nomine davvero determinanti per le sorti della nazione siano sottratte agli eletti e riservate alla burocrazia. Questo deve valere in Italia e dovrà valere in Europa dopo il 26 maggio. Fratelli d’Italia pretende infatti il rispetto del volere popolare, e rivendica sempre e comunque il primato della buona Politica, quale strumento del bene comune".

 

Alla vigilia delle nomine c'erano forti dubbi sul via libera dell'esecutivo ai quattro nomi: Lega e Movimento 5 stelle avevano bocciato Signorini e Perrazzelli, considerata troppo vicina al sindaco di Milano, Beppe Sala (Pd). Alla fine ha prevalso la linea istituzionale, quella indicata dal premier Giuseppe Conte. Ma l'ok a tutto il direttorio era auspicato anche dal Quirinale.

 

Il passo indietro della Lega sarebbe dettato dall'aver raggiunto il lascia passare per le autonomie, che dovrebbero essere decise nel prossimo consiglio dei ministri, ma i pentastellati negano la presenza di accordi in quanto le priorità sarebbero altre.

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