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La lettera di 43 Comuni alla Giunta: ''Sospendente norma sulle concessioni idroelettriche. Si rischia un grande danno per il territorio''

E' tra i temi più caldi della discussione in Aula. La richiesta è quella di sospendere o abrogare il provvedimento e la preoccupazione è quella di un grandissimo danno per tanti Comuni del Trentino. Fugatti durante l'assestamento di bilancio: ''La riforma delle Comunità nel 2022''

Di Luca Andreazza - 29 luglio 2021 - 00:30

TRENTO. "Considerate le gravissime conseguenze economiche e politiche per il sistema degli enti locali trentini della messa a gara indiscriminata delle concessioni, siamo a chiedere di eliminare l'articolo 30 della discussione del Disegno di legge in modo da avviare un dialogo con i sindaci del territorio e parallelamente con il Consiglio dei ministri, il ministro competente e se necessario con la Commissione europea". Questa la lettera firmata (in fondo in forma integrale) da 43 sindaci del Trentino e inviata alla Giunta provinciale.

 

E' tra i temi più caldi della discussione del disegno di legge, una norma che era stata impugnata dal governo. La richiesta è quella di sospendere o abrogare il provvedimento e la preoccupazione è quella di un grandissimo danno per tanti Comuni del Trentino. "Questa seconda modifica - si legge - inserita nel grande pacchetto dell'assestamento, rispetto alla prima modifica di aprile, è ancora più peggiorativa, non tutelando nemmeno i Comuni le cui concessioni erano scadute prima del 2020 comprese quelle che aspettano un rinnovo dal 2011 e che tra poco andranno messe a gara. La conseguenza della legge non è immediata e forse per questo sottovalutata all'inizio da molto sindaci".

 

Intanto si è conclusa la discussione generale sul ddl dell'assestamento di bilancio e si è passati alla prendere in esame i circa 8 mila emendamenti sul tavolo. Dopo martedì 27 luglio (Qui articolo), mercoledì è stata un'altra giornata di interventi e anche Fratelli d'Italia ha chiesto la sospensione della legge sulle concessioni idroelettriche. 

 

"Pur avendo votato la legge Tonina - ha detto Alessia Ambrosi - dopo un confronto con gli esperti, ammetto di aver commesso un grave errore di valutazione. E una politica che non sa ricredersi di fronte all’evidenza non è da ritenersi al servizio dei cittadini e quindi della trasparenza e della verità. La decisione è quella di presentare due emendamenti all’articolo 30, con i quali si chiede la sospensione della norma in attesa di una legge statale che disciplini tutto il settore".

 

Gli imprenditori e i sindaci sostengono che, fino a quando non ci sarà un quadro normativo statale, le concessioni vanno rinnovate. "Perché - ha aggiunto la consigliera di FdI - prima di tutto le piccole derivazioni non possono essere equiparate agli altri soggetti normati dalla Bolkestein perché insistono su terreni di proprietà. Se avvenisse questo, la Pat sarebbe di fatto responsabile del saccheggio e del depauperamento delle nostre risorse strategiche. Alla faccia dell’autonomia e del 'prima i trentini'. Per tutela dei comuni e delle aziende si deve sospendere la legge per evitare la beffa che grandi gruppi, come quelli francesi, potrebbero mettere in campo".

 

La stessa corte di giustizia europea, ha proseguito Ambrosi, ha posto dubbi sulla Bolkestein, "quindi è evidente la necessità di una norma nazionale. Oggi nessun Paese europeo aprirebbe al mercato il settore idroelettrico, quindi non si capisce perché dovrebbe farlo la Pat mettendo a rischio i bilanci comunali e consegnando la risorsa ai gruppi stranieri. Si tratta quindi di fare il bene della nostra gente e di rispettare i sacrifici fatti negli anni da privati e comuni".

 

Preoccupazioni sulle concessioni anche da Alex Marini (Movimento 5 stelle): "E’ andata male con la legge Tonina che è stata azzerata da Roma che ha sposato la volontà dei poteri forti di liberalizzare il mercato"; il pentastellato ha criticato anche l'assenza di riferimenti all'emergenza climatica nella discussione generale, oltre a evidenziare che le discriminazioni causate dal no all’assegno di natalità per le famiglie che non sono residenti da 10 anni si sarebbero potute evitare sottoponendo la norma alla valutazione. 

 

Anche Alessio Manica (Partito democratico) ha chiesto la sospensione della legge sulle concessioni idroelettriche ("Un gran pasticcio"). "E' impossibile poi dire, come fa la maggioranza, dopo l’accelerazione riformista dello Stato e dell’Ue, che le riforme si faranno. E quando? Forse dopo il concerto di Vasco si potrà avere la riforma delle Comunità: tre anni di attesa possono bastare e sarebbe bello vedere quali competenze si vorrebbero restituire ai Comuni. Sulla Valdastico ci si trova in una fase formale e il documento preliminare mostra una grande carenza motivazionale per un’opera vecchia che non c’entra più nulla col futuro che ci aspetta: la Valdastico, ha affermato, è il simbolo di qualcosa che va accantonato".

 

Prima delle conclusioni di Fugatti, sono intervenuti Roberto Paccher e Mara Dalzocchio (Lega): "La Giunta ha messo in campo risorse ingenti per mettere in sicurezza il tessuto economico". E quindi i consiglieri leghisti hanno riportato i numeri: 412 milioni di euro con il protocollo d’intesa con le banche; con la legge 2, 90 milioni di euro; con la Riparti Trentino 150 milioni di euro e 250 milioni per assestamento 2020 e la legge di stabilità ha recuperato 160 milioni di euro. "A queste vanno aggiunte le risorse della manovra di maggio. Con i 370 milioni del decreto sostegni ci sono 870 milioni di euro per le aziende e per le famiglie che si sommano al quasi miliardo di euro del 2020", dice Paccher, mentre Dalzocchio aggiunge: " La Giunta non è stata passiva ma ha messo in campo una manovra da 200 milioni di euro che serviranno a far ripartire la nostra economia. La finanziaria non è la sede delle riforme, quella della Comunità di valle richiede tempo per rimediare agli errori del centrosinistra".

 

La leghista ha respinto inoltre le critiche all’articolo sulle concessioni. "E' nato dal confronto con Roma e alla base del quale c’è la posizione della Giunta contraria alla completa liberalizzazione. Con la norma si guadagnano tre anni per le concessioni e la parola autoconsumo apre prospettive. Trento non ha vinto su Roma, ma l’articolo 25 è l’esito di un compromesso senza cedere su tutti i fronti", ha detto Dalzocchio.

 

La conclusione è stata affidata al presidente Fugatti. Il governatore ha sottolineato positivamente il fatto, anche da parte della minoranza, c’è stata una presa di consapevolezza di ridefinire i rapporti finanziari con Roma. La Giunta, ha ricordato, non ha messo in discussione gli accordi presi dalle precedenti amministrazioni e questo è stato compreso, così come è stata giustamente rimarcata l’importanza di lavorare con Bolzano.

 

Poi Fugatti ha affermato che c’è la consapevolezza dell’importanza del lavoro dei dipendenti della Pat. Rivalutazione che deve passare attraverso una riforma del pubblica amministrazione. "La volontà di affrontare le tematiche delle riforme c’è e verranno messe in campo conclusa la fase dell’emergenza. L’assessore Spinelli nella sede degli Stati generali si sta ragionando sul sostegno al mondo del lavoro, ma ci si devono porre interrogativi anche sulla mancanza di manodopera che interessa alcuni settori".

 

Breve accenno di Fugatti anche sul tema A22 per il quale "c’è un lavoro continuo e di squadra con Kompatscher. Mentre sulle concessioni idroelettriche ha ricordato che sono i corso confronti col Governo sulle possibili modifiche al ddl. Sulla crescita si sta cercando di cambiare il modus operandi anche ascoltando l’opposizione. Gli obiettivi di crescita ci sono e la Giunta sta investendo in lavoro pubblici che non possono dare risultati in tempi brevi. Anche se va rilevato che il Trentino può anche non essere in grado di assorbire gli investimenti pubblici e privati che sono stati messi in moto. E' giusto chiedersi se le imprese trentine sono in grado di partecipare a appalti di alto valore economico. Ma questa va vista come una sfida. Sulle Comunità l’obiettivo della riforma nel 2022 rimane".

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