Contenuto sponsorizzato
| 07 apr 2023 | 19:46

Caldes, la voce delle persone della valle: ''Dobbiamo arrenderci? Dobbiamo scappare? No, la montagna è casa nostra. Vogliamo poter tornare nei boschi con tranquillità''

Tantissimo dolore, ma anche paura e rabbia a Caldes, una comunità che piange la terribile morte di Andrea Papi, il 26enne trovato senza vita nel bosco a seguito dell'aggressione da parte di un orso

Caldes, la voce delle persone della valle: Dobbiamo arrenderci?

CALDES. "E ora? Cosa facciamo noi popolazioni rurali? Dobbiamo arrenderci? Dobbiamo scappare? Dobbiamo andare in città? Dobbiamo pensare che tutti gli animali siano cattivi? Dobbiamo arrabbiarci? Dobbiamo abbandonare il bosco? I paesi? Le valli? La montagna?". Queste le domande di Sofia di Caldes a poche ore dalla tragedia nei boschi dell'abitato della val di Sole. Una riflessione che ha ricevuto centinaia di condivisioni sui social network e che rispecchia bene quanto stanno pensando le persone della zona dopo la tragica uccisione di Andrea Papi. "Vogliamo per lui, per la sua famiglia giustizia - prosegue - una giustizia giusta, niente di estremo, niente di più. Vogliamo poter ancora recarci in quei posti con tranquillità nonostante tutto. È cosa nostra. Il bosco è casa nostra. Ne abbiamo il diritto e allo stesso tempo il dovere". 

 

Tantissimo dolore, ma anche molta paura e rabbia. Questi i sentimenti in val di Sole. La comunità di Caldes piange la terribile morte di Andrea Papi, il 26enne trovato senza vita nel bosco (Qui articolo). Il corpo è stato descritto come dilaniato dalle ferite e i risultati dell'autopsia hanno confermato che Andrea al momento dell'aggressione era vivo ed è stato ucciso da un orso. E dopo la conferma è arrivato anche l'annuncio di Fugatti: via libera alla guerra agli orsi da riportare quanto meno al numero originario del progetto Life Ursus: una cinquantina mentre oggi sono poco più di un centinaio.

 

Oltre la vicenda giudiziaria e le prossime mosse della Provincia, resta un'intera il dolore di un'intera comunità, stretta intorno alla famiglia Papi in queste ore drammatiche. Una comunità che attende risposte come spiegato a Il Dolomiti dal sindaco di CaldesAntonio Maini.

 

Nonostante le ore drammatiche per la comunità, l'orso viene considerato da Sofia un animale speciale e contribuisce all'equilibrio ecologico e alla biodiversità del bosco. Ma è altrettanto importante trovare forme di controllo e di vigilanza per non perdere la possibilità di vivere la montagna. 

 

Pubblichiamo in forma integrale il pensiero di Sofia di Caldes condiviso sui social network.

E ora? Cosa facciamo noi popolazioni rurali? Dobbiamo arrenderci? Dobbiamo scappare? Dobbiamo andare in città? Dobbiamo pensare che tutti gli animali siano cattivi? Dobbiamo arrabbiarci? Dobbiamo abbandonare il bosco? I paesi? Le valli? La montagna? Quella montagna che da quando abbiamo ricordi ha sempre fatto da sfondo a tutto ciò che vivevamo, quella montagna dove abbiamo il maso dove si va con i nostri nonni, quella montagna dove adoriamo fare grigliate e feste tutti assieme, quella montagna che ci regala funghi, carne, fiori, legna, colori, erbe, emozioni, sentimenti, reddito, quella montagna che riteniamo la nostra casa, quella montagna che raggiungiamo quando abbiamo bisogno di staccare la testa dalla vita frenetica che stiamo vivendo, quella montagna che ci da un po' di spensieratezza, quella montagna che onoriamo, quella montagna che tuteliamo e proteggiamo, quella montagna essenziale alla vita, quella montagna che ci permette di sopravvivere. 

 

Quante volte vi siete ritrovati ad osservare un cervo che bruca, le farfalle che si rincorrono, le foglie che cambiano colore, le foglie che cadono, gli uccellini che nidificano, l'acqua che si fa strada tra i massi. Quante volte vi siete ritrovati a fermarvi e ascoltare il picchio che batte su un tronco, i massi che cadono, il fruscio del vento fra i rami degli abeti, un capriolo che abbaia, il cinguettio degli uccellini, i grilli che cantano.. come facciamo ad abbandonare tutto ciò?

 

Noi montanari abbiamo la montagna nel sangue, dobbiamo dirlo ad alta voce, farci sentire, dobbiamo dire com'è vivere con la montagna. Il bosco non è solo un contorno ma è il prolungamento dei nostri paesi. Ci ha insegnato l'educazione.

 

Noi montanari partiamo con lo zaino pieno e portiamo a casa la nostra immondizia e anche quella che troviamo, non la lasciamo lì come è noto osservare a fine stagione turistica. Vivere in montagna è alzarsi alle 5 dopo una nevicata e fare tutti la propria parte per rendere le strade agibili a tutti, è dedicare le proprie ferie ad andare a fare la legna per potersi riscaldare, è un sacco di cose.

 

Vivere in montagna non è vestirsi tutti firmati, partire alle 11 per raggiungere un rifugio pretendendo il lusso dai gestori solo per fare la foto da mostrare ai propri amici. Dobbiamo essere noi a insegnare alla gente che non vive qua com'è rispettare il bosco e conviverci, non devono essere loro a dirlo a noi che vivono in città sommerse dalla sporcizia in appartamenti di trenta metri quadrati. Dobbiamo farci valere.

 

E' vero che noi montanari di nomina siamo un po' rozzi e rustici però vi ricordo che il Trentino è super noto per il volontariato che fa nei confronti di tutti, si offre a tutte le regioni per alluvioni, terremoti, disgrazie, aiuto.. quindi ora più che mai potreste starci vicino invece di scrivere su facebook commenti assurdi dal vostro comodo divano che proprio mi fanno perdere la testa. 

 

E ora mi rivolgono agli abitanti di Caldes, chi di noi non è mai stato sul Grum? Nessuno. Fa parte di noi, quante feste sono state fatte lì? Quante merende? Quante "brosche"? Quanti funghi? Quanti "sparzi"? Quante escursioni? Quante giornate ecologiche? Quanti giri in moto? Quanti picnic? Quante uscite a caccia? Quanti "denti de cagn"? Un'infinità! E ora proprio quella montagna che noi consideriamo da sempre il nostro "parco speciale" ci ha rubato un cuore giovanissimo...cosa dobbiamo fare? Vogliamo per lui, per la sua famiglia giustizia, una giustizia giusta, niente di estremo, niente di più. Vogliamo poter ancora recarci in quei posti con tranquillità nonostante tutto. È cosa nostra. Il bosco è casa nostra. Ne abbiamo il diritto e allo stesso tempo il dovere. 

 

Fidati Andrea che non abbandoneremo mai quei posti. Lo faremo per te. Un pensiero andrà sempre a te. Sei in tutti i nostri cuori, sempre con quel sorriso che solo tu avevi e ci regalavi. Ciao presidente.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Montagna
| 06 agosto | 20:15
Dal Trentino al Veneto, una panoramica sulla difficile situazione idrica in quota. Abbruscato: “Il problema principale legato all'utilizzo dei [...]
Cronaca
| 06 agosto | 21:21
Sono stati i tre amici che si trovavano con lui ad allertare i soccorsi: l'elicottero Falco 1 ha raggiunto le coordinate indicate e provveduto a [...]
Cronaca
| 06 agosto | 18:22
La ragazza, a una quota di circa 2.600 metri, sotto Cima di Valbona, nel gruppo del Latemar, è scivolata lungo un pendio, precipitando da un [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato