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Coronavirus, in Trentino livello del contagio costantemente più alto che in Alto Adige nonostante la confusione sui dati

Stime e proiezioni nazionali e internazionali si basano su dati diversi (e sottodimensionati fino a fine marzo) da quelli reali tenuti dalla Provincia. E così per Einaudi Institute for Economics and Finance la pandemia sarebbe dovuta finire a Trento due giorni fa mentre per la Facoltà di Medicina dell’Università di Washington i decessi dovrebbero terminare tra sei giorni. La certezza è che nessuno potrà bluffare sui numeri perché i rischi sono troppo alti

Lo studio per la Provincia di Trento di Ihme
Di Luca Pianesi - 08 aprile 2020 - 20:37

TRENTO. E' il caos dei numeri che va ad aggiungersi ai tantissimi problemi di un territorio piccolo, qual è il Trentino, che però è riuscito a farsi trovare impreparato sottovalutando il problema (ancora il 5 marzo, con le scuole chiuse in tutto il Paese, il presidente della Provincia Fugatti ripeteva che ''l'Italia è un paese sicuro, visitate il Trentino'') e dimostrandosi, oggi, ancora in grande difficoltà con decine di decessi giornalieri e oltre cento contagi quotidiani. 

 

E questa volta sarà impossibile bluffare, fingere che le cose stanno andando incredibilmente bene, che riusciremo ad anticipare altre regioni perché qui (come eravamo abituati a sentire fino a qualche anno fa) si sono fatte le cose meglio degli altri. Bluffare, infatti, vorrebbe dire rischiare una nuova diffusione del contagio, forzare la mano rappresenterebbe un rischio sulla pelle dei cittadini. Mostrarci, per esempio, come l'Alto Adige questa volta è impossibile con 255 decessi legati al Covid-19 (ma il Dolomiti ha scoperto che ce ne sarebbero un'altra settantina nelle Rsa che non sono stati conteggiati QUI ARTICOLO) contro i 178 avvenuti in Alto Adige e i 3342 contagi contro i 1.859 di Bolzano.

 

E poi, come dicevamo, c'è il problema dei numeri. Il Trentino dall'inizio ha adottato un modello di calcolo diverso da tutti gli altri territori facendo pochi tamponi (di fatto facendo l'opposto di quello che poi si è rivelata la strategia vincente, cambiando direzione dopo i continui appelli dell'ordine dei medici e degli infermieri) e calcolando come positive anche le persone con sintomi entrate in contatto con chi era risultato positivo dal tampone. Per questo fino a fine marzo i dati della Protezione civile nazionale e quelli che pubblicavamo tutti i giorni in Trentino non tornavano mai (a livello nazionale uniformavano i dati basandosi solo sui tamponi).

 

Per esempio il 30 marzo i positivi per l'Azienda sanitaria e la Pat erano 2.529 mentre quelli comunicati alla Protezione civile erano 1357 avendo eseguito solo 6.377 tamponi (era il quinto dato più basso d'Italia dopo Molise, Basilicata, Valle d'Aosta e Sardegna). Si veda il confronto qui sotto. 

 

 

 

 

 

 

Questo sta provocando lo sballamento di tutte le previsioni tracciate a livello internazionale e anche sulla stampa nazionale. Si pensi, per esempio, all'analisi pubblicata una settimana fa dall'Einaudi Institute for Economics and Finance (che ovviamente non avevamo preso in considerazione come il Dolomiti perché seguendo il trend reale del contagio giorno per giorno sapevamo perfettamente che lo studio per il Trentino era totalmente irreale) che aveva stabilito il 6 aprile come data prevista per il Trentino Alto Adige per raggiungere l'obiettivo del contagio zero.

 

Uno studio irrealistico perché irrealistico era anche accorpare i dati di Bolzano e Trento che, pur essendo territori simili per popolazione e dimensioni, hanno una curva del contagio completamente diversa stabilizzata su dati doppi per il Trentino. Migliore, allora, l'analisi uscita in questi giorni dell'Istituto per le Misurazioni e la Valutazione della Salute (IHME) della Facoltà di Medicina dell’Università di Washington che pone il 14 aprile come data per la fine dei decessi e il 27 aprile per la fine del contagio (la data del contagio zero). Eppure anche in questo caso la sensazione è che i dati siano quelli di un trend diverso da quello reale che, lo ripetiamo, è doppio rispetto a quello di Bolzano eppure la Provincia di Bolzano, secondo questo studio, vedrebbe calare a zero i decessi il 30 aprile e i contagi i 12 maggio

 

Ogni previsione, quindi, è sempre difficile ma quelle per il Trentino è giocoforza, viziata, da dati raccolti a livello nazionale, fino a soli pochi giorni fa, in maniera diversa da quanto hanno fatto gli altri territori. Da qualche giorno, finalmente, anche in Trentino si fa quello che si faceva dall'inizio in altri territori e il risultato è di un tasso di positivo comunque più alto rispetto al vicino Alto Adige, quasi doppio. Si pensi che oggi a Trento i tamponi sono stati 1001 e i positivi riscontrati 106 (10,59%) mentre a Bolzano i tamponi sono stati 100 in più (1104) e i positivi 68 (che vuol dire il 6,1%). Ieri la situazione era molto simile: in Trentino 800 tamponi per 125 casi (14%), mentre a Bolzano 941 tamponi per 59 positività (6%)   

 

I decessi in Trentino oggi sono 255 contro i 178 avvenuti in Alto Adige e l'aumento è costante intorno alle 10 unità di media. Insomma certamente hanno ragione il presidente Fugatti e i suoi esperti nel dire che la linea del contagio è stabilizzata ma ancora a un livello alto come si vede dai dati qui sotto dei positivi segnati dall'Apss (dove, lo ripetiamo, solo negli ultimi giorni si tratta di quasi tutti positivi da tampone. Fino a fine marzo i dati erano mescolati con quelli dei sintomatici entrati in contatto con positivi da tampone). Quindi le prime vere percentuali tamponi/positivi le possiamo fare basandoci sugli ultimi giorni e prima di parlare di trend ci vorrà ancora un po' di tempo.

 

 

Con una tale confusione di dati, la speranza, è che vengano letti nella maniera più precauzionale possibile allora, perché sbagliare ancora rischierebbe di costare altre vite umane e di creare danni, anche economici in prospettiva, molto più gravi della già grave situazione attuale.

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