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Ossanna ''dimentica'' il Patt e firma con sovranisti e nazionalisti il documento che ''loda'' le ''precise e puntuali risposte'' sui dati dell'epidemia in Trentino

Mentre le opposizioni hanno proposto una commissione di inchiesta sul tema e hanno chiesto (forti degli appelli della società civile da Confindustria agli ordini dei medici e degli infermieri) trasparenza e rispetto per i cittadini e le istituzioni il consigliere che ormai di autonomista ha l'autonomia dal suo partito sigla una proposta della maggioranza con toni da Istituto Luce in netto contrasto con il lavoro delle minoranze

Di Luca Pianesi - 02 febbraio 2021 - 19:08

TRENTO. Che Ossanna con il Partito autonomista trentino tirolese avesse, ormai, da tempo, ben poco a che spartire era cosa nota. Praticamente nessun documento del Patt firmato dai colleghi Demagri, Rossi, Dallapiccola è stato condiviso e siglato anche dal consigliere che nella scorsa legislatura (quella con il centrosinistra autonomista al Governo) faceva addirittura il capogruppo in Aula e sembrava perfettamente calato nella sua parte ''governista''.

 

Oggi al governo ci sono gli avversari atavici del Partito autonomista, quei sovranisti e nazionalisti, che difficilmente potrebbero dialogare con chi si definisce autonomista. Gente che chiama Capitano il suo leader, come fanno quelli della Lega, che ai rapporti con l'Alto Adige preferiscono i selfie e i comunicati Facebook congiunti con i governatori veneti e lombardi, oppure rappresentanti di Fratelli d'Italia che tra mascherine tricolori e figure dal passato nostalgico sono quanto di più lontano dalla tradizione ''trentino-tirolese''.

 

Ossanna, però, sta riuscendo, nonostante tutto, a mantenere la sua linea ''governista'' producendo poco o nulla in termini di opposizione e lavorando in autonomia dagli autonomisti sempre più lontano dalle minoranze e sempre più vicino alla maggioranza. Oggi la rottura è parsa quasi definitiva: mentre tutto il blocco del centrosinistra autonomista si è speso affinché i trentini potessero conoscere la realtà di una pandemia che ha colpito con una forza molto maggiore rispetto a quanto raccontato nelle conferenze stampa il Trentino, mentre chiedevano trasparenza e rispetto per le istituzioni e i cittadini e proponevano una commissione d'inchiesta sul tema dei dati, lui ha firmato un documento in senso opposto con Dalzocchio, Savoi, Cia, Leonardi e compagnia. 

 

Un documento dai toni da Istituto Luce dove si ''impegna la Giunta - si legge in uno dei tre punti - a proseguire nella puntuale e precisa risposta alle richieste di dati provenienti dall'Istituto superiore di sanità e dal Governo nazionale''.

Non, quindi, nella risposta ai cittadini che, da Confindustria alle Acli, passando per docenti, scienziati, avvocati, l'ordine dei medici e dei farmacisti, le parti sociali e chi più ne ha più ne metta per settimane hanno chiesto a Fugatti e al Trentino di esercitare la sua ''autonomia'' e di fare un'operazione verità comunicando, ''autonomamente'', anche i positivi agli antigenici ai propri cittadini permettendo loro di assumere comportamenti consapevoli e adeguati al contesto nel quale vivevano contenendo, in questo modo, l'onda pandemica. Non lo si è fatto e oggi il Trentino conta uno dei livelli di decessi più alti del Paese. In compenso è rimasto sempre in zona gialla e quindi ci si augura, sia almeno stata salvaguardata l'economia del territorio, anche se i segnali non sembrano proprio incoraggianti e le realtà in difficoltà sono tantissime.

 

Ossanna, sovranisti e nazionalisti, chiedono poi a Fugatti e Segnana di ''proseguire nella ricerca delle migliori soluzioni per poter dare attenta lettura dei livelli di contagio come effettuato nei mesi scorsi'' e ancora di ''proseguire nella lodevole opera di comunicazione alla popolazione attraverso le dirette televisive di tutte le notizie riguardanti la lotta alla pandemia''. Insomma applausoni non solo al merito ma anche al metodo: quello dove da una conferenza stampa all'altra tecnici e politici si sconfessano con una facilità sconcertante, dove emerge una pochezza lessicale di chi guida la Provincia disarmante, dove il dialetto diventa ciambella di salvataggio per arrivare alla fine di un discorso, dove i numeri cambiano e agli annunci non seguono i fatti. Un disastro comunicativo, quotidiano, dove nemmeno i monologhi garantiscono chi li fa da gaffe e scivoloni.

 

Ma l'Istituto Luce, si sa, ha sempre amato le ''puntuali e precise risposte'' le ''migliori soluzioni'' e la ''lodevole opera di comunicazione''. L'autonomia, invece, è un'altra cosa.

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