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Coronavirus, la società dell'homo homini virus e del ''tanto i morti sono anziani'', ''ditelo che erano malati'' e del ''terrorismo mediatico''

In questi giorni assistiamo che a un ritorno pesante del contagio e dei decessi legati al Covid si affiancano post e commenti cinici, freddi, a loro modo spietati. Oltre ai complottisti, è un chiaro meccanismo di difesa che cerca di negare quanto sta succedendo. Queste persone non chiedono ''la verità'' ma qualcosa che li conforti nelle loro paure. Ma ''una società è veramente accogliente nei confronti della vita quando riconosce che essa è preziosa anche nell’anzianità, nella disabilità, nella malattia grave e persino quando si sta spegnendo''

Di Luca Pianesi - 14 ottobre 2020 - 12:19

TRENTO. ''Basta con questo terrorismo mediatico'', ''la persona morta era già malata e immunodepressa'', ''sì ma sono vecchi, spiace ma sarebbero morti lo stesso''. E' questo il livello di alcuni commenti sotto anche ai nostri articoli che riguardano il coronavirus e soprattutto sotto quelli che parlano di vittime legate al Covid-19 e che ricordano, tragicamente, che l'epidemia è ancora presente e che, purtroppo, uccide ancora. Sono commenti cinici, violenti, freddi, quasi spietati ma che nascondono, probabilmente, il sentimento più forte che contraddistingue la nostra società in questa fase storica: la paura e l'incertezza (oltre che una buona dose di troll, cospirazionisti e professionisti che soffiano sul fuoco del contrasto sociale).

 

La negazione è un meccanismo di difesa delle persone più fragili che, incapaci di sopportare il peso della paura, di razionalizzarlo, di inquadrarlo in comportamenti conseguenti, che richiedono poi impegno, fatica, tempo, si limitano a negare l'esistenza della fonte di paura e a normalizzare anche la cosa più straordinaria (anche in senso negativo). Certo la deriva è terribile: homo homini lupus (l'uomo è lupo verso l'altro uomo) sosteneva Thomas Hobbes e in questi commenti vediamo che è così, che le briglie sciolte dei social (quindi più lontani da una sovrastruttura sociale che in qualche modo costringe le persone a limitarsi) ''liberano'' la personalità più vera di certi soggetti che si manifesta in questi messaggi. Commenti assolutamente gratuiti, nel senso che nessuno è stato costretto a scriverli: ma lo fanno per salvare sé stessi dalla paura e per farlo sono pronti a sminuire la morte di altre persone con una freddezza estrema quasi inquietante.

 

Homo homini virus (l'uomo è virus verso l'altro uomo), potrebbe essere il motto di quest'epoca, virando il motto latino: dobbiamo proteggere noi stessi per proteggere gli altri perché siamo noi che trasportiamo il virus che potrebbe segnare la condanna di un nostro fratello o sorella, di nonni o nonne di altre persone, di amici di qualcuno o parenti di qualcun'altro. E poi c'è il virus dell'indifferenza, della negazione del problema, del ''si ma è era solo un vecchio quello che è morto'' o del ''sì ma era uno che stava male prima'' o di quelli che ad ogni notizia che ricorda la drammaticità del momento che stiamo vivendo (senza precedenti su scala planetaria) risolve tutto con due parole: ''Terrorismo mediatico'' e poi: ''Dite la verità'' quando è proprio la verità che lo spaventa di più.

 

E' un virus terribile quest'ultimo, che spacca la società, che la mortifica, che annulla tutti quegli ''andrà tutto bene'' di questa primavera. Se questa è la china non ''andrà tutto bene'': se una società decide che un anziano, un disabile, un malato possono morire per le complicazioni legate al Covid senza che nessuno dica niente o faccia niente e, anzi, pensano anche di dover intervenire per sottolinearlo, è davvero svilente il modello di comunità che stiamo costruendo. ''Una società è veramente accogliente nei confronti della vita quando riconosce che essa è preziosa anche nell’anzianità, nella disabilità, nella malattia grave e persino quando si sta spegnendo'', ha detto Papa Francesco. E il rispetto e la tutela di chi è più debole dovrebbero essere proprio l'Abc di qualsiasi democrazia occidentale moderna altrimenti è la società dell'homo homini lupus dove sopravvive il più forte e il debole soccombe.

 

Ieri scrivevamo di uno studio di Euricse che ha analizzato i dati Istat e ha mostrato come nel 2030 un trentino su 3,5 avrà più di 65 anni mentre nel 2050 gli over 65 arriveranno ad essere 193.400 (più di una persona su tre, di cui 113.300 over 75). L'anno scorso le persone alle quali è stato diagnosticato un tumore maligno sono state circa 371mila in Italia sempre inaspettati e totalmente imprevedibili (circa 1.000 al giorno). E' un attimo passare dall'altra parte della barricata e da essere quello che, per rassicurare sé stesso, scriveva ''tanto sono vecchi'', ''tanto sono malati'' trasformarsi in quello che dagli altri spera di ricevere assistenza e sostegno o almeno di non diventare l'obiettivo delle frustrazioni altrui restando al sicuro dall'homo homini virus

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