Contro i senzatetto muri e cancelli, don Leonardelli: "Si avvicina l'inverno e non abbiamo soluzioni ma parliamo di persone"
Barriere e cancelli vengono posizionati per tenere lontano i senza dimora e alle preoccupazioni si risponde con i muri. Don Mauro Leonardelli: "La società dovrebbe fermarsi e ragionare sulle possibilità per affrontare le criticità e le fragilità, senza però dividersi in tifoserie e senza quella polarizzazione che ormai contraddistingue, purtroppo, ogni discussione"

TRENTO. Dal cancello fuori dalla sede del Consorzio delle Autonomie Locali a quello per sbarrare le scale di un edificio. C'è poi il caso della cancellata a circondare la Chiesa di Sant'Antonio in Bolghera a Trento. E' una città che rischia di diventare sempre più escludente che cerca di nascondere e di spostare, altrove, il problema. Ma con le preoccupazioni per la presenza di persone senza dimora crescono anche i muri mentre si avvicina l'inverno con il ritorno della carenza di spazi per l'accoglienza e posti letto nei dormitori.
"Non giudico le scelte ma posso osservare che sicuramente viviamo un momento storico molto particolare in cui emerge un certo tipo di chiusura e un aumento delle paure, più o meno giustificate", le parole di don Mauro Leonardelli, delegato Area Testimonianza e Impegno sociale, ex parroco di Trento Nord. Tra le iniziative ha dato il via all'apertura dell’emporio solidale. "Un sentimento generale di preoccupazione senza però analizzare la situazione, senza considerare che parliamo di persone con le proprie libertà e con la propria personalità".
Il posizionamento di cancelli e barriere certamente evidenzia una sentimento di esasperazione. Nel quartiere della Bolghera, per esempio, sono state provate varie soluzioni, il parroco ha aperto le porte ma nulla è servito e così i residenti, stanchi di subire vessazioni o intimidazioni personali hanno richiesto un intervento forte. Ancora diversi i casi delle persone che dormono in strada ai margini del centro storico. Ogni situazione richiederebbe una soluzione dedicata.
"E' necessario superare una semplice visione religiosa oppure etica e, anzi, dobbiamo iniziare a guardare con obiettività, realismo e verità le situazioni", aggiunge don Leonardelli. "Basta con l'ideologia, nessuna persona è solo buona o solo cattiva: si deve puntare sul confronto. La società dovrebbe fermarsi e ragionare sulle possibilità per affrontare le criticità e le fragilità, senza però dividersi in tifoserie e senza quella polarizzazione che ormai contraddistingue, purtroppo, ogni discussione".
E don Leonardelli cita l'articolo 2 della Costituzione ("La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale") perché da qui bisognerebbe ripartire.
"Per molti può sembrare un controsenso - aggiunge don Leonardelli - ma dobbiamo avere uno sguardo bello nell'approfondire quelli che possono sembrare problemi insormontabili: purtroppo facciamo fatica a vedere il bene".
Si sposta il problema e intanto si avvicina l'inverno con il carico di potenziali criticità, legati all'accoglienza. "E' un momento che vivo con una certa trepidazione e preoccupazione perché si va verso una stagione difficile e non abbiamo ancora una soluzione in mano. Non dobbiamo confondere le percezioni con i dati di realtà, ma è basilare non scordarci che parliamo di persone, ciascuno con la propria storia e con il proprio vissuto. Sono tanti aspetti da affrontare che meriterebbero un confronto sereno e oggettivo, ma soprattutto sincero su quello che si può veramente fare per migliorare la situazione a beneficio di tutti", conclude don Leonardelli.













