“Se usciamo la sera o ci vestiamo in un certo modo per noi ci sono battute, molestie e violenze”, la protesta del Bruno arriva in piazza
Gli attivisti e le attiviste del Centro sociale Bruno sono scese in strada per denunciare gli episodi di molestie e violenze contro le donne: “Non vogliamo più accettare un sistema che non ci permette di vivere gli spazi pubblici in sicurezza”

TRENTO. In Trentino, nell’ultimo anno, le donne hanno denunciato 35,3 episodi di violenza ogni mese, 1,2 al giorno. Dati preoccupanti che evidenziano un fenomeno con radici profonde. È proprio per denunciare queste violenze quotidiane che, nella serata di ieri 13 dicembre, gli attivisti e le attiviste del Centro sociale Bruno sono scese in strada per manifestare il loro dissenso. “Ci riprenderemo le strade della nostra città, che ci vengono troppo spesso negate da chi alimenta e sostiene questo sistema. Ce le riprenderemo attraversandole, facendoci vedere e sentire, esprimendo finalmente i nostri corpi e le nostre identità liberamente”.
A essere messo in discussione è quello che viene definito “sistema eteropatriarcale”, lo stesso che alimenta e tollera la violenza di genere. “Se ci vestiamo in un certo modo – spiegano le attiviste – usciamo dopo una certa ora siamo costantemente oggetto di battute, molestie e violenze, anche fisiche quando proviamo a rispondere o reagire. E tutto questo avviene nelle strade, nei parchi, sui mezzi pubblici, per non parlare delle scuole, i luoghi di lavoro, le nostre case”.
Lo scorso novembre a denunciare uno sgradevole episodio erano state due studentesse molestate in strada da alcuni uomini con “apprezzamenti” e attenzioni non richieste. Poi c’era stato il caso dell’esponente di Fratelli d’Italia che, riferendosi alle donne, aveva affermato: “Se gli uomini sono così tremendi, scopatevi i cavalli. Facile”; mentre il sindaco di Segonzano, Pierangelo Villaci, intervenendo sulla vicenda della giornalista palpeggiata in diretta si era domandato: “Ci stracciamo le vesti per uno schiaffetto sulla chiappa?”, definendo il tutto “una goliardata”. La sera del 17 novembre invece, erano stati alcuni militanti di estrema destra ad aggredire le attiviste di Non una di Meno Trento.
“Abbiamo imparato a difenderci, a non uscire da soli, a non fidarci, a tenere la testa bassa e non reagire. Ma siamo stanche e stanchi”, affermano gli attivisti del Bruno. “Non vogliamo più accettare un sistema che non ci permette di vivere gli spazi pubblici in sicurezza, che non ci lascia esprimere i nostri corpi liberamente. Siamo stanche di avere paura, di sentirci insicure in luoghi che dovrebbero essere anche nostri”.
Secondo i manifestanti, oltre a una legge come il ddl Zan, “per sradicare la cultura dello stupro che porta a molestie e violenze” si dovrebbe partire dalle scuole, dove è necessaria un’educazione di genere, al consenso e al rispetto. “Ogni giorno lavoriamo per costruire spazi sicuri, e aperti, dove tutti possiamo esprimerci, spazi liberi da discriminazioni di ogni tipo. Lavoriamo per individuare e decostruire il nostro privilegio, siamo al fianco di tutti le persone che oltre alla violenza di genere, omofoba e transfobica devono subire anche il razzismo e il classismo sistemici”.


















