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Adunata degli alpini, “Innocenti apprezzamenti? Si chiamano molestie”: il Centro sociale Bruno protesterà al Muse contro le “giustificazioni” di Zecchi

Dopo l’articolo del presidente del Muse, Stefano Zecchi, pubblicato da Il Giornale il Centro sociale Bruno lancia una manifestazione: “Non possiamo accettare simili dichiarazioni, inneggiamenti al cameratismo e alle dinamiche di branco che non devono trovare posto nei luoghi di formazione”

Di Tiziano Grottolo - 18 maggio 2022 - 15:26

TRENTO. “Cosa hanno fatto di male gli alpini durante il loro storico raduno? Si domandava Stefano Zecchi su un articolo pubblicato da Il Giornale. Il presidente del Muse si dava pure una risposa: nulla di male, secondo lui. “Certo – metteva nero su bianco Zecchi – se fare un apprezzamento alle forme di una donna che passa davanti a loro, è un reato, non credo che possa restare fuori dalla galera un solo alpino”.

 

A queste parole aveva replicato la prorettrice alle politiche di equità e diversità dell’Università di Trento, Barbara Poggio, che in maniera sarcastica ha affermato: “In fondo Stefano Zecchi ha ragione. Il problema siamo noi, il ‘mondo femminile, non solo femminista, ma proprio tutta la realtà femminile’ che non riesce a comprendere il ‘cameratismo degli uomini’”. Ora però arriva pure un’altra replica alle esternazioni di Zecchi che dovrà vedersela con i militanti del Centro sociale Bruno che per il prossimo 19 maggio (alle 16e30) hanno organizzato una manifestazione davanti al Muse.

 

Durante l’ultima Adunata degli alpini a Rimini (ma numerosi episodi erano avvenuti anche a Trento nel 2018) sono state oltre 500 le testimonianze delle donne che hanno denunciato di aver subito varie molestie a sfondo sessuale.

 

“Quelli che sono stati fatti passare come una sorta di ‘innocenti apprezzamenti’ si chiamano molestie”, puntano il dito i militanti del Centro sociale Bruno. “Non possiamo accettare simili dichiarazioni dal presidente di una delle istituzioni culturali più rilevanti della città. Inneggiamenti al cameratismo e alle dinamiche di branco, con un completo disprezzo dell’intelligenza e della razionalità non devono trovare posto nei luoghi di formazione come è il Muse”.

 

Secondo gli attivisti “il fatto che una persona con questo tipo di mentalità ricopra un ruolo tanto rilevante è solo il riflesso dell’idea di formazione di una politica trentina leghista che ha prontamente provveduto a eliminare l’educazione sessuale e di genere nelle scuole e sostiene i gruppi Pro vita e antiabortisti. Paragonare molestie fisiche e verbali ad ‘apprezzamenti’ – concludono i militanti del Bruno – significa perpetuare le dinamiche di potere patriarcale che opprimono donne e soggettività Lgbt+, che ogni giorno subiscono discriminazioni e violenze, fisiche e psicologiche, da parte di chi detiene il potere”.

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