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“Non vogliamo essere ridotte a meri titoli ad effetto quando ci uccidono” il Collettivo si schiera al fianco della ragazza maltrattata

Il Collettivo Transfemminista Queer oggi ha volantinato per le vie di Trento e di fronte alla questura: “Delegittimare una donna che trova il coraggio di denunciare significa attuare una seconda violenza, isolando e indebolendo la sua voce”

Di Tiziano Grottolo - 13 febbraio 2020 - 15:12

TRENTO. Un volantinaggio e un presidio davanti alla questura per stigmatizzare la violenza sulle donne, in particolare un recente episodio che, stando a quanto riportato dai militanti e dalle militanti del Collettivo Transfemminista Queer, avrebbe coinvolto una giovane ragazza trentina.

 

La vicenda era stata riportata dal quotidiano L’Adige, contattato direttamente dalla giovane che aveva raccontato la sua storia fatta di intimidazioni e violenze, ma anche di isolamento perché secondo quanto riferito il suo grido d’aiuto non sarebbe stato ascoltato, anzi si sarebbe vista sbattere le porte in faccia. 

 

In breve, la 17enne racconta di essersi trovata intrappolata in una relazione violenta con un coetaneo due anni di rapporto, in cui all’inizio le violenze erano “solo” verbali e psicologiche: isolamento sociale, denigrazione, controllo dell’aspetto e del vestiario. Dopodiché, in un'escalation di violenza, sono iniziati anche gli attacchi fisici. Solo dopo molto tempo la ragazza ha trovato il coraggio di parlarne con la famiglia e quindi di denunciare l’accaduto alle forze dell’ordine.

 

 

 

 

“Qui comincia la storia di una seconda violenza, quella istituzionale”, accusa il Collettivo che ricostruisce la vicenda, riprendendo la testimonianza fornita ai giornali: “la ragazza si è recata in questura per ben quattro volte senza però che la sua denuncia fosse raccolta”. Anzi è la stessa giovane a raccontare di non essersi sentita per nulla ascoltata e protetta, ed è proprio per stigmatizzare questo fatto che il Collettivo ha scelto di scendere in piazza per un volantinaggio: “Riteniamo sia doveroso spezzare questo silenzio, innanzitutto manifestando solidarietà a questa giovane donna, di cui vogliamo al contempo rispettare il diritto alla riservatezza”. Il messaggio per la ragazza vuole essere semplice e chiaro: “Sappi che non sei sola, sappi che noi ti crediamo, sappi che noi siamo con te”.

 

L’intenzione dei manifestanti però è anche quella di aprire una riflessione generale su questo tema “quanto avvenuto è di una gravità assoluta”. Nel volantino si legge “la violenza di genere è un fenomeno sommerso, tanto che nell’unico luogo deputato alla denuncia a una donna è stato negato il diritto di alzare la propria voce. In quel luogo, ‘sicuro’ solo di nome, ha trovato che ha provato a delegittimarla, a farla vergognare, le ha detto che non era credibile, le ha intimato il silenzio”.

 

Il Collettivo Transfemminista Queer, punta il dito contro le istituzioni: “Di fronte a questa vicenda gravissima non possiamo fare a meno di chiederci, con angoscia e rabbia: a quante donne è già successa la stessa cosa? A quante altre dovrà ancora succedere?”. Per questo le militanti hanno scelto di tenere un presidio davanti alla questura di Trento in viale Verona, un modo di esprimere dissenso e preoccupazione: “Chiediamo, ai funzionari e al questore, di chiarire quanto avvenuto, di prendere una posizione e di garantire che una simile violenza istituzionale non accada mai più, a nessuna”.

 

Senza dimenticare i corsi di educazione alla relazione di genere sostituiti, su mandato dell’assessore leghista Mirko Bisesti, da quelli per 'il rispetto di base' che sono tenuti proprio dal personale delle forze dell’ordine: “Speriamo che quanto accaduto apra una riflessione sui metodi e le figure a cui si affidano temi così importanti”. Lo stesso appello è rivolto anche alle istituzioni provinciali per “chiarire quali sono le modalità concrete di ascolto delle donne che sporgono denuncia” e al mondo dell’informazione “affinché il tema della violenza maschile contro le donne venga trattato con il coraggio e la profondità che merita: non vogliamo essere ridotte a meri titoli ad effetto quando ci uccidono, per questo vi chiediamo quando le nostre vite fanno notizia?”.

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