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Idroelettrico: energia 'gratuita' alla Regione, Bottacin: ''Così autonomi come in Trentino''. Belluno non ci sta, Padrin: "Il 100% resti alla Provincia"

Il Consiglio regionale veneto ha approvato una legge che obbliga i titolari di grandi concessioni idroelettriche a fornire gratuitamente un certo quantitativo di energia alla Regione. Con questa si sosterranno una serie di servizi pubblici. L'assessore Bottacin esulta: "Primo passo verso l'autonomia chiesta da 2 milioni di veneti". Ma la Provincia di Belluno non ci sta. Il presidente Padrin: "Delusi dalla Giunta, chiediamo che il 100 per cento dell'energia prodotta nel bellunese rimanga qua"

Di Davide Leveghi - 24 giugno 2020 - 18:12

BELLUNO. Dopo l'approvazione in Consiglio regionale della legge con cui i titolari di grandi derivazioni idroelettriche devono fornire gratuitamente ogni anno un certo quantitativo di energia al pubblico, in Veneto tira un'aria di soddisfazione. Ad esultare, in particolare, è l'assessore all'Ambiente e alla Protezione civile Gianpaolo Bottacin, promotore della proposta per le “Prime disposizioni in materia di grandi derivazioni ad uso idroelettrico”.

 

La proposta, divenuta appunto legge, è stata approvata con 30 voti a favore, 12 astenuti e 2 contrari, introducendo una novità nei rapporti tra i proprietari delle concessioni idroelettriche ed il territorio, che d'ora in poi potrà fruire di un certo quantitativo di energia da destinare ai servizi per la cittadinanza, il tutto a titolo completamente gratuito.

 

“E' una svolta epocale – ha commentato l'assessore Bottacin, ex presidente della Provincia di Belluno e dal 2015 assessore regionale della Giunta Zaia perché con questa legge sanciamo l'obbligo per i titolari di grandi derivazioni idroelettriche di fornire ogni anno a titolo gratuito alla Regione 220 kilowattora di energia elettrica per ogni kilowatt di potenza nominale media di concessione. Si tratta di sostegni finanziari preziosi, che saranno dedicati a servizi pubblici e a specifiche categorie di utenti dei territori provinciali interessati dalle derivazioni”.

 

Le risorse destinate ora alla Regione, infatti, sarebbero quantificabili in diversi milioni di euro, utili per coprire necessità specifiche ed esigenze sia contingenti che strutturali. Su eventuale indicazione della Giunta, tra l'altro, questa fornitura di energia può essere anche monetizzata trasformandola in fondi equivalenti al valore dell'energia.

 

“Ancora una volta la Regione dimostra di valorizzare e specificità territoriali che potranno quindi in autonomia gestire le risorse derivanti dall'energia a seconda delle peculiarità delle singole provice – ha poi aggiunto Bottacin – con questa legge possiamo infatti parlare di prima vera autonomia applicata”.

 

“Grazie anche alla riforma del Decreto legislativo 79 del 1999, ottenuta nel 2019 su iniziativa dell'allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti e che prevede il passaggio di opere, centrali, dighe e impianti alla Regione una volta scadute le concessioni – conclude – il territorio si appropria, come già succede per il Trentino, di una piena autonomia in materia. Un primo ma fondamentale traguardo di autonomia realizzata, come hanno chiesto oltre due milioni di veneti con il referendum sull'autonomia. Veneti che tuttavia restano in attesa anche di tutte le altre materie che lo stato dovrebbe, ma continua a non, trasferire”.

 

Se dalla Regione le voci paiono essere caratterizzate da un tono soddisfatto, discorso diverso vale per il territorio che lo stesso Bottacin ha in passato amministrato. “Chiediamo il 100 per 100 delle quote energie, per portare benefici al territorio”, rilancia infatti l'attuale presidente Roberto Padrin. “La Provincia di Belluno – prosegue – continuerà a chiedere il 100 per 100 delle quote di energia perché solo così la risorsa delle acque del nostro territorio potrà portare a benefici concreti”.

 

“Ci lascia l'amaro in bocca il fatto che il consiglio regionale non abbia recepito gli emendamenti proposti dalla Provincia alla luce dello Statuto del Veneto e della legge regionale 25 sull'autonomia amministrativa del bellunese. Infatti avevamo proposto di mettere nero su bianco di assegnare il 100 per 100 delle quote di energia alla Provincia. La Regione stessa lo aveva annunciato chiaramente, ma poi così non è stato”.

 

“Ritengo certamente utile e importante l'ordine del giorno approvato dall'aula, su proposta del consigliere bellunese Franco Gidoni – conclude Padrin – il documento prevede che la giunta regionale, nelle disposizioni attuative, pur trattandosi di disposizione che entrerà in vigore nel 2021, riconosca alla Provincia il 100 per 100 deu benefici generati dagli impianti siti sul territorio e una significativa quota parte di quelli afferenti alle acque bellunesi, anche se la centrale che le utilizza è situata fuori provincia. Mi chiedo però, perché aver rimandato a domani ciò che si sarebbe comodamente potuto fare oggi?”.

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