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Il tribunale dichiara nullo il licenziamento di Pruner. Il Consiglio condannato a pagare la retribuzione fino alla durata in carica del presidente Kaswalder

Una vicenda sulla quale il presidente del Consiglio provinciale Provincia non è mai voluto scendere nei dettagli tra mezze smentite e un licenziamento poi nei fatti avvenuto e procedure che non sono sembrate chiare, come la partecipazione al voto per scegliere un avvocato su una decisione che riguardava lo stesso Kaswalder. Pruner aveva partecipato a un congresso del Patt da osservatore e da lì i rapporti si erano incrinati

Pubblicato il - 03 giugno 2020 - 21:28

TRENTO. Il tribunale del lavoro di Trento ha cancellato il licenziamento di Walter Pruner. Una sentenza pesantissima firmata dal giudice Giorgio Flaim che dichiara nullo "per motivo illecito determinante ed esclusivo" il procedimento di Walter Kaswalder, presidente del Consiglio della Provincia, ai danni del segretario particolare. 

 

Una vicenda sulla quale il presidente del Consiglio provinciale non è mai voluto scendere nei dettagli tra mezze smentite e un licenziamento poi nei fatti avvenuto (Qui articolo) e procedure che non sono sembrate chiare, come la partecipazione al voto per scegliere un avvocato su una decisione che riguardava lo stesso Kaswalder (Qui articolo).

 

I rapporti tra Kaswalder e Pruner si erano incrinati nel maggio scorso, dopo che quest'ultimo aveva partecipato da esterno, quale osservatore, al Congresso di Pergine del Patt. A quel punto il presidente del Consiglio aveva deciso di recedere dal contratto di lavoro quinquennale in corso, adducendo la lesione del rapporto fiduciario necessario per la sua prosecuzione.

 

Nella lettera di recesso si era parlato genericamente di dissensi in ordine alle modalità e ai tempi di gestione della segreteria, così come di mancate intese sull’organizzazione dell’attività. Il recesso è stato impugnato, sostenendo l’assoluta genericità e infondatezza dei rimproveri mossi, utilizzati quale pretesto per celare il vero motivo del licenziamento, confessato da subito a caldo agli organi di stampa, cioè il fatto che il segretario particolare avesse partecipato al congresso di un partito dal quale Kaswalder stesso era stato a suo tempo espulso.

 

Nella sentenza dell'1 giugno il giudice del lavoro ha accolto in toto la tesi di Pruner, ricordando, sulla base di consolidati principi espressi dalla Corte Costituzionale e dalla Corte di Cassazione, che è questione di civiltà giuridica dare la possibilità al lavoratore di conoscere in modo specifico i motivi del suo licenziamento; che, anche in presenza di un rapporto fiduciario, è consentito al giudice sindacare se la condotta del datore di lavoro violi o meno le regole che governano il rapporto, nonché le clausole generali di correttezza; e che la genericità e inconsistenza dei rimproveri mossi al dipendente permettevano di accertare che il recesso era stato dettato soltanto da un motivo illecito, la volontà ritorsiva del presidente del Consiglio – che dovrebbe disporre di poteri esclusivamente ai fini dell’esercizio di funzioni pubbliche – per aver il dipendente partecipato al congresso di un partito opposto al suo.

 

Da qui l’accertamento in sentenza della nullità del recesso e la condanna del Consiglio della Provincia di Trento a pagare al dipendente licenziato la retribuzione maturata dal maggio 2019 fino alla durata in carica del presidente Kaswalder, nei limiti della durata dell’attuale legislatura.

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