In Italia quasi 1 giovane su 4 a favore di un regime autoritario, la ricerca tedesca sui giovani europei: “Democrazia sotto pressione dall'esterno e dall'interno”
Lo studio è stato condotto da YouGov per la fondazione tedesca Tui: solo il 57% dei giovani tra i 16 e i 26 anni in Germania, Francia, Spagna, Italia, Grecia, Polonia e Regno Unito preferisce la democrazia a qualsiasi altra forma di governo

TRENTO. Mentre nel mondo da anni si osserva l'erosione di sistemi democratici in favore di forme diverse di autoritarismo e illiberalismo – i casi sono parecchi: dall'India al Brasile fino all'Ungheria e, negli ultimi mesi, agli Stati Uniti, alle prese con la seconda e più radicale iterazione del trumpismo – tra i giovani europei i dati relativi alla fiducia nella democrazia confermano una pericolosa fascinazione verso strutture di governo alternative.
In Italia, addirittura, quasi un giovane su quattro nella 'generazione Z' si dichiara favorevole a una forma di governo autoritaria in determinate circostanze.
La fiducia nella democrazia
I dati arrivano da uno studio condotto da YouGov per la fondazione tedesca Tui Stiftung, nel quale si sottolinea come solo il 57% dei giovani tra i 16 e i 26 anni in Germania, Francia, Spagna, Italia, Grecia, Polonia e Regno Unito preferisca la democrazia a qualsiasi altra forma di governo.
Il supporto varia però nettamente tra i vari Paesi presi in considerazione nell'analisi, che ha coinvolto oltre 6.700 persone tra aprile e maggio di quest'anno. Se a livello generale infatti il 21% dei giovani ha dichiarato di preferire, in particolari situazioni, forme di governo autoritarie, come anticipato il dato in Italia è più alto (24%) mentre risulta nettamente più basso in Germania (15%) e nel Regno Unito (18%). In Francia, Spagna e Polonia la percentuale arriva al 23% e in Grecia al 22%.
Per quanto riguarda il supporto incondizionato alla democrazia, il dato nettamente più alto arriva dalla Germania (71%), seguita da Grecia (61%), Regno Unito (60%), Italia (56%), Francia (52%), Spagna (51%) e Polonia (48%). In altre parole, in media tra i Paesi presi in considerazione la strutturazione democratica del potere non convince quasi un giovane su due. Una valutazione che, inevitabilmente, si specchia nel durissimo giudizio dato dai giovani all'efficacia del sistema politico dei vari Paesi.
“La democrazia è sotto attacco dall'interno e dall'esterno”
A livello generale, per il 14% dei giovani intervistati il sistema “non funziona affatto bene e deve essere completamente cambiato”, per il 33% “non funziona bene e deve essere cambiato in molti aspetti”, per il 39% invece “funziona bene nel complesso ma deve essere cambiato in alcuni aspetti”. Contando anche chi non ha risposto (8% degli intervistati) e chi è invece soddisfatto (solo il 6%), per quasi il 50% dei giovani (47%) il sistema politico attuale è, di fatto, da bocciare.
Andando nel dettaglio dei vari Paesi, solo in Germania e Regno Unito la maggior parte dei giovani si dichiara almeno parzialmente soddisfatta del proprio sistema democratico (esclusi gli indecisi, le percentuali di favorevoli sono del 45 e 37% contro rispettivamente il 27 ed il 26% di insoddisfatti). In Italia il dato è impietoso: solo il 17% dei giovani si dichiara soddisfatto contro un 43% di insoddisfatti (e un 41% di indecisi).
“La democrazia non può essere data per scontata: ha bisogno di democratici – sono le parole del professore Thorsten Faas, della Freie Universität Berlin, che ha fornito il supporto scientifico allo studio –. Se il 57% dei giovani europei afferma di preferire la democrazia a qualsiasi altra forma di governo, significa anche che molti di loro non la sostengono al 100%. In Paesi come Polonia, Spagna o Francia, questa percentuale si attesta intorno al 50%”.
In particolare, il sostegno alla democrazia scende a solo un terzo, dice il professore, tra i giovani che si posizionano politicamente nel centro-destra e che si sentono economicamente svantaggiati: “Questi dati – conclude – dimostrano che la democrazia è sotto pressione, sia dall'esterno che dall'interno”.
Preferenze politiche, relazioni di genere e immigrazione
Secondo i dati forniti dallo studio tra l'altro, un numero maggiore di giovani rispetto a quattro anni fa di definisce oggi di centro-destra: “Nel 2021 – scrivono gli autori – la percentuale era del 14%, mentre ora è del 19%. Il 33% si identifica politicamente al centro nel 2025, il 32% si definisce di sinistra e il 16% non sa o non fornisce una risposta”. In Germania, così come in Francia e in Italia, la percentuale di chi si definisce di centro-sinistra è in particolare aumento.
Per quanto riguarda le relazioni di genere, lo studio mostra che le giovani donne in Germania, Francia e Italia sono oggi più progressiste, mentre i giovani uomini in Polonia e Grecia sono più conservatori di quattro anni fa.
In generale, i giovani europei sono poi diventati più critici nei confronti dell'immigrazione: nel 2021 infatti, il 26% riteneva dovesse essere limitata rispetto al 38% attuale (con un 33% di indecisi). La protezione del clima continua invece ad avere la priorità sulla crescita economica: il 32% (44% nel 2021) afferma che la lotta al cambiamento climatico dovrebbe essere assolutamente prioritaria, anche se danneggia la crescita economica. Il 23% ritiene il contrario e il 37% è indeciso.
I giovani desiderano inoltre che il governo si impegni di più per promuovere la parità di genere nella società. Il 38% degli intervistati afferma che la parità non è sufficiente, il 20% ritiene che le misure per la parità “siano già eccessive” e il 34% è indeciso.
Fiducia nel sistema europeo e sfide globali
Il 40% degli intervistati, dice la fondazione Tui, afferma che il funzionamento dell'Ue non è particolarmente democratico. Un giovane su due concorda in particolare con l'affermazione che “l'Ue è una buona idea, ma è attuata male”, mentre il 33% non è d'accordo. Più della metà degli intervistati (53%) ritiene in particolare che l'Ue si preoccupi delle “piccole cose” e non delle “cose veramente importanti".
A livello economico, i giovani intervistati avvertono una particolare necessità di intervento sulla questione del costo della vita: il 36% afferma che la vita quotidiana deve diventare più accessibile per tutti i cittadini. Interessante la seconda priorità espressa, una maggior difesa contro le minacce esterne (25%) seguita da migliori condizioni per l'economia e le imprese e dalla protezione del clima (entrambi al 23%).
Per la maggior parte degli intervistati, l'opportunità di rimanere membri dell'Ue non è comunque un tema di discussione: due terzi (66%) considerano l'appartenenza all'Ue un fatto positivo mentre ben il 73% dei giovani inglesi è favorevole a un rientro nell'Unione. Rispetto alle valutazioni precedenti, la percentuale di giudizi positivi per quanto riguarda l'appartenenza all'Ue è aumentata in tutti i Paesi, per un totale del 10%.
Infine, a livello di politica globale i giovani europei hanno scarsa fiducia nell'Ue come attore geopolitico: nella 'classifica' degli attori più importanti al mondo infatti gli Usa si sono classificati primi (83%) seguiti da Cina (75%) e Russia (57%), con l'Europa solo quarta al 42%. Il 51% ritiene però che l'Ue possa competere in futuro con i principali attori politici globali solo dopo un cambiamento “radicale”.












