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Coronavirus, Coppola: “Troppi pochi Oss nei reparti Covid del Santa Chiara e a rimetterci sono i pazienti. La Pat lo sa?”

Su richiesta del sindacato dei medici Fenalt, la consigliera provinciale di Europa Verde Lucia Coppola ha depositato un'interrogazione sulla situazione nei reparti di Medicina media A e B del Santa Chiara di Trento. In base al minutaggio sovradimensionato rispetto ad altre realtà italiane, l'Apss ha deciso di riorganizzare il personale, tagliando sul numero degli Oss. Ma la seconda ondata ha colpito anche i lavoratori, già stremati per i turni. Il segretario Paolo Panebianco: “Proclamato lo stato di agitazione”

Di Davide Leveghi - 15 dicembre 2020 - 19:22

TRENTO. Tra gli aspetti criticati nella gestione trentina di questa seconda ondata di Coronavirus, c'è sicuramente l'organizzazione del personale. Nelle corsie d'ospedale e nelle Rsa – dove alcuni infermieri testimoniano il ricorso a lavoratori non certo formati adeguatamente (QUI e QUI gli articoli) – la mancanza di personale, spesso oberato da turni massacranti e colpito diffusamente dal virus, sta mettendo a dura prova la tenuta del sistema sanitario.

 

Non è un caso che dallo stesso Ordine dei medici arrivino continui appelli alla Provincia affinché si cambi rotta. L'impreparazione mostrata di fronte a questa seconda ondata, in cui la cittadinanza così come il personale si aspettavano una maggiore capacità gestionale, pur nell'eccezionalità della situazione, difficilmente può trovare una giustificazione.

 

Sotto i riflettori dell'opinione pubblica e dei sindacati direttamente interessati, oltre alla Provincia, ci sono anche i vertici dell'Azienda sanitaria. Nello specifico, in questo caso, i responsabili di una scelta che, secondo la sigla sindacale dei medici Fenalt, ha pesato non poco sia sui pazienti Covid che su un personale duramente provato dallo stress della corsia. Una protesta, questa, che ha portato allo stato d'agitazione dei lavoratori e a un'interrogazione della consigliera di Europa Verde Lucia Coppola.

 

Tutto comincia quest'estate, quando in base al parametro del minutaggio i vertici dell'Azienda compiono la scelta organizzativa di spalmare il personale Oss sui due reparti Covid dell'ospedale Santa Chiara di Trento. Il reparto di Medicina media A e B sono infatti gestiti da due distinte Unità operative, dipendenti dallo stesso primario. Vi sono anche due gruppi di infermieri e due coordinatori. Per poter risparmiare sul personale si decide così di accorpare gli Oss in un unico gruppo che lavora in entrambe le Uo. Il loro numero, a differenza degli infermieri, viene così diminuito.

 

Ma i sindacati non ci stanno e chiedono lumi. Nel giugno scorso la Fenalt fa presente i problemi dell'unità operativa ma l'Azienda risponde che “il minutaggio giornaliero di assistenza al paziente, cioè il minimo di assistenza diretta giornaliera che un paziente ricoverato in medicina ha diritto di avere, è più che sufficiente e persino sovradimensionato rispetto a altre realtà italiane”. Il personale, in base a questo criterio, è abbastanza, nonostante il contesto del Covid metta a dura prova la tenuta fisica e psicologica di chi lavora in corsia.

 

Ma l'Apss, secondo Coppola e Fenalt, utilizzando il criterio del minutaggio non tiene in considerazione che a questo “concorrono le due figure professionali dell'infermiere e dell'operatore socio sanitario”, due figure con mansioni diverse e in cui l'assistenza di base è demandata per lo più al secondo. Si crea così una situazione in cui ci rimettono tutti: l'infermiere si occupa anche di mansioni non sue (con possibili conseguenze legali), gli Oss sono pochi e oberati di lavoro, i pazienti rischiano di vedersi trascurati.

 

A rendere tutto più complicato ci pensa poi la malattia stessa, che colpisce anche gli operatori sanitari. Su 18 Oss, 7 si ammalano, pesando ulteriormente su un personale già stanco e provato. Per questo, nell'interrogazione depositata dalla consigliera Coppola, si chiede al presidente della Provincia Maurizio Fugatti se sia a conoscenza della situazione venutasi e creare nei suddetti reparti dell'ospedale di Trento e se vi sia intenzione di aumentare la dotazione organica di personale almeno in questa fase d'emergenza.

 

 

Ma non è tutto. La stessa Fenalt ha deciso di proclamare lo stato d'agitazione. “Non è solo una battaglia per gli operatori già esausti dalla prima ondata ma anche a tutela dell'assistenza dei pazienti Covid ricoverati – incalza il segretario Paolo Panebianco - per questo, dopo mesi di tentativi con l'Apss siamo stati costretti oggi a proclamare lo stato di agitazione formalizzandolo come previsto al Commissario del Governo. Questo per poter adire ad altre forme di lotta che organizzeremo”.

 

“Il personale è stremato, su 18 Oss in servizio 7 si sono ammalati di Covid. L'Apss nel periodo estivo non ha fatto nulla per evitare che adesso ci trovassimo in questa situazione, le lettere e le richieste di aiuto da parte dei lavoratori e del sindacato hanno avuto risposta negative. Per l'Azienda i numeri sulla carta ci sono e il discorso si chiude lì, purtroppo come si evince anche dall'interrogazione provinciale della consigliera Coppola, che noi abbiamo richiesto, la composizione e qualità degli operatori presenti è fondamentale per determinare il tipo di assistenza fornita ai pazienti. Nei prossimi giorni vedremo se ci sono risposte siamo comunque determinati a fare tutto il possibile per aiutare operatori e pazienti. Non va tutto bene come alcuni vertici aziendali continuano ad assicurare”, conclude.

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