Idroelettrico, alla scadenza delle concessioni il Veneto diventerà proprietario “a costo zero” delle sue centrali. Bottacin: “Saremo alla pari del Trentino”
In Veneto sono ben 34 le grandi centrali idroelettriche che secondo i promotori della legge, alla scadenza delle concessioni, diventeranno di proprietà della Regione a costo zero. Luca Zaia: “Un primo passo verso l’autonomia”

BELLUNO. “Finalmente l’autonomia in un settore strategico come l’idroelettrico arriva anche in Veneto”, questo il commento dell’assessore regionale del Veneto all’Ambiente Gianpaolo Bottacin promotore di una norma che riguarda le concessioni di grandi derivazioni d'acqua a uso idroelettrico.
“Un lavoro paziente – precisa l’assessore – partito nel 2019, che ci permette di approvare una norma che fa sì che, alla scadenza delle concessioni, le centrali diventino di proprietà della Regione a costo zero. Una legge che, almeno in questo settore, ci porrà alla pari del Trentino”. Ciò significa che le nuove gare e tutto ciò che ne consegue saranno indette non più dallo Stato ma dalla Regione o dalle Province (per il Bellunese si parla delle centrali Enel, in scadenza nel 2029).
Per la cronaca in Veneto sono ben 34 le grandi centrali. La maggior parte sono concentrate in provincia di Belluno dove se ne contano 24, a seguire Verona con 5, Vicenza con 3 e Treviso con 2, che valgono insieme circa 4.500 gigawattora all’anno. “Si tratta di una svolta epocale – conclude il presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia – un primo passo verso quell’autonomia che i veneti hanno votato con il referendum nel 2017”.
A poche ore dall’approvazione della legge regionale il presidente della Provincia di Belluno, Roberto Padrin, parla di “un’occasione in più – legata – alla gestione diretta delle risorse naturali”. Ovviamente la riforma arriva in un momento molto delicato con i costi dell’energia che sono saliti alle stelle.
“Ora però dovremo essere bravi a giocarci bene la partita – sottolinea Padrin – le concessioni scadono nel 2029, per cui Provincia e Regione dovranno essere pronte entro due-tre anni con la ricognizione dello stato di fatto delle centrali”. Per il presidente della Provincia di Belluno è necessario individuare fin da subito il perimetro all’interno del quale muoversi “per mettere a gara gli impianti o cercare una gestione in house, se verrà ritenuto più conveniente per il territorio, è una sfida grande che ha come traguardo un mattone su cui costruire l’autonomia”.
In modo analogo, ma con un percorso diverso, le opposizioni in Trentino chiedono alla Giunta Fugatti una legge per legare la prosecuzione delle attuali concessioni (fino al 2029) a due condizioni: la prima riguarda un piano di investimenti sulle infrastrutture e sulle reti, capace anche di aumentare il ricorso alle energie rinnovabili; la seconda prevede un graduale percorso di trasformazione dei soggetti concessionari in società interamente pubbliche in modo da garantire ai territori il controllo strategico dell’energia.













