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Aggressione a padre e figlio, la Pat: ''Campagna di catture degli esemplari della zona per identificare l'orso autore del fatto''

Il servizio foreste e fauna: "Si procede con le trappole a tubo, il metodo più sicuro per gli operatori e per gli animali". Un'aggressione che porta la Provincia a riflettere sui grandi carnivori e la strada che si vuole seguire in questo caso è del raccordo con Roma. "Un numero massimo di esemplari, la convivenza è difficile" 

Di Luca Andreazza - 23 giugno 2020 - 19:49

TRENTO. "Non ci sarà trattativa", queste le parole del presidente Maurizio Fugatti in riferimento ai rapporti con il ministero. La decisione è presa, il plantigrado va eliminato (Qui articolo). Il destino dell'orso che si è reso protagonista dell'aggressione a Fabio e Christian Misseroni sul Monte Peller in val di Non è segnato (Qui il PRIMO ARTICOLO e il successivo con la versione della PAT). Un problema è però relativo all'identificazione dell'animale. "M49 era pericoloso ma non aveva attaccato gli umani, qui il livello è stato superato", aggiunge il governatore.

 

La struttura forestale in queste ore ha messo in sicurezza l'area e le pattuglie cercano di ricostruire quanto accaduto, ma anche di formare e informare le persone nella zona. Il primo passo è quello di identificare geneticamente l'orso, la Fondazione Mach ha compito di analizzare le tracce sul vestiario dei due cacciatori e sul luogo della colluttazione. 

 

Il servizio foreste e fauna, per voce di Giovanni Giovannini e Romano Masè, tende a escludere che l'orso possa essere tra quelli immortalati, anche in recenti video, a Cavedago e Sporminore. La probabilità più alta è quella che si tratti di un altro esemplare. E qui, se confermato, arriverebbe la parte più impegnativa: identificare con certezza del plantigrado e dare quindi esecuzione all'ordinanza di abbattimento che Fugatti intende firmare nelle prossime ore. "Il ministro è già stato informato lunedì 22 giugno - dice il presidente - ma vogliamo metterlo al corrente delle azioni che intendiamo intraprendere: ci sono già gli estremi per l'allerta del Pacobace". 

 

E' partito il presidio del territorio, la presenza del personale forestale in zona è stabile. "Non sappiamo chi è e dove è", commenta Giovannini. A giorni sono attesi i risultati dell'analisi della Fem. "Se l'orso fosse una femmina, probabilmente è accompagnata dai piccoli". Ora si studia il piano. "Una campagna di catture per caratterizzare geneticamente gli orsi in zona, poi saremo pronti alla fase successiva. Non è un percorso semplice ma abbiamo già esperienza in questo senso".

 

C'è chiaramente incertezza sui tempi ma a grandi linee la strategia è tracciata. "Si procede con le trappole a tubo - spiegano i dirigenti del servizio foreste e fauna - il metodo più sicuro per gli operatori e per gli animali. Una volta che un orso viene catturato si prelevano dei campioni organici, si munisce di radiocollare e marcatura. Poi si può procedere con la ricattura o un abbattimento".

 

Un'aggressione che porta la Provincia a trazione leghista a riflettere sui grandi carnivori e la strada che si vuole seguire in questo caso è del raccordo con Roma. "Questa ordinanza tutela la sicurezza pubblica. In generale ci sono tra gli 82 e i 93 orsi più i nuovi esemplari - prosegue Fugatti - questi dati mettono in dubbio la possibilità di convivenza dell’orso con l’uomo. Quindi sottoporremo questa situazione al ministro Costa per avviare una discussione sulla prospettiva gestionale degli orsi che sta diventando sempre più insostenibile. Ci sono margini perché abbiamo una legge provinciale e quindi intendiamo predisporre un piano di gestione per occuparci di un numero determinato di orsi. Va bene procedere in autonomia ma vogliamo raggiungere un accordo con il ministero".

 

Insomma, si vuole andare verso un tetto massimo di plantigradi. "Sarebbero dovuti essere una sessantina di esemplari per territorio sparsi tra Lombardia, Veneto, Trento e Bolzano, invece si sono rivelati molto stanziali in quanto hanno trovato un contesto ambientale evidentemente favorevole e quindi ci sono un centinaio di unità nel Trentino Occidentale: una densità locale alta in un contesto fortemente antropizzato. Non abbiamo le aree slovene o di altre realtà: si deve capire la relazione e la compatibilità con la presenza dell'uomo".

 

I fari si riaccendono sul tema grandi carnivori, lupi compresi. "Ci sono una quarantina di esemplari e monitoriamo il fenomeno. A inizio legislatura il ministero ha comunicato l'intenzione di impostare un piano ma serve l'unanimità di tutte le Regioni. Ci sono però esigenze e sensibilità diverse, quindi la strada è in salita. Cerchiamo un raccordo e un dialogo con i territori dell'arco alpino. Il percorso è lungo, la gestione e la presenza di questi animali è difficile. Il tetto massimo numerico può essere una soluzione", conclude l'assessora Giulia Zanotelli.

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