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Il presidente del Muse (scelto da quelli del ''prima i trentini'') si candida con il Partito dei Veneti (che vuol tutelare solo gli interessi dei veneti)

Dopo Sgarbi candidato in Emilia Romagna con Forza Italia ora è il turno di Zecchi che ha accettato la proposta degli autonomisti veneti di proporsi come sindaco di Venezia

Di Luca Pianesi - 12 febbraio 2020 - 18:24

VENEZIA. Dopo Sgarbi candidato in Emilia Romagna ora tocca a Stefano Zecchi candidarsi alle elezioni amministrative in Veneto. Che i due presidenti dei massimi musei del Trentino fossero stati scelti da Fugatti & co. più per ragioni politiche e di spot (per potersi spendere dei nomi conosciuti al grande pubblico) che per capacità manageriali e scientifiche appare a questo punto sempre più evidente. C'è chi dedicherebbe la sua vita per poter essere alla guida di enti tanto importanti, interessanti, stimolanti quali potrebbero essere il Museo delle Scienze di Trento e il Museo di arte moderna e contemporanea di Rovereto e invece le figure volute dalla Lega di governo hanno, evidentemente, tante, altre, legittime, aspirazioni e priorità. 

 

Ed ecco allora il presidente del Muse (come quello del Mart poche settimane, unico eletto di Forza Italia in Emilia Romagna) ha deciso che si candiderà a sindaco di Venezia con il Partito dei Veneti, una coalizione di partiti movimenti separatisti che oggi su Facebook festeggiava con queste parole: ''Con l'adesione di Zecchi al progetto del Partito dei Veneti facciamo un salto di qualità inimmaginabile solo fino a qualche mese fa. Con lui candidato del PdV a Venezia possiamo veramente sognare''.

 

Il noto filosofo e personaggio da talk televisivo, come il suo collega di presidenza trentina Sgarbi, ha dunque sciolto le riserve annunciando la sua adesione al progetto che si propone di ''tutelare solo gli interessi dei veneti''.

 

 

 

Verrebbe quasi da chiedersi se Bisesti conoscesse il pensiero di Zecchi prima di affidargli il Muse ente museale trentino, del capoluogo, che si spera faccia anche, un pochino, gli interessi del luogo dove si trova, del Trentino e di Trento, oltre che dei veneti. Ora i dubbi non ci sono più: l'obiettivo è quello di arrivare a un Veneto forte, autonomo, lontano da Roma. L'obiettivo è ''l’autogoverno del Veneto - si legge sul portare del movimento - è nei fatti il compimento naturale e storico della non-volontà dei veneti di dipendere da altri. Il nostro tessuto sociale ed economico è espressione di questo modo di concepire la vita e la società, basata su forti legami volontari che ci rendono estremamente interdipendenti, ma mai dipendenti, dagli altri''. 

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