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Il 15% degli italiani nega la Shoah, per il 37% gli ultimi atti di antisemitismo sono ''ragazzate'' e il 20% pensa che Mussolini sia stato un grande leader (con qualche sbaglio)

Eurispes ha pubblicato il suo Rapporto annuale sugli italiani. Emerge una società sempre più incattivita e diffidente. In dieci anni sono calati del 10% gli italiani che credono nello jus soli. Chi non crede sia mai successo l'Olocausto è passato dal 2% del 2004 al dato attuale superiore al 15%

Pubblicato il - 30 gennaio 2020 - 13:09

ROMA. Erano solo il 2,7% gli italiani che negavano la Shoah nel 2004 mentre oggi sono il 15,6%. "Il tempo è terribile, cancella tutto. Cancella le persone, la memoria. Tutti i testimoni stanno morendo. È più facile negare e i ragazzi non studiano la storia". Aveva evidentemente ragione Liliana Segre quando domenica scorsa a Che Tempo Che Fa lanciava l'allarme rispetto al tema della memoria e del ricordo di quanto è tragicamente avvenuto nel secolo scorso. E a confermare la sua tesi è arrivato in queste ore il ''Rapporto Italia 2020'' dell'Eurispes (l'ente che si occupa di studi politici, economici e sociali e che ogni anno fotografa la società italiana).

 

Tra le tematiche analizzate dai ricercatori anche quella dell'antisemitismo e della xenofobia che mostrano una società italiana sempre più incattivita e con pericolosi rigurgiti di rabbia e diffidenza. Lo studio dell'Eurispes titola un paragrafo così ''Antisemitismo: episodi violenti sono casi isolati, ma esiste un problema di un linguaggio diffuso basato su odio e razzismo. L’allarme arriva dai giovani''. E questa è l'analisi: ''Secondo la maggioranza degli italiani, recenti episodi di antisemitismo sono casi isolati, che non sono indice di un reale problema di antisemitismo nel nostro Paese (61,7%). Al tempo stesso, il 60,6% ritiene che questi episodi siano la conseguenza di un diffuso linguaggio basato su odio e razzismo. Per meno della metà del campione (47,5%) gli atti di antisemitismo avvenuti anche in Italia sono il segnale di una pericolosa recrudescenza del fenomeno. Per il 37,2%, invece, sono bravate messe in atto per provocazione o per scherzo''.

 

E in linea con il revisionismo storico legato all'antisemitismo c'è l'anima politica degli italiani. Per Eurispes trova un discreto consenso l’affermazione secondo cui “molti pensano che Mussolini sia stato un grande leader che ha solo commesso qualche sbaglio” (19,8%). Con percentuali di accordo vicine tra loro seguono “gli italiani non sono fascisti ma amano le personalità forti” (14,3%), “siamo un popolo prevalentemente di destra” (14,1%), “molti italiani sono fascisti” (12,8%) e, infine, “ordine e disciplina sono valori molto amati dagli italiani” (12,7%). Oltre un italiano su quattro (26,2%) non condivide nessuna delle opinioni presentate.

 

E sugli immigrati? L’incremento di episodi xenofobi nel corso dell’ultimo anno sarebbe avvenuto per quasi due italiani su dieci (19,7%) per colpa del comportamento degli immigrati, per un altro quinto della popolazione (19,2%) per le politiche inadeguate dei governi. Il 18,3% assegna la responsabilità alla comunicazione aggressiva di alcuni esponenti politici, il 15,1% al modo con cui i media diffondono le notizie, il 13% all’atteggiamento degli italiani. 

 

Rispetto al 2010, sono diminuiti di oltre dieci punti gli italiani favorevoli allo ius soli (dal 60,3% al 50% quelli che credono sia giusto che la cittadinanza sia acquisita per il fatto di essere nati sul territorio dello stato) e sono aumentati notevolmente i sostenitori più rigidi dello ius sanguinis (dal 10,7% al 33,5%, quasi 23 punti in più chi è convinto la cittadinanza possa essere solo di genitore in figlio). In calo coloro che auspicano la cittadinanza per chi è nato in Italia, purché educato in scuole italiane (dal 21,3% al 16,5%).

 

Nello studio si cita anche il Presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara, che commenta così i dati: ''Gli immigrati regolari in Italia sono circa cinque milioni (5.255.000 pari all’8,7% della popolazione) e gli irregolari, circa cinquecentomila, la loro presenza è decisamente inferiore a quella che si registra in molti altri paesi. I lavoratori immigrati in Italia producono il 9% del Pil, circa 139 miliardi di euro annui; il denaro che spediscono ai loro familiari (6,2 miliardi annui) è molto più importante per il sostegno ai paesi di origine di quanto non sia quello che l’Italia destina agli aiuti internazionali allo sviluppo. Chi dice “aiutiamoli a casa loro”, sostenendo che si debbano finanziare i paesi di origine, trascura il fatto che siano proprio gli immigrati, con le loro rimesse, che si aiutano da soli a casa loro. Inoltre, i dati ufficiali sono nettamente in positivo per lo Stato. Il bilancio tra costi e ricavi segnala un saldo attivo di 3,9 miliardi. I lavoratori stranieri in Italia sono il 10,5% degli occupati, tra loro vi è un numero crescente di lavoratori autonomi, le loro piccole imprese (oltre 700.000) assumono centinaia di migliaia di italiani e sono di origine straniera il 9,4% degli imprenditori “italiani”. Gli immigrati versano 14 miliardi annui di contributi sociali e ne ricevono solo 7 tra indennità di disoccupazione e pensioniI loro contributi ci permettono di pagare oltre 600.000 pensioni. Di fronte a questa rassegna di dati inoppugnabili, quand’è che la Politica smetterà di cercare consenso sulla pelle (nera) dei profughi e sulla pelle del futuro economico del Paese?''.

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