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Dopo il disastro nelle Rsa i sindacati chiedono di accelerare col nuovo Welfare Anziani, bloccato e depotenziato dall'assessora Segnana già prima del Covid

Voluto nel 2017 e finanziato con 2 milioni di euro, al progetto Spazio Argento (dedicato alla cura e all'assistenza degli anziani soprattutto a domicilio che in questi mesi sarebbe servito eccome) erano stati sottratti 1,5 milioni e si era ritardato con l'avvio trascinandolo fino a gennaio 2020. Con il coronavirus tutto si è fermato ma ora i sindacati esigono di essere coinvolti: ''Non è accettabile che una riforma di tale portata venga gestita senza il coinvolgimento e l'apporto di tutte le parti sociali, compresi i sindacati dei pensionati''

Di Luca Pianesi - 06 giugno 2020 - 11:37

TRENTO. ''Le contraddizioni e le fragilità del sistema dei servizi agli anziani emerse in questa triste vicenda impongono ora una accelerazione per realizzare in maniera organica il nuovo Welfare Anziani - Spazio Argento che se fosse partito nei tempi programmati per il 2019 avrebbe già potuto essere in fase di attuazione e di verifica''. I sindacati pensionati del Trentino chiedono un cambio di passo alla Giunta Fugatti anche alla luce del disastro avvenuto nelle Rsa con centinaia di morti provocati dal coronavirus che impongono un ripensamento anche per quanto riguarda le politiche provinciali in materia. 

 

C'è stato sicuramente l'errore clamoroso compiuto dall'assessora Segnana di dare l'ok alle visite dei parenti nelle case di riposo anche a epidemia già esplosa ma a monte ci sono state anche scelte di politiche sociali compiute precedentemente e considerate sbagliate dai sindacati. Tra queste la decisione dell'assessora Segnana di ritardare il progetto Spazio Argento che era stato introdotto dalla legge 14 del 2017 con l'allora assessore Zeni che aveva previsto un investimento di 2 milioni di euro. L'assessora aveva deciso di ricalibrare l'iniziativa facendola partire solo su tre territori (Val d'Adige, Giudicarie e Primiero) e stanziando un budget di 574.900 euro.

 

I ritardi erano stati continui e alla fine l'approvazione era arrivata a gennaio 2020 con uno Zeni molto polemico al riguardo che aveva votato contro ritenendo un grave errore questa sperimentazione che allungava ulteriormente i tempi di attuazione del progetto che prevede la creazione di un'unica rete di assistenza sociale e sanitaria per gli anziani e quindi puntare sempre di più sui servizi a domicilio con infermieri e fisioterapisti che si recano a casa per valutare le condizioni dell’anziano e studiare con le famiglie percorsi di aiuto e di sostegno per rimanere attivi allontanando il ricovero (e poi lo sportello per le famiglie per risolvere le questioni burocratiche e sanitarie legate al proprio caro).

 

Progettato nel 2017 l'assessora Segnana è stata capace essenzialmente solo di ritardarne il via bloccato, totalmente, con l'arrivo dell'emergenza coronavirus. Ma in questo caso si è riconosciuta l'impronta operativa di questa Giunta: il 10 gennaio (il giorno dopo l'approvazione del progetto depotenziato e solo su tre territori), infatti, i sindacati compatti si lamentavano dicendo che ''l'assessora Segnana ha deciso di mettere dentro tutti i soggetti tranne il sindacato in questo organismo. E questo anche dopo che la stessa assessora, in un incontro con le categorie dei pensionati, aveva accolto la loro sollecitazione a farne parte. Protesteremo in tutte le sedi per sanare questa scelta assurda''. La ''scelta assurda'' al momento non sembra essere stata sanata e i sindacati, adesso, chiedono a gran voce di essere coinvolti dopo il disastro compiuto dalla politica in questi mesi. 

 

''Le segreterie unitarie hanno analizzato quanto accaduto finora ed in particolare la drammatica e straziante situazione che si è abbattuta sulle Rsa per l'elevatissimo numero di decessi dovuti alla diffusione incontrollata della pandemia da coronavirus - spiegano i sindacati pensionati del Trentino Spi Cgil, Fnp Cisl, Uil Pensionati - che ha portato alla seppur tardiva chiusura degli accessi alle strutture dei familiari degli ospiti ed al conseguente lungo isolamento degli stessi. Il clima di paura e di disorientamento che ancora pervade il tessuto sociale non deve tuttavia inibire o rallentare la ricerca di soluzioni adeguate e condivise, compatibili con la massima sicurezza sanitaria degli ospiti, degli operatori e delle famiglie , al fine di recuperare le relazioni tra gli anziani degenti e i loro congiunti''.

 

Le modalità d’incontro con i parenti, proseguono i sindacati, non possono e non devono essere lasciate alla sola discrezionalità delle singole Rsa, ma andrebbero definite con specifici protocolli in accordo con le parti sociali interessate. E allora ecco che si impone per i pensionati del Trentino un'accelerazione per realizzare in maniera organica il nuovo Welfare Anziani - Spazio Argento già molto in ritardo per quanto detto qui sopra..

 

''Vanno altresì ridisegnate e implementate le funzioni dei medici di base - continuano le parti sociali -, le modalità di presenza del medico all’interno delle RSA, l'assistenza a domicilio, le convenzioni con gli specialisti, in modo che la medicina di base sia coerentemente organizzata. Sanità ed assistenza vanno ripensate ed integrate, rafforzandone la funzione preventiva. Per l’invecchiamento attivo ci si deve chiedere se sia stata posta in essere un’ organizzazione sufficientemente adeguata, ma purtroppo i fatti parlano da soli. Non è accettabile che una riforma di tale portata venga gestita senza il coinvolgimento e l'apporto di tutte le parti sociali, compresi i sindacati dei pensionati, che sul territorio rappresentano per loro natura ed esperienza una quota significativa della popolazione anziana''.

 

''Per questo motivo rinnoviamo alla Giunta Provinciale l'invito ad aprire un tavolo di confronto, con tutte le parti sociali, per definire un sistema programmato di apertura delle strutture, - concludono Spi Cgil, Fnp Cisl, Uil Pensionati  - evitando nel modo più assoluto che si riaccendano contagi e focolai. Una ricaduta sarebbe imperdonabile sia rispetto alle legittime aspettative di tornare ad incontrarsi di anziani e dei loro familiari, sia rispetto al personale assistenziale e di cura che ha vissuto carichi di lavoro con una dedizione del tutto eccezionale. Ciò che va superata è una contrapposizione di diritti e di tutele: i diritti dei familiari e degli anziani di rincontrarsi in un contesto di massima sicurezza e le necessarie tutele che vanno garantite a tutti gli ospiti, ai familiari e al personale. Gli strumenti ci sono per rispettare questi diritti e queste necessità, purché da parte di ognuno si affrontino i problemi con il dovuto equilibrio e la necessaria assunzione di responsabilità''.

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