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I "dubbi del giovane Divan", il consigliere leghista che celebra il "vero patriota" indipendentista veneto e il Capitano che difende i confini del "nostro Paese"

Il passato secessionista della Lega non può certo cancellarsi con un colpo di pennello. A dimostrarlo sono gli stessi rappresentanti del Carroccio, che sul tema della "patria" continuano a mostrare una certa schizofrenia. Un giovane consigliere comunale di Rovereto lo dimostra in un commento a un nostro articolo dedicato alla morte dell'indipendentista bresciano Giancarlo Orini, protagonista nel 2014 del piano di invasione di Piazza San Marco a bordo del "tanko"

Di Davide Leveghi - 22 December 2020 - 12:53

ROVERETO. Che nei cuori dei rappresentanti dell'ex Lega Nord, ora Lega Salvini Premier, regni una certa confusione di sentimenti non è certo una novità. Certi amori, come quello per la Padania e la secessione, non si scordano mai, e seppur finiti dolorosamente (più per alcuni che per altri, tra rancori e scissioni. QUI e QUI degli articoli) continuano a albergare nei petti degli ormai ex discendenti dei celti.

 

Ammainato il “sole del Nord” e issato il tricolore, guardare al passato provoca però ancora un po' di vertigine e nostalgia. Lo ha dimostrato il giovane consigliere comunale roveretano Leonardo Divan, eletto alle ultime elezioni amministrative nella lista di Zambelli, candidato sconfitto nel ballottaggio con l'uscente di centrosinistra Francesco Valduga.

 

 

Neo-eletto in Consiglio della seconda città trentina ad appena 18 anni, dopo una “carriera” importante nella Consulta degli studenti, Divan fa mostra sui social della confusione che imperversa nell'animo del “leghista”, ora nazionalista ma probabilmente (non nel caso in questione, almeno presumiamo) ancora sensibile al caro e vecchio coro contro i napoletani – per cui fu condannato, tra l'altro, l'attuale segretario Matteo Salvini, artefice della mutazione genetica leghista dal secessionismo padano al nazionalismo italiano.

 

A palesare questo conflitto interiore è un commento sui social, scappato dalle giovani dita del consigliere ma non sfuggito ad un seguito gruppo social satirico roveretano. La notizia a cui fa riferimento è un articolo del nostro giornale sulla morte a 81 anni dell'indipendentista bresciano Giancarlo Orini, condiviso su un gruppo del capoluogo lagarino. Protagonista nel 2014 di un fatto di cronaca passato agli annali, Orini fu uno dei secessionisti arrestato e poi scagionato dall'accusa di associazione terroristica per aver organizzato un'azione in Piazza San Marco con un furgone trasformato in carrarmato (il famoso “tanko”).

 

L'occupazione di una delle più famose e belle piazze d'Italia avrebbe dovuto, secondo l'accusa, dare avvio a un piano di sollevazione popolare per rendere indipendenti Lombardia e Veneto. Le “patrie” del "leghismo della prima ora", però, registrarono solo le accese reazioni dei massimi rappresentanti del partito, tra il doge Luca Zaia che parlava di “giustizia a orologeria” e “soluzione politica per il legittimo desiderio indipendentista dei veneti”, e l'allora neo segretario nazionale Salvini che, in una manifestazione organizzata a Verona proprio per chiedere la scarcerazione dei secessionisti, minacciò un'azione della Lega per liberali. “Le galere sono fatte per i delinquenti e i mafiosi – tuonò davanti ai manifestanti riuniti nella città scaligera - non per i padri e le madri di famiglia”.

 

Lo stesso presidente del Trentino Maurizio Fugatti, al tempo commissario del partito per l'Alto Adige/Südtirol, rispose agli arresti con tono provocatorio, proclamando, dopo un'alleanza elettorale annunciata con i Freiheitlichen (l'estrema destra secessionista sudtirolese), lo “Stato libero del Sudtirolo”. “Stato libero vuol dire secessione – disse in conferenza stampa – ci chiediamo se questo sarà un motivo sufficiente per qualche zelante procuratore per procedere al nostro arresto. Se la legge in questo Paese è uguale per tutti attendiamo con ansia i carabinieri manette alla mano”.

 

Passati 6 anni e “cambiato il taglio del prato” (per mutuare un'espressione vernacolare trentina), la secessione è stata sostituita dall'autonomia. Ma nonostante ciò, il patriottismo veneto continua a emozionare. Così almeno dimostra il commento del giovane consigliere leghista roveretano, che alla notizia della morte di Orini non ha resistito a riconoscergli il merito per la causa secessionista. Poche lettere ma chiare: “Veri patrioti”. Ma a quale "patria" si riferisce il consigliere? Il dubbio sorge legittimo, se scorriamo la sua pagina, in cui ad esempio si dimostra solidarietà per "il nostro segretario federale che va a processo per avere difeso i confini del nostro Paese". Ognuno ha la sua, di patria, ma nella Lega di Salvini sembra ce ne siano svariate. 

 

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