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Degasperi si candida a sindaco con Onda Civica ma continua a essere capogruppo M5S in Consiglio provinciale. Marini: "Piede in due scarpe. Da lui solo bugie"

Continua lo scontro attorno al Movimento 5 Stelle Trentino. Dopo l'espulsione del consigliere Degasperi, presentatosi alle elezioni comunali di Trento con la lista Onda Civica, il compagno in Consiglio provinciale Alex Marini ha pubblicato una nota al vetriolo: "Una sagra della balla, preparava il suo partitello da mesi" 

Di Davide Leveghi - 02 marzo 2020 - 18:39

TRENTO. Consumata la rottura, attorno al Movimento 5 Stelle trentino continua a tirare una brutta aria. Dopo che il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro ha dato il “benservito” al consigliere provinciale Filippo Degasperi, reo di aver annunciato la sua candidatura alle elezioni comunali di Trento alla guida della lista Onda Civica, formata anche da altri ex membri del movimento, dal suo blog il consigliere provinciale pentastellato Alex Marini ha lanciato un messaggio al vetriolo.

 

Bersaglio? Nuovamente l'ex compagno di partito in Consiglio provinciale, colpevole a suo giudizio di “tenere il piede in due scarpe, facendo il candidato sindaco per una forza politica e il capogruppo di un'altra”. Degasperi, infatti, alla decisione di candidarsi come primo cittadino nel capoluogo non avrebbe fatto seguire le dimissioni da capogruppo di un movimento di cui non fa più parte.

 

E così, dopo l'invio della lettera di espulsione da parte dei probiviri 5S, ci ha pensato Marini a incalzare, invitando il collega a “mostrare dignità, dedicandosi al proprio partito personale e lasciando il gruppo del M5S”. Parole dure, a cui di certo il consigliere Degasperi non tarderà a rispondere.

 

In un intervento particolarmente acceso, Marini ha esplicitato tutto il fastidio nei confronti dell'atteggiamento dell'ex compagno del movimento. “E' molto spiacevole trovarsi ancora una volta costretti a rispondere alle dichiarazioni rilasciate a mezzo stampa da Filippo Degasperi – ha esordito – spiacevole ma necessario, visto il tenore e il contenuto delle affermazioni con cui cerca, piuttosto disperatamente, di far passare una serie di bugie cosmiche per ammantarsi di un'aura di correttezza cui, in base alle sue azioni, non ha alcun diritto”.

 

Le affermazioni a cui Marini fa riferimento sarebbero state pronunciate da Degasperi per mezzo stampa durante una giornata di campagna elettorale in vista delle amministrative di maggio. L'argomento: la scelta di non lasciare il ruolo di capogruppo in Consiglio, nonostante l'espulsione dal partito – giudicata immotivata dallo stesso consigliere e candidato sindaco a Trento per Onda Civica. Una scelta determinata, a quanto dice, da un certo lassismo del centro romano nei confronti del M5S locale, abbandonato a sé stesso e pertanto incline a scelte discrezionali nelle nomine.

 

Accuse respinte in toto da Marini, che ha proseguito: “Non senza un filo di sgomento leggiamo ad esempio che nonostante abbia tramato per mesi nell'ombra, assieme ad altri transfughi e qualche eccellente ex politico in cerca di una nuova sistemazione, per creare il contenitore elettorale denominato 'Onda Civica', Degasperi si sente a posto e che semmai 'altri' dovrebbero 'farsi un esame di coscienza' per aver nominato 'amici nelle commissioni'”.

 

“Gioacchino Rossini insegna che la calunnia è un venticello, una lezione che il melomane candidato sindaco di Onda Civica ha evidentemente imparato bene, visto che butta lì affermazioni simili guardandosi però bene dal fare nomi e cognomi. Gli rispondiamo che, quando stavano nel M5S, di nomine Degasperi e i suoi seguaci ne hanno imposta più d'una, anche arrivando a forzare la mano. Per amor di verità sarà divertente entrare nel merito di ciascuna scelta e delle modalità con cui si è arrivati ad essa, così si vedrà chiaro chi debba praticare degli approfonditi esami di coscienza”.

 

“La sagra della balla degasperiana continua poi con la narrazione del tentativo di relazionarsi con Roma durato 'tutto il 2019' da parte degli 'eroici' transfughi che rappresentavano il M5S in consiglio comunale a Trento. Qui bisogna fare attenzione alle parole. Nella mente di Degasperi evidentemente ci si 'relaziona' ad altri sfornando diktat, perché tali erano le 'richieste' inviate al M5S dal trio con cui si accompagna. In soldoni volevano una sorta di super deroga alle regole nazionali su alleanze e programma. Pretese irricevibili, che se accontentate avrebbero portato alla creazione di un partitino personale locale a loro esclusiva conduzione... guarda caso quello che i signori in questione assieme a Degasperi stavano creando almeno da ottobre ed hanno reso pubblico a gennaio”.

 

La scelta di “Degasperi & Co” di dar vita ad un'altra forza politica, sostiene Marini, va quindi ricondotta a ben prima di ottobre, come testimoniato dalla “conferenza stampa di attacco totale al M5S 'casualmente' piazzata il giorno dopo la conclusione di Italia 5 Stelle, dove né Degasperi né tanto meno quei signori che lui racconta così desiderosi di relazionarsi con la struttura del M5S hanno pensato di farsi vedere per avere un contatto diretto con la stessa, finendo però per scaricarle addosso ogni genere di accusa”. Segnale, sempre per Marini, di “ciò che Degasperi e suoi stavano architettando e che poi si è puntualmente verificato”.

 

Sulla scelta della candidata sindaco per Trento per il M5S, Carmen Martini, arriva poi un altro affondo. Alla “sorpresa” di Degasperi per questa candidatura, Marini risponde piccato. “Sorpresa? Cioè: lui e suoi organizzavano sotto banco il loro partitello mentre mantenevano ruoli di primo piano nella struttura locale del M5S, posizioni che utilizzavano per danneggiare l'attività politica col malcelato scopo di svuotarlo di attivisti ed elettori”.

 

“La vicenda è chiara come il sole – continua – ma si sarebbe potuta almeno concludere con un minimo di stile. Avete deciso di farvi il vostro 'contenitore elettorale' personale? Storia chiusa, tanti saluti, voi da una parte noi dall'altra. Invece no, perché lo stile è una cosa che, come il coraggio, se uno non ce l'ha non se lo può certo dare. Così Degasperi ci tiene a far sapere urbi et orbi che pur espulso dal M5S non lo lascia... perché, dice, lo ha creato lui. Interpretando le sue parole, secondo lui il gruppo M5S gli appartiene, e come certi bambini, siccome il pallone è suo o si fa come dice lui oppure se lo porta a casa (e se non è suo lo buca)”.

 

E così l'ultimo affondo Marini lo dedica alla scelta di Degasperi di rimanere a capo del M5S in Consiglio provinciale. “Evitando di addentrarci nel campo della psicologia, alla luce dei fatti (riassunto breve: un individuo eletto grazie al M5S in Consiglio provinciale si candida sindaco a Trento per una forza avversaria del M5S e di conseguenza viene messo alla porta) per dar credito a quel che racconta Degasperi bisognerebbe credere senza fiatare che egli provi un amore viscerale per le carte che ha firmato all’atto di costituire il gruppo e si sa… con i sentimenti non si scherza! Specialmente quando mantenere la posizione 'sentimentale' ti consente di continuare a godere delle risorse e degli spazi destinati alla forza politica da cui sei stato giustamente espulso, sottraendoglieli. Ti permette di andare a rappresentare formalmente quella forza politica in tutte le sedi quando tu invece lavori per i suoi avversari. Ti da il potere di firmare contratti e consulenze, di utilizzarne le strutture per riunioni, prenotare sale e quant’altro a nome di chi ti ha permesso di essere eletto ma che tu utilizzi di fatto nell’interesse di altri”.

 

Al netto di tutte le sconclusionate bugie che racconta – conclude infine - la verità è che Filippo Degasperi vuole continuare a tenere il piede in 2 scarpe facendo il candidato sindaco per una forza politica e il capogruppo di un’altra, nel contempo continuando a succhiare sangue a quest’ultima. È un comportamento che rattrista e lascia sgomenti perché privo di qualsiasi dignità, coerenza e onore. Un comportamento di cui a questo punto Filippo Degasperi sarà chiamato a rispondere”.

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