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Il “metodo leghista” per esautorare il Consiglio: emendamenti che spuntano a lavori in corso e mostrati in ritardo alle opposizioni. Rossi: “Così viene meno la possibilità di controllo”

Fugatti dice di aver avvisato le minoranze ma la ricostruzione dell’ex presidente Rossi lo smentisce: “L’emendamento non era nell’elenco che ci è stato fornito, ne siamo stati messi a conoscenza quando i lavori in aula erano già iniziati, un metodo inaccettabile e di una gravità assoluta”

Di Tiziano Grottolo - 05 agosto 2020 - 05:01

TRENTO. Una manovra così spregiudicata che le opposizioni (con l’eccezione di Lorenzo Ossanna e Pietro De Godenz) hanno scelto di uscire dall’aula, i consiglieri di minoranza hanno usato parole durissime per condannare la decisione di “parcheggiare” sui fondi di riserva 350 milioni di euro. Risorse che ora potranno essere stanziate senza passare attraverso l’aula del Consiglio (consentendo anche alle minoranze di potersi esprimere) ma con una semplice delibera di Giunta (QUI articolo).

 

Si dicano le cose come stanno – ha replicato il presidente della Pat Maurizio Fugattinon abbiamo nascosto nulla. L’emendamento in questione è stato presentato la scorsa settimana. Difficile pensare che non l’abbiano visto. In aula inoltre ho parlato più volte dei 218 milioni”.

 

Eppure l’ex presidente, oggi capogruppo del Patt, Ugo Rossi offre una ricostruzione ben diversa che smentisce quanto riportato da Fugatti: “Il giorno 23 luglio, alle 12, scadeva il termine per il deposito degli emendamenti all’assestamento di bilancio da discutere in aula così abbiamo chiesto di avere l’elenco e testi degli emendamenti della giunta – materiale che è stato fornito – ma fra questi non c’era quello con cui sono stati aumentati i fondi di riserva di 217 milioni di euro portandone la dotazione complessiva a 353 milioni. Non c’era perché è stato presentato il giorno dopo e pertanto non ci è stato nemmeno spedito come avvenuto invece per gli altri”.

 

 

 

 

In sostanza la mattina del 24 luglio le minoranze non avevano ancora in mano l’emendamento, lo steso giorno sono partiti i lavori in aula, aperti della relazione del presidente Fugatti: Anche qui nessun accenno all’emendamento – osserva Rossi – praticamente nello stesso momento il presidente relazionava l’aula e depositava l’emendamento senza nominarlo nella relazione”. Il risultato è stato che in aula è arrivata una manovra di assestamento da 668 milioni di euro, che però ne deposita ben 353 sui fondi di riserva.

 

Il nostro è stato un gesto forte – ammette il consigliere delle Stelle alpine – inusuale e persino antipatico ma è servito per stigmatizzare un metodo che non rispetta il Consiglio intero, minoranza e maggioranza. Quanto accaduto è di una gravità assoluta che esautora i consiglieri del loro ruolo di controllo democratico”. Al netto delle questioni di metodo ne viene sollevata anche una di merito: “Non servono ragionamenti troppo sofisticati per dire che la ripresa economica ha bisogno di chiarezza di intenti. Tenere ferme queste risorse in un momento come questo è una decisione assurda che avrà gravi ricadute economiche e sociali”. Secondo il Patt infatti buona parte dei 350 milioni andrebbe messa subito in circolo per stimolare l’economia e sostenere le famiglie trentine.

 

Nonostante il polverone sollevato, a soli pochi giorni di distanza, la Giunta è ricaduta nello stesso “errore”, adottando il medesimo modus operandi. L’occasione è stata la legge sulla riforma delle Apt: dopo un iter a dir poco travagliato l’assessore al turismo Roberto Failoni sembrava aver trovato la quadra, invece per l’ennesima volta sono spuntati degli emendamenti dell’ultimo minuto che hanno modificato nuovamente il quadro selle suddivisioni territoriali. “In Consiglio si respira un brutto clima – commenta Rossi – che denota il grado di confusione della Giunta”.

 

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