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Concessioni idroelettriche, la Pat ci prova: ''La norma ha retto'' ma la Consulta l'ha mezza bocciata. Il Pd: ''Il Trentino rischia asset strategico''

E' arrivata la sentenza della Consulta sulla legge provinciale che disciplina l'assegnazione delle grandi concessioni idroelettriche. Il vice presidente Mario Tonina: "Rafforzata l'autonomia", il Partito democratico: "Il governo aveva già richiesto modifiche e questo risultato evidenzia la completa assenza di dialogo della Giunta con Roma"

Di Luca Andreazza - 11 maggio 2022 - 16:39

TRENTO. La Provincia festeggia perché la legge provinciale che disciplina l'assegnazione delle grandi concessioni idroelettriche ha retto alla prova della Consulta mentre il Partito democratico denuncia che il "Trentino rischia di perdere completamente il controllo di un asset strategico".

 

I commenti riguardano la sentenza su un tema molto sentito sul territorio: palazzo della Consulta ha dichiarato una "illegittimità costituzionale parziale" della legge provinciale.

 

"La sentenza della Corte costituzionale riconosce che la Provincia ha competenza primaria per quanto riguarda le grandi concessioni idroelettriche", commenta il vice presidente Mario Tonina. "L'Amministrazione provinciale può disciplinare le gare, ovviamente nei limiti derivanti da norme superiori come quella di derivazione europea sulla concorrenza. La decisione della Consulta rafforza l'Autonomia provinciale".

 

Tra le poche norme di piazza Dante con una certa rilevanza a non essere completamente bocciata da Roma in questi 4 anni di legislatura, tanto basta alla Pat per esprimere grandissima soddisfazione per la sentenza (numero 117 del 2022) depositata ieri, martedì 10 maggio, con cui la Corte costituzionale ha deciso le questioni di legittimità che il governo aveva posto, a fine 2020, con riferimento alla legge provinciale numero 9 del 21 ottobre 2020, in materia di grandi derivazioni a scopo idroelettrico, riconoscendo che il Trentino può legiferare in materia nell’esercizio della potestà legislativa primaria.

 

"La sentenza della Consulta - si legge nella nota - conferma la legittimità della norma. Nel dettaglio, al netto della bocciatura di un aspetto procedurale nella selezione delle offerte, che non intacca la sostanza della legge provinciale, la Corte costituzionale riconosce che le competenze statutarie attuali, come definite dall'articolo 13 dello Statuto speciale modificato nel 2017, attribuiscono alla Provincia in materia di grandi derivazioni una competenza di tipo primario".

 

La Consulta, spiega la Provincia, ha poi riconosciuto la legittimità della richiesta all’operatore di approntare una sede “operativa” in prossimità con l’impianto da gestire, o anche in coincidenza, affermando che questa è una misura necessaria per la tutela di evidenti esigenze di sicurezza pubblica e idonea a raggiungere il fine perseguito, anche per il tramite di un collegamento con il territorio.

 

"E' stata inoltre riconosciuta costituzionalmente legittima - si legge nella comunicato da piazza Dante - la norma provinciale che prevede che i partecipanti alle procedure di riassegnazione delle concessioni abbiano anche eventuali requisiti tecnici opzionali. Si tratta in particolare di requisiti che potrebbero essere richiesti dalla Provincia allo scopo di garantire che il futuro gestore disponga del know how tecnico necessario per gestire impianti complessi e con caratteristiche peculiari come ad esempio la presenza di grandi invasi, di impianti di pompaggio, o ancora per gestire eventi di piena".

 

La Provincia spiega ancora che nel corso delle interlocuzioni con il Governo, condotte dall'assessore Tonina coadiuvato dalle strutture provinciali, si è tenuta ferma l'esigenza di salvaguardia del territorio che solo un gestore altamente competente può assicurare. "La Corte ha dato pienamente ragione a questa impostazione e ciò rappresenta un riconoscimento di grande responsabilità istituzionale e un motivo di soddisfazione per la nostra Provincia. Nel merito viene quindi pienamente riconosciuta la legittimità della disciplina legislativa provinciale e la correttezza delle scelte strategiche assunte dalla Giunta, nell’impostazione del disegno normativo che, tra i diversi aspetti disciplinati, vuole valorizzare il territorio, tutelare l’ambiente e la risorsa idrica", conclude Tonina.

 

Immediato l'intervento del Partito democratico del Trentino: "La legge sulle grandi derivazione idroelettriche, già ampiamente modificata poco dopo la sua approvazione su precisa indicazione del governo proprio per evitare contenziosi con lo Stato e la sottoposizione del provvedimento al giudizio della Corte, è stata bocciata. Una sentenza che si aggiunge alle molte bocciature della Corte delle quali abbiamo ormai perso il conto e che comunque ci preoccupano. Rileviamo ancora una volta come queste decisioni siano la diretta conseguenza della completa mancanza di dialogo della Giunta provinciale con il governo, che soprattutto su questioni strategiche come quella dell’idroelettrico risulta essere estremamente grave".

 

All'impugnazione, la risposta della Pat aveva ribadito come il grado di dettaglio dei requisiti tecnici sia nato dall’esigenza di tutelare l’interesse generale collegato alla necessità di affidare le future concessioni a soggetti particolarmente qualificati e capaci, che offrano precise garanzie rispetto agli aspetti economici, ambientali e sociali.

 

"Non è pensabile - dice il Partito democratico - un governo dell’Autonomia trentina senza un continuo dialogo e confronto con il Governo nazionale, tanto a livello politico quanto amministrativo. E certe partite, più di altre, necessitano di una prassi concertativa e di una predisposizione alla mediazione a cui la Giunta leghista del Trentino sembra essere da sempre estranea e incapace. E i risultati si vedono, poche le leggi approvate dal 2018 e a oggi una quota considerevole è stata prima impugnata dal Governo e poi bocciata dalla Corte. Un ruolo importante nel rapporto tra Provincia e Stato potrebbe giocarlo la folta rappresentanza trentina di centrodestra in Parlamento, che però in questi anni non è stata in grado di svolgere questo ruolo e quindi è risultata per ampi tratti della legislatura del tutto assente".

 

Il giudizio del Pd trentino sulla norma resta negativo. "Nel merito della vicenda delle grandi concessioni idroelettriche, vogliamo ribadire la nostra contrarietà all’impostazione voluta dalla Giunta provinciale, fortemente appiattita sulla messa a gara delle grandi concessioni, perché costituirebbe un forte rischio per il Trentino di perdere completamente il controllo su un asset strategico. Auspichiamo che da parte della Giunta provinciale ci sia ora il massimo impegno per favorire a tutti i livelli la ricerca di soluzioni idonee a mantenere il controllo strategico pubblico sullo sfruttamento dell’acqua; e che a livello nazionale tutte le forze politiche si impegnino a riconoscere la rilevanza strategica, anche in termini di sicurezza, del settore idroelettrico e a limitarne conseguentemente un’indiscriminata messa sul mercato, come già fatto da altri Stati alpini quali Francia e Svizzera", conclude il Pd.

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