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Baracetti attacca il comune di Trento per i dati sulla sicurezza che però si riferiscono alla Provincia: con Fugatti perse 24 posizioni

Il candidato sindaco della destra nel tentativo di colpire l’amministrazione comunale di Trento offre involontariamente un assist ai suoi avversari: dallo scorso anno la macro area della giustizia-sicurezza è scesa dal 18esimo al 42esimo posto, anche se complessivamente la Pat guadagna due posizioni tornando sul podio

Di Tiziano Grottolo - 29 febbraio 2020 - 12:15

TRENTO. In questi giorni il Sole 24 Ore ha pubblicato la graduatoria delle province più vivibili, realizzata considerando 90 indicatori divisi in sei aree tematiche, che rilevano la qualità della vita dei vari territori d’Italia. Milano, Bolzano e Trento occupano rispettivamente primo, secondo e terzo gradino del podio (QUI articolo). Sicuramente una notizia di cui andare orgogliosi, capita sempre più spesso che dati e risultati diventano terreno di scontro politico, i numeri però possono essere effimeri e soprattutto vanno maneggiati con attenzione, in particolare se si legge in maniera superficiale e frettolosa.

 

Succede così che il candidato sindaco della destra a Trento, Alessandro Baracetti, preso dalla foga di dover recuperare terreno sul diretto avversario ha deciso di non lasciarsi sfuggire l’occasione per sferrare un attacco all’amministrazione comunale di Centrosinistra-autonomista: “Sentiamo spesso parlare di Trento come città virtuosa, in cima alle classifiche per qualità della vita. Dalla lettura dei dati registrati dal Sole24ore emergono però luci e ombre. Un dato, che deve farci risvegliare dal torpore, è quello sull’indice di sicurezza: Trento nel 2009 era al 10º posto, nel 2019 è scesa al 42º. I numeri parlano chiaro: è ora di riportare la città al top della classifica”.

 

Fermo restando che queste rilevazioni sono fatte su macro aree tematiche (e alcune voci possono avere una doppia lettura), l’analisi frettolosa di Baracetti, come nel caso della mai avvenuta rissa fra spacciatori, nasconde delle insidie e sicuramente, non è dato sapersi se per distrazione o malizia, anche delle imprecisioni. Tanto per cominciare è bene puntualizzare che la classifica de il Sole 24 Ore riguarda l’intero territorio provinciale, e non come lascia intendere Baracetti il solo comune di Trento.

 

 

 

Dunque a scendere “dalla decima alla quarantaduesima posizione” nella classifica della giustizia-sicurezza non è il comune di Trento, bensì la provincia, ovvero l’ente che da più di un anno è guidato da una giunta leghista, formata dalle stesse persone che sostengono la corsa di Baracetti per la poltrona di sindaco del capoluogo. Il candidato poi omette di dire (ignorando peraltro che questa cosa potrebbe persino essere piegata alla sua narrazione) che la Provincia, rispetto al 2018, è perfino salita in classifica passando dal quinto al terzo posto (nel 2007 e nel 2013 Trento conquistò addirittura la prima posizione). Citare questo dato però avrebbe rovinato la sua tesi e non gli avrebbe consentito di dimostrare l’inefficienza del Centrosinistra-autonomista.

 

 

 

Se possibile c’è poi un altro dato che scagliato in pasto all’opinione pubblica torna indietro come un boomerang: se è vero che Trento nella macro area della giustizia-sicurezza nel 2019 è scivolata alla 42esima posizione è altrettanto vero che nel 2018 occupava la posizione numero 18 (nona nel 2017). Usando la stessa logica si potrebbe dire che in un anno di governo leghista (le elezioni risalgono al 21 ottobre 2018) sono state perse 24 posizioni.  Delle due l’una: o la Pat guidata dalla giunta del leghista Maurizio Fugatti, che ha fatto della sicurezza il proprio mantra, non solo non è stata in grado di governare la situazione facendo addirittura peggio del governo precedente, oppure Baracetti dovrebbe essere più cauto quando maneggia certi dati.

 

 

Probabilmente la verità sta nel mezzo ma soprattutto certe classifiche dovrebbero essere prese per quello che sono: rilevazioni statistiche e soprattutto lasciate agli esperti anziché essere adoperate come manganello per colpire avversari politici, che poi come dimostrato si rischia di farsi del male da soli. I dati incontrovertibili sono che in un anno la provincia ha recuperato due posizioni, tornando sul podio per quanto riguarda la qualità della vita, notizia che dovrebbe far felici tutti i trentini, ad esempio Trento primeggia in “ambiente e servizi”. Il secondo assunto è che questo risultato è frutto delle indagini condotte in tutti i comuni che compongono la Pat, siano essi guidati da giunte di Centrosinistra piuttosto che di Centrodestra.

 

Ultimo spunto riguarda proprio la 42esima posizione nella macro area della giustizia-sicurezza, per avere un raffronto Trento è stata superata anche da Reggio Calabria (che però nella classifica generale occupa la 91esima posizione), ciò significa che Trento sia più pericolosa del capoluogo calabro? Ovviamente no, infatti a Reggio Calabria sono state segnalate solo 5,1 denuncia per violenza sessuale ogni 100mila abitanti, a Trento sono 7,4, ma questo dato non si traduce per forza nel fatto che a Trento ci siano più stupratori ma risentono del fatto che le vittime sporgono denuncia più spesso, segno che si sentono più protette e ascoltate (nonostante alcuni spiacevoli episodi denunciati nel recente passato). Se poi analizziamo l’indice dei reati violenti a Reggio Calabria troviamo le rapine al 24,8 (53esima posizione), le estorsioni 15,9 (64esima posizione), a Trento sono rispettivamente ferme al 16,1 (ventiseiesima posizione) 8,1 (decima posizione). Eppure Reggio Calabria nella macro area della giustizia-sicurezza occupa la 34esima posizione mentre Trento la 42esima. Questo per dimostrare come alcune le rilevazioni vadano sempre maneggiate con attenzione e soprattutto è bene evitare le strumentalizzazioni politiche, certo è sempre bene interrogarsi su questi dati e qualora l’indice della qualità della vita dovesse precipitare nei prossimi anni sarebbe giusto porsi delle domande ma a qual punto probabilmente saranno gli stessi cittadini a chiederne il conto.  

 

 

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