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Caos nel M5S in Provincia, Marini si dimette e il capogruppo era già stato espulso. Degasperi: “Vuole solo il potere”

Il consigliere del Movimento 5 Stelle Alex Marini ha annunciato le sue dimissioni dal gruppo consiliare in Provincia a causa della "situazione insostenibile" venutasi a creare nei rapporti con Filippo Degasperi, capogruppo (nonostante l'espulsione dal M5S) e candidato a Trento con Onda Civica. "E' un inquilino sfrattato che non se ne vuole andare", tuona. "Mia espulsione senza ragione. Vuole solo spadroneggiare", risponde Degasperi

Di Davide Leveghi - 06 aprile 2020 - 20:32

TRENTO. “Circa un'ora fa ho rassegnato le mie dimissioni dal Gruppo consiliare del M5S di Trento. Per evitare sgradevoli fraintendimenti, specifico subito che questo non significa che io mi sia dimesso dal M5S. Al contrario, sono e resto l'unica persona che siede in Consiglio provinciale che si può esprimere a nome e per conto del M5S”.

 

È sempre più caos nella quota 5 Stelle in Consiglio provinciale. Dopo l'espulsione arrivata da Roma per Filippo Degasperi, capogruppo in Consiglio e candidato a primo cittadino di Trento alla guida di Onda Civica, lista fondata da altri attivisti pentastellati, sono arrivate anche le dimissioni dell'altro consigliere, Alex Marini – non dal Consiglio né dal Movimento, quanto dal gruppo consiliare.

 

La ragione? La scelta di Degasperi, con cui nel tempo non si sono lesinati certo critiche e attacchi, di rimanere alla guida del gruppo consiliare grillino nonostante la formale espulsione dal Movimento.

 

Paradossalmente sono costretto a dimettermi dal gruppo che fa riferimento al nome e al simbolo del MoVimento – continua Marini - a causa della pervicace pretesa da parte della persone che ricopre le vesti di presidente del gruppo consiliare di continuare a farne parte mantenendone pure la guida, a discapito dell'espulsione comminata dal M5S nei suoi confronti, corredata da tanto di interdizione all'utilizzo del simbolo.”

 

“C'è stato chi mi ha chiesto se non potessi rimanere nel gruppo prescindendo dalla persona che si è incatenata mani e piedi alla poltrona del capogruppo. No, non si può, anzi, nei fatti si è generata una situazione insostenibile. Il signore che è stato espulso dal M5S per aver contribuito a fondare una forza politica avversaria del M5S, sta agendo da tempo per danneggiare in ogni maniera possibile il M5S... questo significa che nella situazione attuale non siamo rappresentati nell'assemblea dei gruppi e che le risorse e gli spazi che spetterebbero legittimamente a noi sono poste sotto il controllo di una forza politica ostile”.

 

“Di fatto – ha poi concluso – la situazione che si stava vivendo nel gruppo consiliare era quella di una casa occupata da un individuo che pur avendo ricevuto lo sfratto rifiuta di andarsene e anzi pretende di comandare sulle risorse dei proprietari dell'abitazione stessa. Non potendo liberare la casa in tempi brevi abbiamo optato per una soluzione che ci consentisse di continuare a fare il nostra lavoro fin da subito, lasciando ad un secondo momento tutte la azioni necessarie a tutelare nelle sedi opportune il nostro buon nome e i nostri interessi”.

 

L'accusa di essere un inquilino abusivo, d'altra parte, viene respinta con decisione da Degasperi, informato dallo stesso ex compagno della scelta di abbandonare il gruppo consiliare pentastellato. “Marini ha bisogno di nemici e di farsi notare – commenta – la mia espulsione dal Movimento è avvenuta in maniera discutibile, senza confronto. Voleva avere il potere assoluto sul movimento e per questo tanti se ne sono andati, vedendo che l'applicazione della 'volontà generale' del filosofo che dà il nome alla piattaforma, Rousseau, in Trentino coincideva con la volontà di Marini”.

 

“Ma se in alcune articolazioni del movimento che poteva manovrare è riuscito a prevalere, laddove ci sono regole democratiche non ci è riuscito – continua – e così l'erede di un filosofo antidemocratico se è scontrato con gli strumenti a tutela della democrazia”.

 

Anche all'accusa di “controllare spazi e risorse” del Movimento – in particolare di non aver rinnovato il contratto a “uno dei dipendenti del gruppo consiliare di mia fiducia (di Marini)”, che sempre secondo l'ex consigliere 5S evidenzierebbe la volontà di Degasperi di “danneggiare direttamente il M5S” “punendo i lavoratori ad esso rimasti fedeli” - Degasperi oppone un netto rifiuto.

 

“Io non gli ho mai impedito di espletare le sue funzioni, lui vuole solo spadroneggiare – afferma – sotto questo punto di vista io sono il responsabile e il datore di lavoro. Se una persona non si dimostra adatta e trovo motivazioni oggettive che lo giustificano, dunque, è nel mio diritto non rinnovare un contratto a tempo determinato”.

 

Sull'espulsione – chiave di tutta la questione – Degasperi è perentorio: “la mia espulsione è senza ragione. Io non ho fondato alcune lista civica in alternativa al M5S né dimostrato la volontà di uscirne, solo dal 2017 critico il gruppo che ne ha preso la guida. A Trento, d'altronde, gli stessi attivisti hanno deciso di non candidare il Movimento, aderendo così a una lista a cui mi è stato chiesto di partecipare. Solo dopo questo, di rincorsa, Marini e chi lo sostiene nel Movimento hanno deciso di presentare la lista, orchestrando un'operazione contro e non per. Quando io ho scelto di aderire a Onda Civica, però, la mia candidatura non era ancora incompatibile con il M5S. Non è altro che un gioco di potere”.

 

E dopo le dimissioni, che ne sarà di Alex Marini in Consiglio provinciale? “Aderirò al gruppo misto continuando a rappresentare il M5S”, dice. “Il regolamento del Consiglio prevede che uno esce da un gruppo quando entra in un altro – gli fa eco Degasperi – siccome il gruppo misto ad oggi non è ancora costituito le dimissioni di fatto è come se non esistessero. Quello che ha scritto quindi al momento non nessun effetto”.

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