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Ecco quanto valgono i candidati leghisti in Trentino, Dematté: “Troppe croci sui simboli dei partiti di Centrodestra senza preferenze”

I deputati Sutto e Binelli alle comunali hanno raccolto rispettivamente 45 e 113 preferenze, avrebbero dovuto tirare la volata ma alla fine sono stati trascinati in Consiglio dai candidati locali. Male le candidate sindache leghiste Cattoi ad Ala, Ceccato a Lavis e Parisi a Comano: nessuna supera supera il 30%

Di Tiziano Grottolo - 26 settembre 2020 - 05:01

TRENTO. Fra i primi a fotografare l’emorragia di voti leghisti nel post-elezioni c’è stato il neo consigliere comunale Daniele Demattè che sulla sua pagina Facebook ha scritto: “È anche il momento di un’attenta riflessione su quanto è scaturito dalle urne. Tante, troppe croci sui simboli dei partiti di Centrodestra, senza l’espressione di preferenze. Riconquisteremo sul campo la fiducia dei cittadini”.

 

Demattè non sbaglia perché rispetto alle ultime elezioni provinciali (ottobre 2018) il calo di voti è evidente, stesso discorso per quanto riguarda le politiche (marzo 2018) dove la Lega fece incetta di seggi. A due anni di distanza però, i deputati trentini eletti con il Carroccio hanno sfigurato quando hanno scelto di cimentarsi nelle recenti elezioni comunali. I territori hanno bocciato senza appello i candidati leghisti.

 

Il deputato Diego Binelli, candidato a Pinzolo con la lista “Insieme con voi” ha raccolto 113 preferenze, superato da ben 11 candidati presenti nella sua coalizione. Nonostante il risultato modesto Binelli è stato persino eletto in Consiglio comunale dal momento che Michele Cereghini era l’unico candidato alla poltrona di sindaco. Ad ogni modo, in rapporto al numero di abitanti, il suo è stato fra i risultati migliori messi a segno dalla compagine di parlamentari leghisti che si sono prestati al voto locale.

 

Anche il suo collega di partito Mauro Sutto non ha brillato. Il deputato era candidato a Ospedaletto dove ha raccolto 45 voti, surclassato da altri cinque candidati della lista “Noi per Ospedaletto”. Per sua fortuna il parlamentare leghista è risultato essere l’ultimo degli eletti, così (salvo rinunce) potrà esercitare il doppio ruolo di consigliere comunale di Ospedaletto e deputato a Roma. In altre parole i candidati nazionali che, almeno in teoria, avrebbero dovuto tirare la corsa di quelli locali hanno finito per essere trainati, conquistando un seggio per il rotto della cuffia e assomigliando più a una zavorra.

 

Male pure Martina Loss a Trento. La deputata leghista ha racimolato appena 149 preferenze posizionandosi in nona posizione, pari merito con Lorenzo Lorandi. In questo caso niente doppio incarico per la parlamentare che, vista la netta sconfitta di Andrea Merler, non è nemmeno stata eletta nel Consiglio comunale di Trento.

 

L’assalto ai Comuni va persino peggio quando la Lega schiera una persona di fiducia al vertice della coalizione. A partire dalla deputata Vanessa Cattoi nel 2018 eletta nel collegio uninominale di Rovereto e candidata sindaca di Ala alle ultime elezioni comunali. Per lei 1.227 voti (di cui 153 solo alla candidata sindaca) che corrispondono al 26,75%, troppo pochi per arrivare anche solo al ballottaggio. Claudio Soini infatti, sostenuto dal Patt, è diventato primo cittadino con quasi il 52% delle preferenze. La deputata ovviamente, è stata eletta in consiglio in virtù del suo ruolo apicale. Un risultato deludente per chi alle politiche di appena due anni fa, nel suo Comune, aveva raccolto 1.961 voti (39,58%).

 

Un flop anche anche le candidate sindache Monica Ceccato e Cinzia Parisi, rispettivamente a Lavis e Comano Terme. Entrambe sono state sconfitte nettamente. Ceccato si è fermata al 22,25 dei consensi, poco più di un migliaio di voti, mentre Parisi è arrivata appena al 18,19% (275 voti) surclassata dall’avversario che ha superato l’80% dei voti validi. Le poche preferenze raccolte dai candidati leghisti sono sintomo di un partito in difficoltà, troppo dipendente dalla figura del leader Matteo Salvini, che non a caso sta attraversando un momento difficile che si ripercuote su tutta la Lega.

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