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Aveva definito Salvini ''delinquente abituale per tendenza, un mascalzone''. Assolto l'ex Pd Mirandola. Eccher: ''Così si legittima la violenza''

Oggi la sentenza del giudice di pace di Rovereto in merito alla vicenda del 2015 avvenuta durante un consiglio comunale della Città della Quercia. L'avvocata del leader della Lega: ''La pronuncia confonde il piano della politica con quello del diritto, facendo cadere per Salvini la difesa all’onorabilità personale''

Di Luca Pianesi - 07 febbraio 2020 - 19:11

ROVERETO. ''Il Giudice di Pace di Rovereto ha ritenuto legittimo inveire nei confronti di Salvini. Salvini, quindi, ha meno diritti degli altri. Gli insulti, se diretti a Salvini, per il giudice di pace di Rovereto, non sono reato: così si legittima la violenza, verbale e non solo. La sentenza meriterà, ovviamente, appello''. Così l'avvocata dell'ex ministro dell'interno, la trentina Claudia Eccher, dopo la sentenza del giudice di pace di Rovereto in merito al procedimento a carico dell'avvocato Paolo Mirandola, che il 3 marzo 2015 aveva definito Matteo Salvini "un delinquente abituale per tendenza, un mascalzone".

 

Il contesto della vicenda era il seguente: Mirandola, all'epoca consigliere comunale a Rovereto del Pd, in consiglio aveva assistito alla provocazione del consigliere della Lega Villiam Angeli che si era presentato alla seduta con una T-shirt con scritto "Renzi a casa". Il tutto a pochi giorni dalla manifestazione di Roma organizzata dalla Lega Nord e altri partiti di destra contro Renzi. A quel punto Mirandola aveva replicato: ''Qui il collega Angeli ha indossato la maglietta 'Renzi a casa'. Io su questa cravatta, non si vede, ma ho scritto Salvini in galera. Salvini, un mascalzone, un delinquente abituale per tendenza, ha radunato in piazza del Popolo il peggio del Paese, i fascisti, Casa Pound, associazioni che sono venute dalla Germania, dalla Grecia, da altri Paesi, le più destre possibili, le più pericolose possibili. Noi qui non faremo l’Aventino perché se si tratta di misurarsi e di scontrarsi, siamo pronti anche con altri mezzi a misurarci con questa gentaglia. Io dico che è la feccia del Paese e quindi concludo dicendo: Salvini in galera''.

 

Un discorso che gli era valso la querela da parte del leader della Lega perché ritenuti degli insulti personali, non connotabili come critica politica. Il risultato è stato un lungo processo ed oggi l'ex consigliere comunale del Pd, ha avuto ragione nonostante anche il Pm si fosse schierato contro la sua posizione. Il giudice di pace, infatti, ha assolto l'imputato. ''Senza giustificazione l’avvocato Mirandola si accanì contro Salvini - commenta la legale di Salvini - definendolo come delinquente abituale, feccia, da mandare in galera. Creò sgomento perché il suo intervento apparve subito a tutti in aula distonico. Anche il Pubblico Ministero era persuaso della colpevolezza. La pronuncia confonde il piano della politica con quello del diritto, facendo cadere per Salvini la difesa all’onorabilità personale. Salvini ha meno diritti degli altri. Gli insulti, se diretti a Salvini, per il giudice di pace di Rovereto, non sono reato: così si legittima la violenza, verbale e non solo. La sentenza meriterà appello''. 

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