Consigliere Pd aveva definito Salvini ''delinquente abituale'' e ''mascalzone''. Assolto dal giudice, ora la Cassazione ribalta tutto
I fatti erano successi nel consiglio comunale di Rovereto nel 2015 quando Mirandola aveva anche detto ''Salvini in galera''. Prima il giudice di pace e poi il tribunale avevano stabilito che non ci sarebbe stata diffamazione ma ieri la Cassazione ha annullato la sentenza dando ragione al leader della Lega difeso dall'avvocata trentina Claudia Eccher

TRENTO. Aveva definito Salvini ''un mascalzone'' un ''delinquente abituale per tendenza'' e i giudici, sino a ieri, avevano ritenuto, tutto ciò, legittimo. Giovedì 17 febbraio, però, è intervenuta la Corte di Cassazione che ha ribaltato tutto, ha annullato la sentenza con cui Paolo Mirandola fu assolto dal reato di diffamazione, disponendo il rinvio per nuovo esame avanti al giudice civile. Mirandola, poi, dovrà risarcire Matteo Salvini, difeso dall'avvocata trentina Claudia Eccher, per il danno da diffamazione.
Il caso riguardava le dichiarazioni espresse dall'allora consigliere comunale di Rovereto in quota Pd, Paolo Mirandola durante una seduta del consiglio comunale della Città della Quercia tenutasi il 3 marzo del 2015. Mirandola aveva reagito alla ''provocazione'' del consigliere della Lega Villiam Angeli, che si era presentato alla seduta con una T-shirt con scritto "Renzi a casa", con un attacco piuttosto pesante nei confronti del leader del Carroccio.
''Qui il collega Angeli ha indossato la maglietta 'Renzi a casa' - aveva commentato Mirandola -. Io su questa cravatta, non si vede, ma ho scritto Salvini in galera. Salvini, un mascalzone, un delinquente abituale per tendenza, ha radunato in piazza del Popolo il peggio del Paese, i fascisti, Casa Pound, associazioni che sono venute dalla Germania, dalla Grecia, da altri Paesi, le più destre possibili, le più pericolose possibili. Noi qui non faremo l’Aventino perché se si tratta di misurarsi e di scontrarsi, siamo pronti anche con altri mezzi a misurarci con questa gentaglia. Io dico che è la feccia del Paese e quindi concludo dicendo: Salvini in galera''.
Assolto prima dal Giudice di Pace di Rovereto e poi dal Tribunale, Salvini, ha presentato ricorso per cassazione lamentando l’erronea applicazione dei principi della scriminante della critica politica e ribadendo la sussistenza del danno. ''La pronuncia confonde il piano della politica con quello del diritto - aveva spiegato all'indomani della sentenza del giudice di pace di Rovereto l'avvocata Eccher - facendo cadere per Salvini la difesa all’onorabilità personale. Salvini ha meno diritti degli altri. Gli insulti, se diretti a Salvini, per il giudice di pace di Rovereto, non sono reato: così si legittima la violenza, verbale e non solo. La sentenza meriterà appello''.
E ieri il ricorso è stato accolto dalla Corte di Cassazione: ora spetterà al giudice civile liquidare il danno al leader di Lega. Non sono ancora state pubblicate le motivazioni della sentenza.




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