Contenuto sponsorizzato

Coronavirus, i medici: ''Le Rsa rischiano di diventare moderni ghetti e lazzaretti. Il futuro deve essere diverso e più legato alla medicina di territorio''

In queste ore i vertici dell'Ordine dei medici sono scesi in campo per evidenziare preoccupazioni, riportare perplessità e criticità del sistema, ma anche proposte per migliorare la situazione in questa fase delicata della seconda ondata di Covid-19. Un settore attenzionato è quello delle Rsa

Di Luca Andreazza - 28 ottobre 2020 - 04:01

TRENTO. "Il Covid-19 mette in evidenza tutta la fragilità e l'anacronismo delle Rsa che, per come oggi hanno istituzionalizzato gli anziani, corrono il rischio di diventare dei veri e propri lazzaretti". Queste le parole di Marco Ioppi, presidente dell'Ordine dei medici, che aggiunge: "Pur nella buona gestione delle strutture, questa emergenza ha messo allo scoperto una forma disumana con cui la nostra società gestisce gli anziani, servizi socio-assistenziali non sono attrezzate per diventare di tipo ospedaliero in senso stretto".

 

In queste ore i vertici dell'Ordine dei medici sono scesi in campo per evidenziare preoccupazioni, riportare perplessità e criticità del sistema, ma anche proposte per migliorare la situazione in questa fase delicata della seconda ondata di Covid-19 tra recrudescenza della curva (Qui articolo) e scuola (Qui articolo). Un settore attenzionato è quello delle Rsa, un comparto che ha pagato tantissimo in termini di vite umane e che ora si trova ancora a fronteggiare il contagio che è rientrato in alcune strutture, come Baselga di Pinè e Malè.

 

C'è poi in termini generali una carenza di personale che insiste sui servizi sanitari. "Purtroppo - aggiunge Ioppi - la tregua estiva non sembra essere stata sfruttata per prepararsi e adesso ci troviamo nuovamente a rincorrere l'epidemia. Si sarebbe potuti intervenire per provare a rendere ancora più capillare l'assistenza sul territorio, potenziare la prevenzione per farsi trovare pronti".

 

Oggi gli accessi alle case di riposo vedono procedure stringenti e protocolli di lavoro, mentre sono state istituite le Rsa Covid e quelle di transito. "Strutture paragonabili a moderni ghetti e lazzaretti: i pazienti vengono nascosti, isolati e allontanati ulteriormente dal benessere psico-fisico e dai familiari. Situazioni queste che richiamano l'idea dei manicomi che sono stati aboliti per legge perché i pazienti per migliorare devono essere parte integrante del tessuto sociale, il discorso può essere simile per questi servizi così come sono stati concepiti: 'Dio creò la famiglia, l'uomo l'istituto' diceva don Benzi".  

 

Il futuro del comparto potrebbe essere molto diverso una volta superata questa emergenza sanitaria. "L'epidemia mette in evidenza le criticità di queste strutture, spesso troppo grandi. L'ottimo - dice Ioppi - sarebbe un impianto di professionisti che segue i pazienti a domicilio, altrimenti si possono pensare a soluzioni intermedie come il social housing. Il Trentino è piccolo e autonomo, la rete del volontariato importante: si potrebbero sperimentare nuove tipologie di welfare più vicine alla medicina di territorio in grado di integrare gli anziani nella società". 

 

Nelle ultime 24 ore, un altro ospite delle case di riposo è deceduto a causa del Covid-19. Ma la paura e la costante presenza del coronavirus, il lockdown e le limitazioni a fisarmonica che impattano sulla società sembrano svilire la mortalità se riguarda una persona anziana, come se parti della comunità valessero meno di altre. Il cinico e tragico: "Tanto sarebbe morto ugualmente", senza tenere presente le condizioni attuali e la solitudine di queste partenze (Qui articolo). 

 

"I problemi sono stati spesso segnalati e stigmatizzati - spiega Paolo Bortolotti, consigliere dell'Ordine dei medici - c'è anche un codice deontologico per garantire la dignità psicofisica della persona. Morire da soli in Rsa è terribile, ancora di più sapendo che non si possono rivedere i propri cari per un ultimo saluto. Il numero dei decessi è veramente elevato e forse serve una collaborazione generale per condividere le regole per provare a migliorare questa situazione".

 

E' da qualche settimana che i medici evidenziano la necessità di non illudersi davanti ai numeri del contagio, mentre ora che il contact tracing appare in affanno l'Ordine chiede alle istituzioni di cambiare passo, ma ai cittadini un supplemento di responsabilità per reggere l'urto della seconda ondata dell'epidemia. Tutte le parti, infermieri, medici di medicina generale e pediatri sono disponibili a fare la propria parte per sviluppare la medicina di territorio e togliere pressione al sistema ospedaliero, ma devono essere messi nelle condizioni di poter operare nel miglior modo possibile (Qui articolo).

 

Una recrudescenza della curva epidemica che preoccupa anche per quello che sembra ancora un approccio d'urgenza all'emergenza. Una forte risposta territoriale che permetterebbe di aiutare il sistema ospedaliero. "Un aspetto cruciale - commenta Giovanni de Pretis dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari - ma i ritardi d'azione e le decisioni differite creano difficoltà a più livelli che possono aumentare le preoccupazioni anche nella popolazione".

 

Il dispiacere è poi quello di vedere reparti bloccati per gestire i pazienti Covid-19, una situazione accentuata anche dalla carenza di personale. "Si sarebbe dovuto pianificare il fabbisogno in maniera più puntuale - evidenzia Ioppi - preciso e lungimirante. Ok sospendere interventi e prestazioni in estrema urgenza, però non si possono ripetere gli errori della primavera perché è inaccettabile. Gli operatori sono stremati, molte le criticità e per questo si chiede un supplemento di responsabilità ai cittadini, una sensibilità agli sforzi fin qui profusi da professionisti che rischiano in prima persona senza sosta".

 

L'attenzione deve sempre riguardare il personale impegnato in corsia, esposto in particolar modo al contagio e che non vuole diventare veicolo di trasmissione del virus. "I tamponi non possono essere eseguiti solo ogni 15 giorni ma ci dovrebbe essere una programmazione costante per verificare gli operatori ogni settimana, altrimenti i timori, le ansie e le paure crescono anche tra i professionisti che invece devono poter lavorare in modo tranquillo", conclude Ioppi.

Contenuto sponsorizzato
Telegiornale
Ultima edizione
Edizione ore 19.30 del 26 novembre 2020
Il DolomitiTg, le notizie della giornata in sessanta secondi. Cronaca, politica, ambiente, università, economia e cultura: tutte le news in un minuto
Contenuto sponsorizzato

Dalla home

29 novembre - 04:01

Un quadro completo della situazione epidemiologica che si potrebbe avere da lunedì: il ministero ha chiesto alle Regioni e alle Province autonome di comunicare i dati completi, così come di tenere separate le voci ''positivi da antigenici'' e ''positivi da molecolari'' e, finalmente, si farà forse chiarezza

28 novembre - 20:51

Sono 446 le persone che ricorrono alle cure del sistema ospedaliero di cui 42 pazienti sono in terapia intensiva e 52 in alta intensità. Sono stati trovati 219 positivi a fronte dell'analisi di 3.955 tamponi​ molecolari per un rapporto contagi/tamponi al 5,5%

28 novembre - 22:40

Il conducente di 22 anni di Caderzone Terme ha improvvisamente perso il controllo del mezzo per finire contro alcuni alberi a lato strada e poi cappottarsi. Una 15enne è morta sul colpo, gravi gli occupanti dell'abitacolo

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato