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Grandi carnivori, Ambrosi mette in discussione forestali e Tre Venezie. Dallapiccola: ''Come Fugatti con la 'storiella' sui lupi. La Giunta prenda le distanze''

In consiglio provinciale la consigliera della Lega ha attaccato l'ex assessore parlando di una predazione avvenuta in passato e alludendo al fatto che all'epoca chi eseguiva i controlli avrebbe in qualche modo dichiarato il falso. ''Dichiarazioni di una gravità inaudita. Riteniamo estremamente opportuno un formale atto di smentita a tutela della credibilità e della professionalità non solo dei Servizi forestali e dell’Istituto Zooprofilattico ma anche dell’intera Provincia Autonoma di Trento''

Di Luca Pianesi - 17 giugno 2020 - 18:20

TRENTO. Ambrosi oggi come Fugatti ieri con l'aggravante, però, che la consigliera adesso siede in maggioranza. La Lega, anche di governo, continua ad avere un atavico problema con professionisti, esperti, figure che dedicano le loro vite a un qualche argomento specifico preferendo, sempre e comunque, fidarsi delle voci, delle dicerie, delle sensazioni. E così l'argomento grandi carnivori è quello dove gli scivoloni diventano più palesi e imbarazzanti. Pur di inseguire qualche malpancista e cavalcare il tema in chiave elettorale resta indimenticabile la figura fatta dall'attuale presidente della Provincia Fugatti in Aula quando aveva parlato della ''storiella'' del lupo tornato in Trentino ''da solo''.

 

Per l'attuale governatore, infatti, quanto documentato ad ogni livello, quanto risaputo da qualsiasi esperto, appassionato, bambino che a scuola ha letto qualche pagina di un libro sull'argomento (e cioè che i lupi in dispersione possono percorrere centinaia di chilometri e che in particolare di Slavc, il primo lupo tornato in Trentino, quello che per Fugatti sarebbe stato 'riportato' da qualcuno, forse paracadutato da qualche lobby ambientalista, si sa tutto perché monitorato con radio collare dall'Università di Lubiana) sarebbe stata una bufala. Questo, almeno, fino a quando sedeva sui banchi dell'opposizione.

 

 

Ma qualche giorno fa Ambrosi ha fatto quello che l'ex assessore Dallapiccola ha definito, sempre in consiglio, ''un comportamento passabile di denuncia se lei non fosse una consigliera che parla in quest'aula. Perché lei sta accusando di falso in atto pubblico dei pubblici ufficiali''. Cosa è successo? Ambrosi, per cercare di attaccare proprio Dallapiccola (in un discorso che tra l'altro ha terminato con queste parole contro l'attuale consigliere del Patt che per una vita è stato veterinario: ''Come si fa a fidarsi di un ex assessore che non distingue un lupo da un orso, scusate un cane randagio da un orso'') ha ricordato un evento, una predazione avvenuta qualche anno fa in Valle dei Laghi alludendo, in qualche modo, al fatto che nonostante a detta sua si fosse trattato di orso l'ex assessore e tutto il sistema di controllo che c'era e che c'è tutt'ora (Forestali e Istituto zooprofilattico delle Tre Venezie) per controllare chi è l'autore dei tali atti avrebbero detto che si trattava di un cane randagio.

 

''Nel corso della seduta di Consiglio provinciale dell’11 giugno scorso - scrivono Dallapiccola, Rossi e Demagri nell'interrogazione depositata in Aula - la Consigliera Ambrosi si è resa responsabile di dichiarazioni che a giudizio degli scriventi contengono falsità di gravità inaudita. Attraverso una serie di illazioni, avrebbe fatto capire che le certificazioni prodotte dai Servizi Forestali ai fini di eventuali indennizzi per danni da grandi carnivori, possono essere falsificate; viziate, anche dalla parte politica o peggio dall’imperizia di un veterinario che rivestiva pro-tempore il ruolo di assessore. (...)  In tal senso incorre in un duplice errore: dichiara implicitamente di ignorare completamente come si strutturino protocolli provinciali di identificazione e afferma che la diagnosi può essere di natura ispettiva. E’ notorio che i semplici segni sulle carcasse danno indicazioni eccessivamente aleatorie per poterle riferire con certezza a una precisa specie di predatore, sia esso selvatico che sinantropo''.

 

''Con questa affermazione - prosegue Dallapiccola - la consigliera mette dunque in dubbio la buona fede dei servizi forestali che raccolgono i campioni denigrando al contempo l’operato dell’Istituto Sperimentale delle Tre Venezie. Con test di laboratorio sul Dna, quest’ultimo certifica l’appartenenza di specie precisa fino all’individuazione del soggetto attraverso i reperti presenti sulle carcasse. Sono metodi e relativi risultati che da soli assumono ruolo probante tombale in qualsiasi procedimento giudiziario. Attraverso le sue dichiarazioni in aula la consigliera denuncerebbe un proprio bagaglio nozionistico completamente estraneo alla materia. Eppure, in analogo superficiale errore, si era già lasciato andare anche Fugatti quando rivestiva il ruolo di consigliere d’opposizione. Incautamente aveva dichiarato che i Servizi forestali raccontano favolette proprio rispetto alla provenienza genetica dei lupi che hanno colonizzato il Trentino, specialmente in una prima fase.

 

''Riteniamo estremamente opportuno un formale atto di smentita delle affermazioni della consigliera - concludono i consiglieri del Patt - soprattutto a tutela della credibilità e della professionalità non solo dei Servizi forestali e dell’Istituto Zooprofilattico ma anche dell’intera Provincia Autonoma di Trento. Una filiera composta da pubblici ufficiali e persone di grandissima responsabilità che tutelano nel pieno ed istituzionale rispetto della legalità quotidianamente i diritti dei cittadini Trentini. Sono questi i motivi che ci hanno portato ad interrogare la giunta per sapere: se non intenda opportuno prendere immediatamente le distanze dalle affermazioni della consigliera dissociandosi da illazioni che minerebbero la credibilità delle nostre istituzioni''.

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