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| 16 apr 2023 | 06:01

Turismo tra paura degli orsi e chi li vuole salvare: "Una terribile fatalità ma evitare di comunicare come se ci fosse uno stato di guerra'', l'esperto di crisis management

L'hashtag boicottailtrentino era partito nel 2014 con la morte di Daniza, in queste ore con l'ipotesi di abbattimenti di altri orsi è ritornato in voga. C'è poi la paura per la terribile tragedia avvenuta a Caldes. L'esperto Fabrizio Vagliasindi: "Non ci sono riferimenti e diventa più difficile la gestione: molto si gioca sul filo della psicologia di massa. L'emotività non è mai razionale e se c'è un eccesso i rischi sono alti di incutere paura e terrore"

TRENTO. I residenti che hanno paura a frequentare i boschi di casa, mentre in Italia si moltiplicano gli appelli per salvare Jj4 e per "risparmiare" una cinquantina di orsi, considerati dalla Provincia di troppo rispetto alla portata del territorio. I messaggi per accusare il Trentino di non saper gestire i grandi carnivori, il ritorno dell'hashtag #boicottailtrentino perché contro l'abbattimento dei plantigradi e contro le ordinanze firmate dal governatore Maurizio Fugatti. Questo per rimanere in Italia. I cittadini esteri, invece, stentano a prenotare per semplice paura. E si lavora alla crisis management.

 

Le ripercussioni si possono allargare un po' a tutto il territorio ma nelle scorse ore c'è stato un altro vertice tra Provincia, Trentino Marketing, l'Azienda per il turismo val di Sole e quella della val di Non per studiare e per delineare le prossime mosse e trovare una comunicazione tanto chiara e trasparente, quanto univoca per gestire la comunicazione a fronte dell'avvicinarsi della stagione estiva (Qui articolo). 

 

"Questa è una situazione complessa e in parte c'è già l'esperienza legata alla vicenda Daniza", spiega Fabrizio Vagliasindi, consulente e tra i massimi esperti di comunicazione e tra i più importanti professionisti nella progettazione di strategie per digital business development e gamification design. E' anche professore a contratto all’Università Iulm di Milano e in passato è stato direttore il Dipartimento di Ricerca sulla Multimedialità di Apple. "In quel caso poi tutto si è normalizzato, la crisi è rientrata nel giro di qualche settimana: una dinamica fisiologica perché le tensioni si smorzano".

 

E' in quel momento di grande crisi che è stato aperto il "Tavolo comunicazione orso" con la Provincia, allora guidata da Ugo Rossi e l'assessorato di Michele Dallapiccola per gestire la comunicazione, Trentino Marketing, l'ufficio stampa di piazza Dante e i servizi forestale. La scelta era stata quella di affidarsi anche a una delle società di consulenza che aveva seguito la vicenda di Costa Concordia, affondata all'Isola del Giglio. 

 

Questa volta, però, la crisi è ancora più delicata. C'è, purtroppo, una vittima. C'è la volontà di abbattere tre orsi: Jj4, responsabile della morte di Andrea Papi; Mj5 autore dell'aggressione a Cicolini in val di Rabbi e M62 perché è un esemplare estremamente confidente. Decisioni che "alzano" la tensione. 

 

"E' necessario dare una percezione corretta di quanto avviene sul territorio - prosegue Vagliasindi - un incidente durante un'escursione oppure una valanga, per quanto possano essere eventi di una gravità elevata, hanno un 'percepito' di fatalità da parte delle persone. Un turista, per esempio, dispone di un quadro di riferimento in cui muoversi per capire e interpretare un evento drammatico senza per questo percepire un pericolo diretto per sé. Questa tragedia scuote perché nell'immaginario il Trentino è terra per famiglie, una natura amica e non una caverna buia e inesplorata".

 

L'unità di crisi è chiamata a trovare una dimensione di questa tragedia che ha scosso un'intera comunità. "Questa situazione è paragonabile a una tragedia all'interno di un lunapark per bambini. Fa sentire le persone in 'pericolo diretto', scuote gli animi. E' evidente che gestire un evento di questo tipo è molto delicato e complesso. Per questo motivo la comunicazione deve essere rassicurante, comunicare la grande competenza delle istituzioni trentine e la capacità di affrontare la situazione: c'è la sicurezza nel frequentare i luoghi e c'è una gestione attenta degli eventi".

 

I turisti stranieri hanno semplicemente paura; diversa la sensibilità degli italiani. Toccati dalla tragedia ma colpiti anche dalla risposta muscolare della Provincia di Trento: via libera a tre abbattimenti e "rimozione" di una cinquantina di orsi perché sono troppi.

 

"Alzare eccessivamente l'allerta o fornire eccessive giustificazioni - commenta Vagliasindi - rischia paradossalmente effetti controproducenti perché potrebbe dare l'errata sensazione che la situazione non sia sotto controllo, quando invece la situazione è totalmente diversa: ci sono le competenze e le professionalità. Si rischia di trasmettere una sensazione di fragilità e di avere le spalle al muro: si alimenta il fuoco della paura e della rabbia. Un messaggio 'muscolare' alimenta in questo momento la paura, mentre in questa fase si dovrebbe puntare a riportare il discorso nel tracciato della razionalità: rassicurazioni e fiducia sono fondamentali". 

 

Negli scorsi giorni la Provincia ha spiegato di non essere intervenuta già a cavallo del 2020 e del 2021 (dopo il ferimento di padre e figlio sul monte Peller) perché "con le mani legate da Tar e mondo animalista". E intanto il tribunale ha bloccato nuovamente l'abbattimento ma non la cattura di Jj4. 

 

Un e-mail arrivata anche a Il Dolomiti e inviata alla Provincia evidenza che se non si può fare nulla perché "le mani sono legate" allora meglio rinunciare alla vacanze in Trentino. Oggi nell'era dei social, delle webcam e delle immagini istantanee tutto assume un peso diverso, più forte. 

 

"La comunicazione e le informazioni devono essere trasparenti e genuine", continua Vagliasindi. "Ma serve serenità, da non confondere con la leggerezza nell'affrontare il problema. Ci si deve prendere con responsabilità a cuore una criticità, che riguarda inoltre anche una comunità, ma il messaggio deve essere unitario e coerente. Risoluti nell’affrontare il problema, rassicuranti nella comunicazione, perché in questo secondo aspetto gioca moltissimo l’approccio 'psicologico' piuttosto che quello razionale”. 

 

L'idea è di un'unità di crisi, ristretto ma che contenga diverse professionalità. "Molto si gioca sul filo della psicologia di massa. C'è la possibilità di vivere un territorio meraviglioso e nel rispetto della natura. L'emotività non è mai razionale e se c'è un eccesso i rischi sono alti di incutere paura e terrore. Non si deve perdere di vista che è la prima volta che, purtroppo, si verifica una tragedia con l'orso. Un evento 'anomalo', una grande fatalità, da affrontare con la competenza e la risolutezza necessaria, ma non deve diventare uno stato di guerra, e in questo la psicologia della comunicazione è fondamentale", conclude Vagliasindi.

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