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Il Tribunale boccia i nuovi orari, accolto il ricorso dei sindacati: “Da domani si torna all'organizzazione di prima”

Il tribunale parla di “nonsenso giuridico” e “condotta antisindacale”, adesso la Pat risarcirà i sindacati anche delle spese legali, inoltre, visto che la sentenza ha effetto immediato si dovrà ripristinare l’organizzazione oraria precedente. Esultano i sindacati: “È stato stabilito che non si possono adottare atti unilateriali, anche la Giunta deve imparare a rispettare le regole”

Di Tiziano Grottolo - 23 luglio 2020 - 16:02

TRENTO. “Non è mai bello doversi rivolgere al Tribunale per far rispettare dei diritti, soprattutto quando la causa coinvolge la Provincia, eppure non ci è stata lasciata altra scelta. Il Giudice ha riconosciuto il valore della concertazione censurando quello che è stato un atto unilaterale della Giunta”. Così i sindacati sintetizzano la recente sentenza emessa dal tribunale di Trento che annulla delibera e circolare attraverso le quali la giunta Fugatti aveva di fatto cancellato il lavoro agile (riportando i lavoratori in sede) e prolungato anche gli orari fino a venerdì pomeriggio e al sabato (QUI articolo).

 

Tutto annullato, perché il tribunale di Trento ha accolto il ricorso presentato dalle organizzazioni sindacali (Cgil, Cisl, Uil e Fenalt) con una sentenza che ha “effetto immediato” e dove si parla di nonsenso sotto il profilo giuridico” e condotta antisindacale”. Insomma per Fugatti una secca bocciatura con l’accoglimento “totale” delle questioni sollevate dai sindacati, che saranno risarciti anche delle spese legali (2000 euro). “Questa Giunta deve imparare a rispettare le regole”, il laconico commento di Maurizio Valentinotti della Fenalt.

 

“È stato stabilito che non si possono adottare atti unilateriali – ha fatto eco Marcella Tomasi della Uil – anche la Pat deve rispettare i contratti e non può far finta che le organizzazioni sindacali non esistano. Per mesi abbiamo chiesto un confronto senza ottenere risposte”. Il Tribunale ha puntato il dito soprattutto contro il metodo scelto dalla Giunta per intervenire sugli orari di lavoro accogliendo l’osservazione dei sindacati che sottolineavano come: “Con l’introduzione dello smart working come ‘completamento delle attività lavorative in sede’ appare evidente che non vi è più alcuna applicazione delle norme emergenziali in materia di smart working (atteso che le stesse erano prevedevano lo smart working come modalità ordinaria della prestazione lavorativa in periodo di piena emergenza), ma si è passati ad una forma di smart working ben diversa visto che essa rappresenta una parte ordinaria dell’orario ordinario di lavoro e quindi è materia che doveva essere sottoposta al vaglio della contrattazione”. Un cortocircuito tutto interno alla Giunta che aveva sfruttato la situazione emergenziale per imporre la decisione.

 

 

 

 

Chi carica a cavallo spesso torna a piedi – ha chiosato Giuseppe Pallanch della Cisl – ora restano molte situazioni da risolvere ma il giudice ha rilanciato il valore della concertazione, precedentemente fiore all’occhiello della Pat, ora la Giunta può seguire due strade: continuare una battaglia insensata oppure sedersi al tavolo per trattare, è tempo di andare oltre agli slogan da bar arrivando addirittura a chiamarci parassiti”.

 

La sentenza è una risposta alle legittime istanze di 4300 lavoratori fra provinciali ed enti strumentali”, spiega Luigi Diaspro della Cgil. “Questa sentenza è immediatamente esecutiva – ribadisce Diaspro – ciò significa che già da domani la Provincia deve attivarsi per ripristinare l’organizzazione che c’era prima”. Per i sindacati però non c’è solo una questione di forma ma anche di sostanza per questo si dicono pronti a proseguire la vertenza legale, ma “se necessario” si dicono pronti a scendere in piazza.

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