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| 04 mar 2022 | 11:27

''Scusi, lei spaccia?'', la citofonata di Salvini a Bologna non è reato: non era diffamazione ma c'era l'intenzione di ''evidenziare fenomeni di illegalità''

Il giudice per le indagini preliminari di Bologna ha archiviato il fascicolo per diffamazione a carico di Salvini per la "citofonata" del 21 gennaio 2020 a una famiglia del quartiere Pilastro a pochi giorni dalle elezioni regionali. La difesa di Salvini è stata affidata all'avvocata trentina Claudia Eccher: "E' stata valorizzata l’argomentazione difensiva sulla causale politica della condotta"

Scusi, lei spaccia?'', la citofonata di Salvini a Bologna non è reato

BOLOGNA. "Scusi, lei spaccia?", la citofonata di Matteo Salvini al presunto pusher non è reato. La Gip del tribunale di Bologna ha disposto l'archiviazione del procedimento: il leader della Lega non avrebbe avuto intenzione di diffamare ma di "evidenziare i fenomeni di illegalità".

 

Il giudice per le indagini preliminari di Bologna ha archiviato il fascicolo per diffamazione a carico di Salvini per la "citofonata" del 21 gennaio 2020 a una famiglia del quartiere Pilastro. A pochi giorni dalle elezioni regionali, il leghista aveva detto a un ragazzo di origini tunisine: "Mi hanno detto che lei spaccia".

 

Non c'è reato, il leader della Lega, difeso dall'avvocata Claudia Eccher, non avrebbe avuto intenzione di diffamare quanto di "evidenziare fenomeni di illegalità". E' stato archiviato anche il procedimento a carico di Anna Rita Biagini, la donna che aveva accompagnato Salvini durante la passeggiata a Bologna nella quale era avvenuta la "citofonata". 

 

"Il giudice - commenta l'avvocata Eccher - ha accolto la richiesta del pubblico ministero e ha valorizzato l’argomentazione difensiva sulla causale politica della condotta". I genitori del ragazzino che rispose al citofono, all’epoca minorenne, presentarono querela, anche l’eco dei media avuta dalla citofonata.

 

Attraverso l’avvocata Filomena Chiarelli, la famiglia si era opposta alla richiesta di archiviazione presentata dalla Procura. Era stata quindi fissata un’udienza e la gip ha sciolto oggi la riserva accogliendo le ragioni dei pm Flavio Lazzarini e Giuseppe Amato.

 

Per la gip era integrato anche l’interesse pubblico della notizia: obiettivo di Salvini e Biagini era mettere in luce problematiche e degrado del quartiere, causato dall’attività di spaccio di droga. Il giudice fa notare come un anno dopo i due genitori furono arrestati effettivamente per spaccio.

 

Pur riferendosi a fatti successivi, la circostanza varrebbe a corroborare la tesi di Biagini secondo cui il fatto che alcuni membri della famiglia fossero dediti alla vendita di droga era circostanza nota nel quartiere. L’intervento degli indagati fu dunque mosso da motivi politici, volto a supportare, conclude il Gip, "quella parte di popolazione che aveva mostrato insofferenza verso gli episodi di criminalità del quartiere, nonché a mostrare come la lotta a tali fenomeni sarebbe stata in cima all’agenda politica qualora il partito di Salvini avesse vinto le elezioni regionali".

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