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Fugatti sposta sui ''suoi'' fondi 350 milioni da usare senza consultare il Consiglio, le opposizioni abbandonano l'Aula (e spingono la maggioranza a bocciarsi l'emendamento sulle slot)

La maggioranza (da sola in Aula) è riuscita comunque a finire sotto nella votazione sulle slot: forse troppa responsabilità e l'emendamento è stato bocciato. Intanto Dalzocchio paragona Fugatti e i colleghi a Fantozzi

Di Luca Andreazza - 31 luglio 2020 - 19:55

TRENTO. "Colpo di mano", "Una presa in giro per i trentini", "Un regime bulgaro". Le minoranze hanno detto basta, il gesto è forte come raramente si è visto, mentre a palazzo la situazione è surreale. L'Aula mezza vuota, i posti occupati sono solo quelli della maggioranza (con Lorenzo Ossanna e Pietro De Godenz) che portano avanti l'assestamento di bilancio nel deserto. Ma la Lega è riuscita comunque a finire sotto nella votazione (segreta) sulle slot: forse troppa responsabilità, meglio ripiegare. 

 

Sono i finanziamenti che arrivano da Roma e che finiscono direttamente sul Fondo di riserva della Provincia, cioè una voce di bilancio che comprende quelle risorse a disposizione della Giunta leghista senza dover passare dal via libera del Consiglio provinciale, a finire nella lente di ingrandimento. 

 

L'assestamento gestisce circa 450 milioni, ma c'è un tesoretto da circa 350 milioni (il volume totale del bilancio  si aggirerebbe a 668 milioni) e una presa di posizione decisa contro un modus operandi che esclude le opposizioni, ma anche quella parte dei consiglieri di maggioranza che non rientrano nell'esecutivo. Questi ultimi, come ormai da prassi non sembrano un granché preoccupati, l'unico impegno sembra quello di seguire acriticamente gli ordini di scuderia.

 

E anzi arriva l'attacco di Mara Dalzocchio che, forse inavvertitamente e incautamente, paragona il presidente Maurizio Fugatti e l'intera maggioranza a Fantozzi ("Chi ha visto il mitico film 'Fantozzi subisce ancora' - spiega - non avrà dimenticato la scena in cui gli impiegati della Megaditta prima supplicano, impazienti, gli uscieri di farli entrare in ufficio per lavorare e poi, una volta raggiunte le loro postazioni, evadono non troppo furtivamente dallo stabile, lasciando il povero Ragioniere a sbrigare le faccende di tutti. Ecco, oggi in Consiglio provinciale è andata in scena pressapoco la stessa commedia"). "Le minoranze - dice poi la leghista - preferiscono farsi il weekend al lago o in montagna. Noi soddisfatti di essere al lavoro per il bene dei trentini", ma la memoria forse è corta, visto che l'altra volta è stata proprio (e solo) lei a prendere armi e bagagli perché alle ferie non poteva proprio rinunciare (Qui articolo). Ma tant'è.

 

E lasciata con il cerino in mano a votare in solitudine, la maggioranza è riuscita a votare contro sé stessa (Qui articolo). L'emendamento che avrebbe dovuto posticipare di 2 anni l'entrata in vigore delle restrizioni in materia slot machine non sufficientemente distanti dai luoghi sensibili (norma introdotta cinque anni fa) è stato bocciato. Il voto era segreto, ma la responsabilità sembra essersi a quel punto fatta pesante: 14 a 7 per i "No" e la norma non è passata.

 

Ma torniamo alle risorse romane. I conti non sembravano tornare, una manovra di assestamento di bilancio considerata fin troppo debole e in questo caso l'esperienza di Ugo Rossi ha giocato un ruolo fondamentale. Nonostante le rassicurazioni di Fugatti, l'ex governatore nota un'incongruenza e, infatti, era spuntato un sub-emendamento del presidente leghista a girare le risorse sul Fondo. 

 

"Una scorciatoia che assomiglia a un colpo di mano. E' chiaro sintomo della strafottenza della Lega. Si può discutere di alcune norme sbagliate come quelle a tema slot o Forum per la pace, ma l'Autonomia non può essere gestita da un uomo solo", commenta Paolo Ghezzi per Futura, mentre il Patt prosegue: "In piena fase emergenza a Covid-19 a maggio - evidenzia Rossi - le minoranze hanno cercato di collaborare in tutti i modi. Le minoranze si sono messe a disposizioni, responsabilmente per trovare le soluzioni necessarie per destinare risorse all'economia. Ci siamo spesi e abbiamo supportato in tutti i modi la trattativa con il governo".

 

Una legge di ripartenza forse non sufficientemente brillante, ma l'esecutivo si era impegnato a implementare tutto in sede di assestamento di bilancio. Il tempo è arrivato, ma le risorse sono sembrate subito scarse per affrontare un momento così complesso, questo a fronte di interventi invece importanti in Provincia di Bolzano.

 

"Nel corso della relazione introduttiva - spiega Rossi - Fugatti non ha accennato nulla sull'intenzione di procedere in questo senso, ci si è dovuti accorgere dopo un'attenta e difficile analisi: la Lega prende in giro i trentini. Invece di immettere in circolo fin da subito risorse fondamentali, ci sono 350 milioni sotto il materasso del presidente per atti amministrativi che non devono passare dal voto del Consiglio provinciale. Ci dispiace dover abbandonare l'Aula e chiediamo scusa ai cittadini, ma questa non è democrazia e le prospettive sono disastrose: i trentini devono venire a conoscenza di questo modo di agire".

 

Una data calda è quella di venerdì 24 luglio. "Nella relazione affronta il rapporto con Roma in materia risorse, parla con i condizionali e che in caso le avrebbe inserite a bilancio non appena possibile. Noi - prosegue Giorgio Tonini (Pd) - mettiamo in luce che questi ritardi sono negativi e che la Provincia appare impreparata. Quello stesso giorno, però, Fugatti presenta un sub-emendamento per inserire questi soldi nel Fondo di riserva".

 

E sono diversi i nodi: "Non solo il presidente ha mentito al Consiglio provinciale - aggiunge Tonini - ma così non si può sapere se, come, quando e dove vengono impegnate le risorse. L'autonomia viene ferita e questo gesto è sleale. E' umiliante discutere una manovra di assestamento in queste condizioni. Anzi, siamo stati perfino rimproverati perché ci siamo fidati delle sue parole: l'ingannare non è serio".   

 

Le opposizioni ricordano che la legge 3 per permettere una ripartenza del Trentino è stata votata anche dalle forze di minoranza proprio per lanciare un segnale di collaborazione ai tempi di Covid-19. "Ci sarebbe la necessità di lavorare insieme - continua Filippo Degasperi (Onda Civica) - pur con le dovute differenze, per un obiettivo comune di benessere della comunità, ma arrivano questi interventi improvvidi non ci si può fidare. Alla richiesta di spiegazioni ci è stato risposto che segue la 'Prassi delaiana': questa è propria la Giunta del cambiamento, semplicemente la conclusione di una parabola. C'è la grande corresponsabilità del presidente del Consiglio, Walter Kaswalder, che non ha agevolato il lavoro delle minoranze tra sedute urgenti, emendamenti inseriti last minute, commissioni e altre attività. Un modo per cercare di evitare che i consiglieri possano approfondire e studiare i provvedimenti per esercitare le proprie funzioni".

 

Ma di queste risorse probabilmente non ci sarà traccia nell'assestamento di bilancio perché sono state inserite nel Fondo di riserva: un capitolo che prevede un impiego diretto da parte della Giunta, questo senza dover più di tanto spiegare, motivare o relazionare ai colleghi in Aula.

 

"Il Consiglio viene esautorato delle sue funzioni: c'è un problema di democrazia e trasparenza. E Kaswalder non facilita le procedure. La maggioranza si deve assumere le sue responsabilità", dice Alex Marini (Movimento 5 stelle), mentre Sara Ferrari (Pd) conclude: "Ci siamo sempre mostrati responsabili e abbiamo sempre rispettato la maggioranza, ma ora ci troviamo questa mossa. Ricordiamo che hanno ottenuto il 46% ma si comportano da regime bulgaro. Ci sono norme inserite come distrazione di massa rispetto a questo tema: ora si assumano le responsabilità".

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