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Il Monumento alla Vittoria cade a pezzi e i separatisti esultano. Süd-Tiroler Freiheit: "Abbattiamolo e creiamo un luogo contro il fascismo" (ma quello esiste già)

Dopo le notizie sul cattivo stato del Monumento alla Vittoria, già oggetto di restauro per il crollo di un cornicione nel maggio 2019, i separatisti della Süd-Tiroler Freiheit reagiscono con soddisfazione, chiedendo che si risparmino i soldi per la ristrutturazione e si abbatta l'arco di Piacentini dando vita a "un luogo della memoria per le vittime del fascismo". Peccato che quel "luogo", precisamente un percorso espositivo sui totalitarismi in Alto Adige, esista già dal 2010

Di Davide Leveghi - 16 settembre 2020 - 18:12

BOLZANO. “Finalmente viene giù”. Sembra essere questo, in soldoni, il pensiero della Süd-Tiroler Freiheit di fronte alle notizie di questi ultimi giorni, uscite su un giornale locale, riguardanti il serio deterioramento del Monumento alla Vittoria di Bolzano. Il grande arco costruito dall'architetto del regime Marcello Piacentini sul cantiere di un mausoleo ai Kaiserjäger (sulla cui "bizzarra metamorfosi" avevamo scritto), infatti, si troverebbe in uno stato piuttosto cattivo, dopo che già nel maggio 2019 un cornicione era crollato.

 

Da quel momento, un'ala del Monumento era stata coperta dai ponteggi. Di pochi giorni fa, invece, la notizia che l'Ufficio di sovrintendenza del Triveneto che si occupa dei lavori di restauro avrebbe sconsigliato ai tecnici comunali di avvicinarsi. Troppo alto, infatti, il rischio di altri crolli, dopo che i lavori di restauro erano stati bloccati a causa dell'emergenza sanitaria.

 

Se da parte del Comune e di chi gestisce il percorso espositivo posto nella sua cripta (chiamato “BZ '18-'45. Un monumento. Una città. Due dittature”) la preoccupazione è quindi tanta, da parte del movimento separatista fondato da Eva Klotz si è tenuto a specificare una beffarda soddisfazione. “Hinc ceteros excoluimos lingua legibus artibus ('Da qui educammo gli altri alla lingua, il diritto e l'arte') – esordisce in una nota il portavoce del partito per il distretto bolzanino Peter Brachetti, facendo riferimento alla scritta che campeggia sul monumento – dimostra come il fascismo pretendesse creare opere per l'eternità. Eppure, dopo 92 anni, non è più così. Come noto, l'arroganza viene prima della caduta!”.

 

Infiltrazioni e crolli, pertanto, offrirebbero alla città e all'Alto Adige un'occasione storica: abbattere “il monumento alla vergogna e creare al suo posto un luogo della memoria per le numerose vittime del fascismo”. “Da un lato si scongiurerebbe il pericolo rappresentato dal monumento e si risparmierebbero ingenti somme di denaro per il restauro del monumento – prosegue Brachetti – dall'altro, e ritengo questo punto anche più importante, si porrà un segno di rispetto per le etnie tedesca e ladina, dando un ulteriore passo verso la convivenza su un piano di parità”.

 

Anche se non dimenticheremo mai i crimini fascisti, sarebbe comunque utile ricordarseli tutti i giorni”, conclude. Se Brachetti e i suoi festeggiano alla notizia dei crolli di un monumento pericolante, forse sarebbe bene ricordare loro che sotto allo stesso, costruito dal regime con lo scopo di celebrare la vittoria nella Grande Guerra legittimando la propria presenza in quel territorio, c'è un Museo (ora chiuso per il Covid) che riflette proprio sugli effetti che non uno, bensì due totalitarismi, ebbero su Bolzano e l'Alto Adige intero (oltre al fascismo, al potere dal 1922, l'Alto Adige fu di fatto annesso al Reich dopo l'8 settembre 1943. L'occupazione nazista durò 2 anni, lasciando in eredità, così come il Ventennio, conflitti e rancori che ora si esprimono in "battaglie di memoria"). Un percorso espositivo, tra l'altro, riconosciuto in tutto il mondo come esempio virtuoso di come si possono gestire le memorie conflittuali ed etniche in un territorio dalla storia novecentesca decisamente travagliata.

 

Ogni democratico, dunque, potrebbe sorridere di fronte alla beffa storica di un monumento fascista che si proclamava eterno, salvo poi dimostrare di non esserlo. Meno quando quel monumento è stato storicizzato e musealizzato con un'operazione meritoria. In quel caso, non si fa altro che soffiare sulle braci del conflitto etnico.

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