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Centrali idroelettriche, i conti sulle rendite non tornano. Degasperi: “Così i comuni perdono milioni”

Carte rimaste “nascoste” e mai rese pubbliche, ricorsi che potrebbero valere alcuni milioni di euro, l’avvocata Osele: “Situazione generalizzata”. Degasperi: “La Pat aveva a disposizione delle perizie con rendite più congrue e aggiornate ma sono rimaste sepolte nei cassetti per anni, le somme recuperate potrebbero essere reinvestite nell’emergenza coronavirus”

Di Tiziano Grottolo - 16 aprile 2020 - 12:32

TRENTO. “Le somme recuperate potrebbero essere reinvestite per la gestione dell’emergenza coronavirus, e stiamo parlando di cifre importanti”, così il consigliere provinciale Filippo Degasperi in conferenza stampa, affiancato dai rappresentanti di Onda Civica, Maschio, Negroni, Zanetti e Santini. Il consigliere provinciale ha depositato un’interrogazione per fare luce su questa vicenda: le cifre di cui si parla sono i proventi derivanti dalle rendite che i comuni avrebbero dovuto incassare da Hydro Dolomiti Energia, l’ente che gestisce le centrali idroelettriche trentine.

 

Il condizionale è d'obbligo perché stando a quanto emerso da alcune inchieste e dai ricorsi avviati le amministrazioni avrebbero ottenuto delle rendite di molto inferiori rispetto al dovuto. “Ad esempio – sottolinea Degasperi – il comune di Vezzano avrebbe un ammanco di circa 600mila euro all’anno”. Ma c’è di più, Maria Cristina Osele dello Studio Legale Osele-Zanella, ovvero l’avvocata che ha seguito i ricorsi di molti comuni, parla di una “situazione generalizzata, che riguarda la maggior parte delle amministrazioni interessate dalla presenza di una centrale idroelettrica. Fra i casi di cui siamo a conoscenza – prosegue – le rendite riscosse sono di molto inferiori a quelle reali”.

 

Ma com’è potuto accadere che per tanto tempo i comuni non abbiano riscosso il dovuto? A rispondere è sempre l’avvocata Osele: “Per queste particolari opere è lo stesso gestore a fare una stima, depositando poi un’autocertificazione al catasto che dovrebbe quantomeno verificare. Dalle carte che abbiamo visionato però queste rendite sono sempre inferiori, in alcuni casi sono state tralasciate parti se non addirittura un’intera centrale”.

 

 

In questi casi spetterebbe al catasto tutelare i comuni facendo le opportune verifiche per tutelare le entrate delle amministrazioni, proprio per questo nel mirino della Corte dei Conti sono finiti due funzionari del servizio catasto della Pat, citati in giudizio per danno all'erario. Secondo l’ipotesi della procura sarebbe stato causato un danno al comune di Peio (dove sono situate due centrali idroelettriche) quantificabile in circa 2,9 milioni di euro. Come già detto, danno derivante dalle minori entrate di Ici, Imu e Imis provocate dalla non corretta determinazione della rendita catastale dei due stabilimenti. Anche in questo caso il ricorso presentato dal comune è stato seguito dall’avvocata Osele che ricorda: “Stiamo aiutando anche altre amministrazioni che voglio vedersi riconosciute le giuste rendite, ciò che sorprende è che non tutte abbiano voluto presentare ricorso”.

 

Per il momento nell’elenco delle cause si annoverano quelle avviate dai comuni di: Vezzano e Vallelaghi per la centrale di Santa Massenza; Nago-Torbole e Madruzzo per le centrali di Nago-Torbole e Toblino; Vallarsa, Trambileno, Terragnolo e Folgaria per la centrale di San Colombano; e Peio per le omonime centrali”. Curiosamente l’amministrazione di Rovereto non è fra quelle che hanno presentato un ricorso benché figuri proprio tra i soci azionisti di Dolomiti Energia Spa. Ma l’elenco potrebbe allungarsi perché i comuni che percepiscono una rendita di questo tipo sono molti di più e non è escluso che, qualora non intraprendano azioni per tutelarsi, la Corte dei Conti non inizi a dedicarsi anche a loro.

 

Il primo ad accorgersi che qualcosa non tornava fu l’ex sindaco Geremia Gios ex sindaco di Vallarsa fra i primi ad approfondire la questione e a fare ricorso per ricevere il dovuto. Difficile stimare il danno complessivo perché dipende da molti fattori diversi, fato sta che la cifra si muove nell’ordine dei milioni, eppure tutto questo si sarebbe potuto evitare: “La Pat – il riferimento è all’ultima amministrazione Dellai – aveva a disposizione delle perizie con rendite più congrue e aggiornate rispetto quelle catastali ma sono rimaste sepolte nei cassetti per anni e solo dopo il nostro intervento questi documenti sono tornati alla luce. A breve – conclude – le concessioni saranno messe a gara mi auguro che i valori sulle rendite vengano aggiornati, altrimenti i comuni continueranno ad essere danneggiati a vantaggio dei concessionari”.

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