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Il tribunale dichiara nullo il licenziamento di Pruner da parte di Kaswalder, Patt e Futura: ''Non è super partes. Sistema autoritario?'', Marini: ''Si dimetta''

Arrivano le prese di posizione delle minoranze dopo la sentenza pesantissima firmata dal giudice Giorgio Flaim che ha dichiarato nullo "per motivo illecito determinante ed esclusivo" il procedimento di Walter Kaswalder, presidente del Consiglio della Provincia, ai danni del segretario particolare

Di Luca Andreazza - 04 giugno 2020 - 21:25

TRENTO. Pressing delle opposizioni sul presidente del Consiglio provinciale, Walter Kaswalder, dopo la sentenza del tribunale di Trento che ha annullato il licenziamento di Walter Pruner dal ruolo di segretario particolare. "La conferma che non è super partes", spiega Futura. "Si dimetta", dice Alex Marini. "L'ennesimo episodio dell'interpretazione del ruolo, che dovrebbe garantire equilibrio e garanzia di tutti, ma che invece agisce a fini politici", commenta l'ex presidente Ugo Rossi.

 

Arrivano le prese di posizione delle minoranze dopo la sentenza pesantissima firmata dal giudice Giorgio Flaim che ha dichiarato nullo "per motivo illecito determinante ed esclusivo" il procedimento di Walter Kaswalder, presidente del Consiglio della Provincia, ai danni del segretario particolare (Qui articolo). Presidente del consiglio provinciale che abbiamo provato a contattare ma che per ora non si è espresso tramite comunicato stampa, tanto meno rispondendo a telefonate o messaggi.

 

"Recedere anticipatamente dal rapporto di lavoro a tempo determinato con il proprio segretario particolare - dicono Paolo Ghezzi e Lucia Coppola - perché questi ha partecipato al congresso di un partito di opposizione, rispetto al quale il presidente conosceva le frequentazioni, integra il perseguimento di un motivo illecito in quanto diretto a impedire o comunque a limitare l’esercizio della libertà personale". 

 

I rapporti tra Kaswalder e Pruner si erano incrinati nel maggio 2019, dopo che quest'ultimo aveva partecipato da esterno, quale osservatore, al Congresso di Pergine del Patt. A quel punto il presidente del Consiglio aveva deciso di recedere dal contratto di lavoro quinquennale in corso, adducendo la lesione del rapporto fiduciario necessario per la sua prosecuzione.

 

"La sentenza conferma che il presidente del Consiglio provinciale predilige comportamenti consoni a un leader di parte più che a una figura istituzionale super partes - aggiungono Ghezzi e Coppola - dopo i danni politici provocati da questo atteggiamento, ora arriva un fatto grave, anche patrimoniale per l'istituzione che rappresenta tutti".

 

Il consigliere provinciale Alex Marini chiede un passo indietro del presidente del Consiglio provinciale. "E' evidente il danno di immagine e quello economico procurati al Consiglio provinciale. Anche se in primo grado, sono necessarie le dimissioni di Kaswalder. Deve decadere l'intero ufficio di presidenza che ha dato il via libera al pagamento delle spese legali a carico delle istituzioni, sperperando così altro denaro pubblico per difendere un licenziamento rispetto al quale il giudice ha accertato la nullità per motivo illecito".

 

La sentenza rende nullo il recesso e condanna il Consiglio della Provincia di Trento a pagare al dipendente licenziato la retribuzione maturata dal maggio 2019 fino alla durata in carica del presidente Kaswalder, nei limiti della durata dell’attuale legislatura.

 

"Un danno economico quantificabile in decine di migliaia di euro, del quale dovrebbero farsi carico i cittadini. Anche per questo motivo è urgente che Kaswalder rassegni quanto prima le sue dimissioni, sgravando le casse pubbliche da un costo del tutto immotivato. Sarebbe infatti inaccettabile - continua Marini - che denaro pubblico fosse utilizzato per pagare il danno causato da questo grave comportamento. E' opportuno quantificare l’ammontare delle cifre già imputate alle casse pubbliche per questa vicenda, in modo da poterne definire l’entità e le relative responsabilità che non riguardano solo gli aspetti economici e finanziari ma anche il danno arrecato al prestigio dell’istituzione, peraltro già messo a repentaglio dall’arbitrarietà dimostrata a più riprese nella conduzione dei lavori assembleari".

 

Non è la prima volta che le opposizioni evidenziano il comportamento di Kaswalder, spesso non ritenuto super partes nell'esercizio del ruolo di presidente del Consiglio della Provincia. Già diverse volte le minoranze consiliare sono intervenute tra dichiarazioni e interrogazioni per l'atteggiamento filo-governativo del leader di Autonomisti popolari (Qui articolo). 

 

"Non vogliamo entrare nei risvolti legali - commenta Simone Marchiori, segretario delle Stelle alpine - emerge però la preoccupante gravità del dato politico. Sorvoliamo sul fatto che il congresso fosse quello del nostro partito, non può passare il messaggio che la semplice partecipazione di una persona, tra l’altro in qualità di osservatore, a un incontro di una forza politica diventi motivo di ritorsione. In un’epoca in cui sempre più la politica viene percepita come distante, tanto che uno dei principali partiti è stato per un periodo un movimento contro il sistema e contro la politica stessa, messaggi e azioni come il licenziamento di Pruner vanno aggravano il quadro".

 

Una vicenda sulla quale il presidente del Consiglio non è mai voluto scendere nei dettagli tra mezze smentite e un licenziamento poi nei fatti avvenuto (Qui articolo) e procedure che non sono sembrate chiare, come la partecipazione al voto per scegliere un avvocato su una decisione che riguardava lo stesso Kaswalder (Qui articolo).

 

"La democrazia può permettere ancora ai cittadini d’informarsi, ascoltare e partecipare o ci stiamo pericolosamente avvicinando a sistemi di tipo autoritario? E' vero - dice il segretario degli autonomisti - ultimamente la politica, purtroppo anche quella provinciale, ci ha insegnato che non esiste limite al peggio, tuttavia auspichiamo, da parte dei trentini, una sempre maggiore attenzione a episodi di questo tipo. Un altro esempio è altrettanto recente: un assessore comunale evidenzia le difficoltà nel riuscire a rispettare le tempistiche calate dall’alto dalla Provincia per la riapertura delle scuole dell’infanzia, risulta quantomeno ridicola la reazione stizzita della capogruppo del primo partito del Trentino che corre a incensare l’operato provinciale scaricando le colpe sui comuni che, in questa emergenza sanitaria, hanno già dovuto fare molto di più di quanto sarebbe di loro competenza".

 

Modi e metodi che finiscono nel mirino. "La politica è partecipazione, incontro e anche scontro, ma non dovrebbe essere tifoseria. Chi ha la responsabilità di amministrare dovrebbe farlo nel bene di tutti, accettando anche chi la pensa diversamente, anzi cercando di rispondere proprio a questi ultimi. Se, invece, chi la pensa diversamente è un elemento da mettere in disparte, se chi si interessa di cosa pubblica deve farlo solo seguendo le idee di chi comanda pena licenziamento, ritorsione o esclusione, allora significa che tempi bui attendono l’Autonomia del Trentino", conclude Marchiori.

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